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Cambiare marcia in un mercato volatile

Cambiare marcia in un mercato volatile

Cambiare marcia in un mercato volatile. I mercati azionari hanno le carte in regola per registrare un ulteriore consolidamento. Johanna Kyrklund, global head of multi-asset investments, Schroders

Se l’economia degli Stati Uniti dovesse continuare a crescere nel secondo trimestre dell’anno, l’attuale fase di espansione pareggerebbe e supererebbe la seconda striscia storica più lunga (106 mesi tra il 1961 e il 1969). Queste cifre sollevano ovviamente domande sulla durata del ciclo; pertanto, stiamo monitorando attentamente le “statistiche vitali” della crescita economica statunitense e siamo in allerta per captare qualsiasi segnale di rallentamento. Questo è importante per gli investitori, perché i listini azionari americani hanno trainato il mercato rialzista a partire dal 2009. All’inizio dell’anno abbiamo stilato una lista di indicatori da tenere sotto osservazione, di cui forniamo un aggiornamento qui di seguito:
I nostri modelli ciclici continuano a indicare una fase di “espansione” del ciclo ancora positiva per i mercati.
Sebbene la Federal Reserve (Fed) continui a rialzare i tassi d’interesse, questo non ha sorpreso gli investitori.
La forma della curva dei rendimenti dei Treasury è rimasta stabile lungo tutto il trimestre e per il momento non lascia intravedere alcun rischio di recessione.
Il dollaro è rimasto debole e ciò ha supportato la liquidità a livello globale e le nostre posizioni sui Mercati Emergenti.

Guerre commerciali o strategie astute

I discorsi riguardanti le “guerre commerciali” sono stati la principale sorpresa di inizio 2018. L’argomento ha recentemente guadagnato il centro del palco con l’annuncio da parte degli Stati Uniti di un piano per l’introduzione di tariffe fino al 25% su 60 miliardi di dollari di prodotti di esportazione cinese. Riteniamo che questo sia parte di una strategia di negoziazione da parte dell’amministrazione statunitense, che si è mostrata molto rapida nel concedere esenzioni sui precedenti dazi sull’acciaio e si è guardata bene dall’imporre tariffe sulle merci che i consumatori americani avrebbero facilmente notato, come ad esempio gli iPhone. Queste mosse suggeriscono che le guerre commerciali non sono il punto di approdo della vicenda. Piuttosto, è probabile che si stia cercando un accordo con la Cina che possa essere presentato come una vittoria in vista delle elezioni di metà mandato in programma a novembre.

Ovviamente potremmo anche sbagliarci e i recenti cambiamenti nel personale della Casa Bianca sono fonte di preoccupazione. Se dovessimo registrare uno spostamento più evidente verso il protezionismo, lo considereremo come una sfida per le aspettative di crescita, dal momento che il commercio globale è stato il fattore principale che ha trainato l’espansione economica nel corso dell’ultimo anno. Siamo invece meno preoccupati per quanto concerne le conseguenze del protezionismo sul fronte dell’inflazione, che riteniamo sarebbero comunque ritardate e complesse. Più in generale, continuano a preoccuparci maggiormente eventuali sorprese al ribasso dalla crescita che sorprese al rialzo dall’indice dei prezzi al consumo.

Di recente, anche il comparto tecnologico è finito sotto la lente d’ingrandimento politica, con Facebook nell’occhio del ciclone. Non si tratta tuttavia di un settore che abbiamo enfatizzato, a causa dei timori dovuti ad alte valutazioni soggette a un passo indietro sulla scia dell’aumento del costo del denaro. Le recenti paure dovute a una maggior regolamentazione non fanno che sostenere le nostre impressioni negative sulle valutazioni attuali.
In definitiva, siamo ben consapevoli che ci troviamo nelle fasi conclusive del ciclo e i prezzi sul mercato sono giunti a riflettere molte delle nostre idee: i listini azionari degli Stati Uniti e dei Mercati Emergenti hanno sovraperformato, il dollaro si è indebolito e lo yen giapponese si è rafforzato, al pari delle valute dei Paesi Emergenti.

Non possiamo però permetterci di compiacerci e abbiamo perciò aumentato la diversificazione all’interno dei nostri portafogli tra le varie asset class. Sulla base dei nostri indicatori il semaforo è ancora verde, ma le alte valutazioni pongono un limite di velocità ai ritorni e ci hanno indotto a scalare una marcia nelle nostre strategie.

In termini di asset allocation, manteniamo una view positiva sul mercato azionario, ritenendo che il sostegno derivante dalla crescita degli utili sarà abbastanza forte da più che compensare i rischi di de-rating tipici delle fasi conclusive di un ciclo economico. Sul mercato obbligazionario, c’è il potenziale per un rally di consolidamento nel breve periodo, ma il quadro di medio termine rimane negativo a causa delle pressioni sul fronte della crescita e dell’inflazione. Per quanto riguarda le commodity, restiamo positivi grazie al sostegno dei fattori ciclici e dell’attuale disciplina dal lato dell’offerta. Continua a crescere lo slancio di breve periodo, mentre il carry è migliorato. Infine, sul fronte del credito, nonostante il lieve miglioramento delle valutazioni, un momentum degli investimenti e fondamentali economici più deboli offrono un minor supporto.

Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

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