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2019: guerra commerciale, maggior rischio per i mercati

2019: guerra commerciale, maggior rischio per i mercati

A cura di Chris Probyn, Ph.D., chief economist e Simona Mocuta, senior economist di State Street Global Advisors

Chris Probyn, chief economist di State Street Global Advisors

Chris Probyn, chief economist di State Street Global Advisors

Negli ultimi anni abbiamo assistito a “mini-cicli” di espansione economica: la crescita è rallentata nel 2016 per accelerare dei due anni successivi, sia per il rimbalzo dei prezzi del petrolio sull’attività economica USA sia per gli stimoli indotti dalle misure fiscali, che tuttavia sono destinati a finire. Nel 2019, la crescita mondiale dovrebbe diminuire dal 3,8% del 2018 al 3,5%, con maggiori rischi di downside che riflettono le incertezze provocate dalle guerre commerciali.

Nel 2018 abbiamo finalmente iniziato a intravedere alcuni segnali di inflazione dei salari, data la continua scarsità di manodopera nelle principali economie; ma si tratta di un processo che resta molto lento. Se è vero che, in seguito alla ripresa dei prezzi del petrolio, l’inflazione ha registrato una nuova accelerazione, tuttavia il prossimo anno dovrebbe nuovamente rallentare a causa di un movimento laterale dei prezzi del petrolio, mentre l’inflazione core non riuscirà ad aumentare in modo significativo.

Nel 2019 la Fed dovrebbe aumentare i tassi tre volte nel corso dell’anno, seguita da Bce, BoE, Bank of Canada e Reserve Bank of Australia e questo ridurrà la liquidità globale. L’inflazione è invece troppo lontana per consentire alla BoJ di adottare una politica restrittiva, in particolare in seguito all’impegno del governo giapponese ad aumentare l’IVA a ottobre.

Sebbene nel 2018 il resto del mondo abbia perso dinamismo, gli Stati Uniti hanno registrato un’accelerazione. Tuttavia la crescita dovrebbe rallentare al 2,6% nel 2019, dopo il 2,9% del 2018 (cfr. tabella per le stime sul PIL), anche se il Tax Cuts and Jobs Act( TCJA) dovrebbe favorirla. La combinazione tra tagli fiscali, rimborso della spesa per investimenti, rimpatrio obbligatorio degli utili generati all’estero e una vasta liberalizzazione dovrebbe incentivare gli investimenti in conto capitale.

Le politiche commerciali saranno la principale fonte di incertezza, ma l’apprezzamento del dollaro nei confronti del renmimbi ha finora attenuato l’impatto dei dazi, ulteriormente ammortizzato dalla condivisione dei dazi tra importatori, produttori e consumatori.

Nel Regno Unito la questione più seria resta la Brexit. La lentezza della crescita dei salari e delle valutazioni immobiliari ha ostacolato i consumi, anche se il tasso di disoccupazione resta intorno al minimo pluridecennale del 4%. Prevediamo un leggero miglioramento della crescita per il 2019 (1,4% dopo il 1,3% nel 2018) e ci aspettiamo il raggiungimento di un accordo per l’uscita dall’UE, poiché una mancata intesa porterebbe a una situazione di grave rischio. Per l’Eurozona ci aspettiamo un rallentamento della crescita all’1,6% nel 2019 (1,9% nel 2018), anche se l’UE continua a essere penalizzata da contraddizioni strutturali. Infine le elezioni del Parlamento europeo di maggio potrebbero portare a un aumento dell’euroscetticismo. La crescita rallenterà anche in Australia e Canada, mentre si manterrà all’1,2% in Giappone.

Sotto il peso delle tensioni commerciali, dell’apprezzamento del dollaro, dell’aumento dei costi di finanziamento, di politiche monetarie nazionali restrittive e del rischio di downside legato ai contrasti Usa-Cina, la crescita sui mercati emergenti sembra destinata a rallentare al 4,5% nel 2019. In Brasile la delusione per la mancanza di riforme ha portato al deprezzamento del real nel 2018 e pertanto da ora innanzi gli investitori presteranno molta attenzione ai segnali del nuovo governo. La ripresa della Russia dalla recessione del 2015-16 è superficiale e lenta e l’economia resta penalizzata dalla mancata diversificazione economica e da dati demografici bassi. Infine, nella seconda metà del 2018 la rupia indiana ha raggiunto i minimi storici nei confronti del biglietto verde spingendo la Reserve Bank of India ad attuare misure di politica monetaria.

Ma nel 2019 tutti gli occhi saranno puntati sulla Cina. Anche prima dell’escalation della guerra commerciale prevedevamo una crescita moderata (6% nel 2019), acuita dalle tensioni commerciali, nonostante gli sforzi di riduzione dell’indebitamento. A causa dell’elevato rapporto debito/Pil, il paese farà meno ricorso a forti misure di stimolo. La prosecuzione delle guerre commerciali indurrà il governo cinese a diversificare i canali di risposta, facendo ricorso alla progressiva riduzione dei tassi di cambio e alla correzione della politica delle riserve valutarie. Se nel 2018 abbiamo visto deflussi dai mercati azionari e obbligazionari emergenti, nel 2019 il veloce rallentamento in Cina o altri rischi in paesi emergenti più piccoli potrebbero portare a un contagio dei mercati in generale.

Previsioni su PIL e inflazione per il 2018 e 2019

(Variazione percentuale annua delle previsioni)

2018 2019
Crescita mondiale 3,8 3,5
Economie avanzate (PIL reale) 2,3 2,0
USA 2,9 2,6
Eurozona 1,9 1,6
Germania 1,8 1,6
Francia 1,6 1,7
Italia 1,1 1,0
Giappone 1,1 1,2
Regno Unito 1,3 1,4
Canada 2,1 1,9
Australia 3,0 2,5
Economie in via di sviluppo (PIL reale) 4,7 4,5
Inflazione nelle economie avanzate (IPC) 2,0 1,9
USA 2,5 2,1
Eurozona 1,7 1,7
Germania 1,9 1,7
Francia 1,9 1,6
Italia 1,3 1,6
Giappone 1,0 1,2
Regno Unito 2,4 2,1
Canada 2,2 2,0
Australia 2,1 2,2
Economie in via di sviluppo (ICP) 4,6 4,5

 

Fonte: State Street Global Advisors dati al 21 settembre 2018.

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