Un mondo a disposizione
«Guerre e terremoti turbano i mercati azionari: come modificare le strategie di investimento». Su questo tema si sono confrontate il 12 aprile scorso a Milano quattro tra le più importanti case di gestione a livello mondiale, Barclays Capital, Credit Suisse, Raiffeisen Capital Management e Pictet Funds, intervenute al primo appuntamento del Roadshow-equity organizzato da FondiOnline. Seguendo uno schema già sperimentato, anche quest’anno FondiOnline ha organizzato tre eventi sul territorio e per ognuna delle tappe, Milano, Padova e Rimini, ha dato agli advisor l’opportunità di confrontarsi con i più importanti money manager.
Benché il seminario fosse incentrato sulle prospettive dell’equity, non potevano certo mancare i commenti alla recente decisione della Banca Centrale Europea che, alzando il tasso di riferimento del costo del denaro di 25 punti base, ha confermato quanto previsto da molti esperti. Il primo aumento dei tassi dal luglio di tre anni fa non sembra avere convinto, tuttavia, tutti i relatori.
«La strategia intrapresa dalla Bce appare quanto meno aggressiva», ha sottolineato Enrico Camerini, head of Italy di Credit Suisse Etf. «Oltre che con i mercati, da tempo bisogna fare i conti anche con le aspettative e in questo senso il primo allarme lanciato da Trichet su un possibile aumento dei tassi aveva già spinto i mercati a scontare un simile scenario».
Al di là della diatriba sulle scelte di Trichet, in linea generale Camerini prevede un alleggerimento del peso dell’equity all’interno dei portafogli e invita a guardare con attenzione un mercato spesso sottovalutato, ovvero il Giappone. «Il paese del Sol levante», spiega Camerini, «nasconde nel sottosuolo una vera e propria miniera d’oro. Il Giappone può infatti fare affidamento sul geotermico, una ricchezza nascosta che potrebbe rendere il paese leader mondiale nello sfruttamento dell’energia della terra». Ma non solo. «Non bisogna dimenticare che il Giappone è leader incontrastato in molti settori, dove spesso è l’unico produttore mondiale, o quasi, di sofisticati componenti per i pc e per le automobili più moderne».
Donato Giannico, country head di Raiffeisen Capital Management, punta invece sull’Europa. Con un importante distinguo. «I mercati europei sono caratterizzati da un livello di sviluppo molto diverso, che si evidenzia sia nella struttura dei singoli paesi sia nelle caratteristiche della domanda. E in tal senso molte aziende dell’Europa continentale dimostrano di sapere intercettare gran parte della domanda di beni e servizi che giunge dai paesi emergenti». Sulle possibili ripercussioni che la crisi nordafricana potrà avere sui mercati azionari europei Giannico sottolinea che tali eventi possono certo condizionare le borse, ma non sono in grado di minare le fondamenta di un’economia solida come quella europea.
Guido Corsetti, responsabile di Barclays Capital Fund Solution per l’Italia, allarga invece il focus dell’analisi ai paesi d’oltre oceano. «Il mercato americano presenta attualmente valutazioni molto interessanti, specie se raffrontato a quello europeo». Secondo l’esperto, saranno in particolare i settori ciclici e gli industriali a guidare la ripresa del mercato a stelle e strisce. Su uno scenario improntato alla crescita incombe, tuttavia, una variabile importante, ovvero il petrolio. «Le crisi che stanno dilagando nell’Africa del Nord e la guerra in Libia avranno ovviamente ripercussioni sul prezzo del petrolio, che ha raggiunto nell’ultimo anno livelli record e rischia di ostacolare realmente la crescita», avvisa il manager. Corsetti ricorda, tuttavia, che un aumento del 10% del prezzo del petrolio peserebbe sul Pil degli Usa per una percentuale pari allo 0,002%, mentre in Europa la flessione sarebbe dello 0,001%.
Dopo avere sottolineato che attualmente il mercato Usa evidenzia prezzi fair, specie nei settori dell’energia e dell’healthcare, Giannico chiarisce tuttavia che saranno ancora una volta i paesi emergenti a trainare l’economia mondiale. «Benché sia difficile attendersi, come negli scorsi anni, tassi di crescita che sfiorano o superano le due cifre, le previsioni per le aree emergenti per il 2011 parlano ancora una volta di ottime performance, specie se confrontate con i tassi di crescita dell’Europa». All’interno dell’universo emergente Giannico guarda con interesse ad alcuni paesi finora poco conosciuti: Thailandia, Filippine e Singapore. «Tutti paesi produttori di soft commodity», sottolinea Giannico, «che mostrano trend demografici favorevoli e denotano una condizione finanziaria ormai matura e solida. Tanto da non essere penalizzati dalle turbolenze politiche, a volte sfociate in vere e proprie guerre civili, che periodicamente li interessano».
Non solo Asia, tuttavia. Giannico è ottimista anche sulle prospettive dell’economia russa. «In questo caso giochiamo un po’ in casa, visto che Raiffeisen è stata tra le prime società a intuire il potenziale del mercato russo, e chi a suo tempo ha seguito le nostre indicazioni ha realizzato performance dell’ordine del 30%». L’economia di questo paese, secondo l’esperto, dimostra infatti di essere entrata compiutamente in una fase di stabilità macroeconomica, segnata da una sensibile crescita dei principali indici economici, spinti sia dall’esportazione delle materie prime sia dalla presenza di una forte domanda interna.
È d’accordo con quest’impostazione anche Marco Piersimoni, investment advisory di Pictet Funds. «Se mi domandate in quale mercato dovrebbero investire i miei nipoti, la risposta sarebbe una: gli emergenti. Se invece accorciamo l’orizzonte temporale dell’investimento, probabilmente gli emerging non sembrano rappresentare il migliore dei mondi possibili». Il manager sottolinea infatti che attualmente alcuni dei paesi emergenti sembrano evidenziare valutazioni eccessive e un rapporto prezzo/patrimonio netto a volte esagerato. «Un fenomeno che, associato alle strategie messe in atto da alcuni stati, pronti a governare la crescita attraverso politiche fortemente restrittive, rischia di rallentare il trend rialzista in atto da tempo».
Quindi emergenti sì, ma senza esagerare. «Malgrado qualcuno preveda addirittura una frenata, gli emergenti rappresentano, in ogni caso la nuova frontiera», conferma Piersimoni. «Fatto salvo il principio secondo il quale è essenziale operare un’accurata selezione dei paesi da inserire in portafoglio». A tal proposito l’esperto segnala che il mercato indiano, capace negli scorsi anni di attrarre numerosi capitali dall’estero e di viaggiare a doppia cifra, sembra al momento sopravvalutato.
Conferma questa ipotesi anche Camerini. «L’India in passato è stata spesso sottovalutata. Oggi rischia, al contrario, di essere sopravvalutata». Un fenomeno, invece, che non sembra interessare la Cina. «Investimenti continui, la formazione di un ceto medio, crescita dei consumi, il boom demografico e il ruolo e il peso dei giovani sono solo alcuni fattori strutturali che possono contribuire a spiegare il continuo trend di crescita che interessa la Cina», aggiunge Camerini. Un paese che, ben più dell’India, sembra possedere le caratteristiche strutturali per crescere in maniera costante. «In tal senso occorre sottolineare che se le autorità cinesi investono parecchie risorse (circa il 47% del Pil) per ribaltare la situazione di evidente arretratezza, l’India con il suo 20% appare certamente meno virtuosa». In ogni caso a chi paventa una bolla immobiliare cinese, Camerini risponde «che la Banca centrale cinese appare ben disposta ad accettare un’inflazione del 5%, se poi la crescita del Pil si attesta costantemente intorno al 9%».
Se India e Cina rappresentano ormai mercati conosciuti, e per qualcuno dei relatori addirittura scontati, nel corso del roadshow sono emersi alcuni temi d’investimento nuovi. Tra i mercati inesplorati dove si può ancora scovare buone performance, si segnala l’Africa.
Con una Cina ormai emersa e un’India in fase di stabilizzazione, il continente africano risulta ancora poco penetrato e si propone come una regione dalle enormi potenzialità . «Il mercato», spiega Corsetti, «è fiorente di materie prime, come minerali, rame e risorse energetiche che sono richieste in tutto il mondo. Inoltre la popolazione, così come il Pil, appare in costante crescita. In definitiva sembrano esserci tutti i presupposti perché l’Africa possa seguire le orme della Cina». Come sappiamo, tuttavia, non esistono rose senza spine. «L’unico problema di queste economie», precisa Corsetti, «è rappresentato da una regolamentazione carente che non sembra tutelare adeguatamente gli investitori, specie sulle questioni di governance. È presente, ovviamente, anche un rischio paese, ma, a parte il caso limite Zimbabwe, dove è in atto una guerra civile, la regione appare tranquilla».
Anche Camerini e Piersimoni guardano con interesse al continente africano. Se il primo, tuttavia, invita gli investitori a fare attenzione al rischio volatilità , Piersimoni sottolinea che il continente africano ha tutte le carte in regola per dare vita a una grande crescita. «Così come la caduta del muro di Berlino ha aperto nuovi scenari politici ed economici, la soluzione alle varie crisi politiche che attualmente interessano alcuni governi africani potrebbe finalmente dare il la a una crescita impetuosa all’economia di tutta la zona».
