Alla fine l’eclisse del Sol levante
Il terremoto si è manifestato proprio quando il paese era ormai sul punto di lasciarsi alle spalle la contrazione del Pil accusata nel terzo trimestre del 2010, quando l’economia domestica aveva interrotto la sua ripresa a causa della caduta delle esportazioni e dei consumi, che hanno provocato una discesa del Pil dello 0,3%. Fino a quel momento, i principali problemi del paese erano rappresentati da un debito pubblico molto elevato e dalla persistente deflazione. Da ora in poi le cose cambieranno e la priorità sarà la ricostruzione di numerose aree costiere del paese.
Dal punto di vista borsistico, i gestori alla guida dei fondi azionari Giappone fanno notare che le azioni giapponesi, che già erano a sconto prima del disastro, adesso sono ancora più a buon mercato: attualmente sono scese del 75%, rispetto ai massimi del 1989. Detto ciò, secondo i money manager, esistono due elementi che provocano un’incertezza addizionale. Il riferimento va ai gravi e irrisolti problemi della centrale nucleare di Fukushima e allo stress del sistema di somministrazione di energia, che potrebbe continuare a creare intoppi alla produzione industriale e all’attività economica. La visione più diffusa è che entrambi i problemi possano essere in larga parte risolti. Pertanto, la maggior parte degli esperti delinea un’evoluzione basata su questa prospettiva e non su un ulteriore deterioramento del contesto.
Volendo abbracciare la prima ipotesi, un primo esercizio utile potrebbe essere l’analisi di quanto accaduto nel 1995. In quell’occasione si registrò una correzione del Nikkei superiore al 25% in circa sei mesi. Il recupero successivo superò il 35% e il tutto si sviluppò nell’ambito di un ciclo di borsa rialzista a livello globale, ma ribassista a livello domestico. L’ultima correzione è arrivata in un contesto caratterizzato da un rally dei listini internazionali e da una situazione non ben definita sul versante interno, con la borsa di Tokyo capace di recuperare nel 2009, perdere terreno nel 2010 e iniziare il 2011 in forte ascesa. Una modalità più chiara di analizzare l’ipotesi si basa sull’introduzione di valutazioni capaci di fornire una fotografia, seppure parziale, del contesto di riferimento.
Ratio e multipli degli utili ottimi
In tal senso, il ratio prezzo/valore contabile può costituire uno strumento interessante, perché sono state proprio le società con valori bassi su tale rapporto a comportarsi meglio nel post-Kobe, oltre ai titoli appartenenti a settori che tendono naturalmente a trarre beneficio da queste situazioni, come società di costruzioni e farmaceutiche. Il valore di questo ratio è attualmente di appena 1, la metà di allora. Anche i multipli degli utili e la salute dei bilanci aziendali mostrano una situazione molto più interessante rispetto a quei tempi. Il listino nipponico appariva già molto conveniente all’inizio del 2011, sostenuto anche dai crescenti flussi di investimento provenienti dagli investitori istituzionali. Pertanto, la correzione sperimentata da inizio anno, con la maggior parte dei fondi azionari Giappone che ha accumulato perdite medie vicine al 10%, potrebbe rappresentare un’opportunità di investimento.
Tuttavia, basta dare un’occhiata alle performance conseguite dai fondi appartenenti alla categoria negli ultimi tre e cinque anni, per capire che l’investitore dotato di una propensione al rischio non elevata farebbe meglio a restare lontano da questo mercato. All’interno di uno scenario di riferimento permeato da una preponderanza di performance negative su tutti periodi presi in considerazione, i fondi focalizzati sui titoli a bassa capitalizzazione sono quelli che hanno conseguito i risultati meno penalizzanti.
