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Midterm, arriva lo stallo per gli equilibri politici Usa

Midterm, arriva lo stallo per gli equilibri politici Usa

Dalle mid term arriva lo stallo per gli equilibri politici Usa. I commenti a cura di Schroders, Janus Henderson, Goldman Sachs, Lombard Odier, T. Rowe Price, Gam, Merian Gi ai risultati delle elezioni Usa di mid term

Keith Wade, chief economist & strategist, Schroders

Le elezioni midterm hanno parzialmente ripristinato la fiducia nell’efficacia dei sondaggi: i Democratici hanno conquistato la Camera dei rappresentanti, mentre i Repubblicani hanno mantenuto il controllo del Senato. Secondo l’opinione diffusa un Congresso in condizioni di stallo è positivo per i mercati, poiché impedisce ai politici di interferire con l’economia. Tuttavia, il mercato USA ha ricevuto una spinta notevole dai tagli fiscali e dalle misure di deregolamentazione del Presidente Trump.
Guardando al futuro, lo stallo significherà meno incentivi fiscali all’economia, essendo improbabile che i Democratici diano il proprio sostegno a ulteriori tagli alla tassazione. Ciò potrebbe rappresentare un problema per la crescita degli Stati Uniti nel 2020, quando le misure in atto verranno meno e non saranno rimpiazzate da provvedimenti ulteriori. È possibile che i Democratici trovino un accordo sugli investimenti infrastrutturali con il Presidente Trump, tuttavia potrebbero essere riluttanti ad appoggiare misure che ne favoriscano la rielezione.
Dovendo fare i conti con un potenziale blocco delle politiche fiscali, il Presidente potrebbe riconsiderare le politiche commerciali e tentare di chiudere un accordo con la Cina, evitando gli effetti negativi di un’ulteriore intensificazione della trade war. Da un punto di vista economico, questa sarebbe la strategia più ragionevole. Tuttavia, Trump dovrà valutare se i costi economici saranno o meno superiori ai benefici politici di accontentare il proprio elettorato: molti dei sostenitori del Presidente, infatti, considerano i dazi come un aspetto essenziale dell’approccio ‘America first’.

Nick Watson, Janus Henderson multi-asset team, commenta le elezioni di mid term USA e evidenzia le principali implicazioni legate all’esito elettorale.
Con il controllo del Senato, eventuali incarichi esecutivi o giudiziari saranno confermati.
Tuttavia la realizzazione di qualsiasi punto in agenda diventerà impegnativa, ad esempio la costruzione del muro sul confine con il Messico. Inoltre difficilmente verranno messi in campo ulteriori incentivi e tagli fiscali.
L’esito delle elezioni dà anche spazio ai democratici nel tener sotto controllo la condotta dell’amministrazione Trump. L’impeachment, per il momento, è da escludersi.
Dal punto di vista dei mercati, la capacità di Trump di fornire all’economia e ai mercati statunitensi ulteriori stimoli sarà probabilmente limitata nei prossimi due anni. Le sue scelte in politica economica, che oltre a una riduzione delle imposte hanno previsto un’espansione fiscale pro-ciclica, hanno sicuramente stimolato la crescita spingendo al rialzo anche i mercati.
Tuttavia, la spaccatura tra il Senato e la Camera e la contrapposizione tra l’agenda dei repubblicani e quella dei democratici rendono altamente improbabile qualsiasi accordo su ulteriori politiche espansive.
Il passaggio dai picchi raggiunti dal presidente Trump (tra cui predominano l’ottima performance registrata dall’indice S&P 500 e il miglioramento dei dati economici) a uno scenario più convenzionale, probabilmente, sarà ulteriormente enfatizzato dal ritmo di rialzi della FED; un inasprimento della politica monetaria non è irragionevole con l’inflazione vicina al target prestabilito e la disoccupazione al 3,7%. Sospetto che Trump muoverà nuove critiche nei confronti dell’Istituto centrale da qui in avanti, soprattutto perché (attualmente) non può interferire con la politica monetaria!
Guardando alle elezioni presidenziali nel 2020, a nostro avviso, Trump non sarà in grado di favorire un’accelerazione dell’attività economica, oltre che una rinnovata spinta al rialzo della fiducia delle imprese o dei mercati, al fine di aumentare il sostegno per la sua campagna di ri-elezione. Pertanto, potrebbe invece puntare sull’espansione delle aree che può controllare senza il contributo del Senato e del Congresso – tra cui ad esempio la politica estera, il commercio e il livello di antagonismo dall’account Twitter.

In sostanza, i risultati elettorali delle elezioni di mid term sembrano essersi rivelate un “non-evento”. Ieri l’indice S&P ha chiuso lievemente al rialzo, mentre il rendimento dei Treasury decennali USA è sceso leggermente al di sotto del livello del 3,2%. I mercati torneranno presto a focalizzare la loro attenzione sulla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, in vista dell’incontro tra Xi Jinping e Trump che si terrà verso la fine di questo mese al G20, in Argentina.
La perdita dei Repubblicani alla Camera non implica un rallentamento economico o una correzione del mercato. Sfortunatamente, è più che altro probabile che andremo incontro a una maggiore volatilità, ma, allo stesso tempo, a una maggiore attenzione alla valutazione, ai fondamentali e alla diversificazione; uno scenario che dovrebbe presuporre un contesto migliore per i selezionatori di titoli e gli asset allocator.

Il commento del team di Goldman Sachs

Le elezioni statunitensi di metà mandato del 6 novembre hanno portato a una spaccatura del governo – un risultato largamente atteso – con il Partito Democratico che ha conquistato il controllo della Camera dei Rappresentanti, mentre il Partito Repubblicano ha mantenuto la maggioranza in Senato. Riteniamo che i mercati fossero ampiamente preparati a questo risultato e, di conseguenza, ci aspettiamo un impatto limitato sulla volatilità di mercato.

Fondamentali e politica economica sono più importanti della politica

I mercati finanziari sono più interessati ai fondamentali e alla politica economica piuttosto che alla politica, mostrando una maggiore resilienza a eventi politici o retorica che producono movimenti poco significativi. Riteniamo che il risultato delle elezioni di metà mandato non rappresenti un’eccezione, visto che un governo non coeso potrebbe avere un impatto maggiore sul sentiment politico rispetto alla performance di mercato.

Da un punto di vista dei fondamentali, la crescita degli Stati Uniti resta su solide basi e, finora, gli ultimi risultati trimestrali presentati dalle aziende del paese sono stati solidi, caratterizzati da una forte crescita degli utili e dal fatto che questi abbiano battuto le aspettative degli analisti, già al di sopra della media storica. Tuttavia, il mercato ha penalizzato in maniera aggressiva quelle aziende che non sono riuscite ad ottenere i risultati sperati e non è riuscito a premiare adeguatamente quelle che invece hanno battuto le attese – anche prima del risultato delle elezioni di metà mandato – in quanto gli investitori hanno già spostato la loro attenzione verso il 2019, in cui è prevista una riduzione dell’ondata positiva della politica fiscale e un incremento della pressione sui margini di profitto delle imprese legata alle tariffe all’importazione.

Riteniamo che probabilmente il risultato del voto porterà pochi cambiamenti all’interno della politica economica statunitense rispetto a quanto già incorporato nei prezzi di mercato.

Politica fiscale: Adesso che i Democratici hanno ottenuto il controllo della Camera dei Rappresentanti, riteniamo che il potenziale per cambiamenti significativi in ambito di politica fiscale sia limitato. Un governo non coeso potrebbe portare a uno stallo politico, riducendo la probabilità di ulteriori stimoli fiscali negli Stati Uniti – come ad esempio un taglio alle imposte per la classe media – e facendo sì che sia difficile per i Democratici cambiare la politica attuale. Riteniamo che, senza ulteriori stimoli fiscali, i mercati potrebbero rimanere concentrati sul potenziale di rallentamento dell’economia statunitense nel 2019. A nostro avviso, i mercati hanno già ampiamente incorporato questo eventuale scenario creando un potenziale di crescita per gli asset di rischio qualora i prossimi dati economici restino forti.
Politica commerciale: probabilmente l’attenzione dell’amministrazione Trump sarà concentrata sulla campagna elettorale per le prossime elezioni del 2020. Il commercio è un settore in cui il presidente Trump può continuare a perseguire il proprio programma attraverso il potere esecutivo. Tuttavia, con poche probabilità che vengano implementati ulteriori stimoli fiscali, l’amministrazione potrebbe cercare di allentare le tensioni commerciali per sostenere la crescita economica.

Cosa stiamo monitorando
Da un punto di vista politico, riteniamo che due eventi imminenti potrebbero fornire indicazioni sui potenziali cambiamenti politici futuri. In primo luogo, il G20 di novembre potrebbe fare maggiore chiarezza sull’approccio post-elettorale alla politica commerciale del governo Trump. In secondo luogo, il tetto del debito statunitense potrebbe diventare un problema a partire dal marzo 2019, data in cui la legislazione precedente ha fissato la scadenza dello stesso. Storicamente, una spaccatura interna al governo ha sempre accresciuto il rischio di blocco delle attività amministrative, con il 2011 e il 2013 come esempi recenti.

Salman Ahmed, PhD, chief investment strategist; Charles St-Arnaud, senior investment strategist
E’ stato confermato dai principali notiziari americani che i Democratici assumeranno il controllo della Camera dei Rappresentanti, mentre i Repubblicani manterranno il controllo del Senato, un risultato in linea con le aspettative.

Implicazioni per il mercato.

Finora la reazione del mercato è stata moderata. Come previsto, il dollaro si è deprezzato, poiché è chiaro che nei prossimi due anni il Congresso potrebbe trovarsi in una grave situazione di stallo. Notiamo un certo ribasso dei tassi statunitensi, in quanto la probabilità di ulteriori stimoli tende allo zero, con una curva sempre più piatta. Per quanto riguarda le azioni, possiamo notare effetti specifici in vari settori(come la sanità), ma nel complesso l’impatto sarà probabilmente modesto, insieme a importanti fattori in gioco e un risultato ampiamente consensuale.

Dobbiamo tornare al 1986 per trovare uno scenario politico simile negli Stati Uniti: Presidente repubblicano, Senato repubblicano e Camera democratica. Tuttavia, i risultati finora ottenuti suggeriscono che il sostegno al partito repubblicano potrebbe essere stato più forte di quanto inizialmente previsto dai sondaggisti.

Esaminando più a fondo i risultati, sembra molto probabile che si assisterà ad un’ulteriore polarizzazione nella politica statunitense. Il divario geografico resta: mentre i repubblicani consolidano il loro sostegno nelle aree rurali, i democratici mantengono il sostegno nelle città e ottengono consensi nelle periferie e nelle aree in rapida crescita. Ancor più importante, molti degli incumbent moderati più vicini al centro, sono stati sostituiti da candidati più radicali.

Questo probabilmente porterà a ulteriori divisioni e scontri in seno al Congresso, rendendo più difficile il raggiungimento di compromessi. Ciò potrebbe portare a uno stallo politico, e ad una crescente minaccia del blocco dell’attività governativa durante il prossimo dibattito sul bilancio.

Con i democratici che assumono il controllo di alcune delle principali commissioni parlamentari potremmo assistere ad attacchi più diretti verso il Presidente Trump. Tuttavia, nonostante il crescente clamore, riteniamo che il rischio di impeachment sia pressoché nullo, in quanto richiederebbe il sostegno di due terzi del Senato. Nonostante ciò, grazie ai consensi guadagnati dai repubblicani al Senato, la riconferma delle nomine presidenziali sarà più semplice.

La nuova composizione del Congresso influisce relativamente sulla geopolitica e sulle tensioni commerciali con la Cina, dato che sia i Repubblicani che i Democratici sono stati critici nei confronti della Cina. Questo probabilmente rimarrà un problema dell’esecutivo, anche se potremmo assistere a dei ritardi riguardo al NAFTA 2.0. Nel frattempo, gli ulteriori tagli fiscali introdotti dal Presidente Trump nelle ultime settimane sembrano fuori dubbio (se tralasciamo i tentativi di cambiare alcuni parametri).

Circa la spesa per le infrastrutture, potrebbe emergere un potenziale terreno comune. I democratici hanno tradizionalmente sostenuto questi sforzi. Tuttavia, è difficile immaginare che i Democratici sosterranno Trump alle prossime elezioni presidenziali, soprattutto a seguito dello scontro avvenuto durante le nomine per la Corte Suprema. Nel complesso, riteniamo improbabile un miglioramento delle condizioni tali da permettere il raggiungimento di compromessi.

Il commento del team di T. Rowe Price
Nel contesto politico e di mercato volatile che ha caratterizzato l’attesa per le lezioni di midterm del Congresso statunitense, molti investitori si sono chiesti se il risultato avrebbe influenzato l’economia e i mercati finanziari. Ora che i Democratici hanno riguadagnato la maggioranza alla Camera dei rappresentanti per la prima volta dal voto di midterm del 2010 e i Repubblicani hanno mantenuto il controllo del Senato, la risposta al quesito è diventata più chiara?
T. Rowe Price mette in guarda dal prendere decisioni di investimento sulla base di risultati elettorali, e si focalizza piuttosto sugli aspetti più fondamentali che generalmente determinano le performance del mercato. Inoltre, T. Rowe Price non si aspetta che l’esito elettorale abbia un impatto significativo sui mercati statunitensi o sull’economia.
I trend in termini di crescita globale, tassi di interesse, inflazione, utili societari e prezzi del petrolio – sommati al crescente protezionismo e alle tensioni geopolitiche – sono tra gli sviluppi che probabilmente avranno un peso maggiore rispetto ai recenti cambiamenti nel Congresso. Non a caso, i mercati quest’anno sono stati guidati da questi fattori più che da ogni aspettativa di natura politica.
“Potrebbe essere allettante per gli investitori cercare di legare i risultati elettorali a degli outcome di mercato, ma non esiste una relazione consistente tra il partito in carica e il successo di lungo termine degli investimenti”, osserva Eric Veiel, Co-Head Global Equities, T. Rowe Price.
David Giroux, Head of Investment Strategy, T. Rowe Price, aggiunge che le elezioni di midterm 2018 “probabilmente non diventeranno un evento market-mover. Probabilmente permarrà uno stallo fino al 2020, quindi non mi aspetto che venga approvata alcuna legislazione di peso nei prossimi due anni. Gli investitori dovrebbero prestare maggiore attenzione a ciò che i tassi di interesse implicano per le valutazioni azionari, l’inflazione e i margini di profitto societari”, prosegue l’esperto, precisando che “Inoltre quest’anno abbiamo avuto una crescita molto solida, quindi la portata del rallentamento dell’economia è una tra le considerazioni principali. Tra l’altro, il 2018 è stato un anno positivo per la crescita degli utili, che probabilmente saliranno di circa il 20%. Nel 2019, gli aumenti degli utili saranno a cifra singola. L’altro fattore importante su cui focalizzarsi è la guerra commerciale con la Cina e le implicazioni più generali che essa comporta per gli Stati Uniti e per l’economia globale

Larry Hatheway, capo economista di Gam Investments
Anche se i risultati non sono ancora completi, le elezioni di midterm Usa hanno generalmente rispettato le attese, con una maggioranza democratica alla Camera dei Rappresentanti e dei passi avanti tra i governatori e i Repubblicani indirizzati verso un aumento della maggioranza al Senato.

La principale conseguenza del voto sarà probabilmente uno stallo a livello legislativo. Questo non vuol dire una totale assenza di cooperazione. Il Congresso e il Presidente dovranno comunque approvare una serie di leggi relative al bilancio (appropriation bills) e l’innalzamento del periodo del tetto del debito. È prematuro dire se queste aree saranno fonti di rischio per il mercato (si pensi agli ultimi due anni della prima amministrazione Obama), ma un’analisi pragmatica delle conseguenze politiche sembrerebbe suggerire che non sarà una fonte di preoccupazione nell’immediato.

Questa situazione di stallo sarà probabilmente un ostacolo a ulteriori passi avanti di natura legislativa in ambiti quali la riforma fiscale, l’immigrazione e le infrastrutture, oltre che per quanto riguarda la riforma normativa. Tuttavia, l’attuale contesto assicura anche che i tagli fiscali e la deregolamentazione messi in atto tramite ordine esecutivo lo scorso anno molto probabilmente verranno mantenuti.

Per gli investitori, una fase di stallo per il prossimo biennio può avere risvolti potenzialmente positivi, in quanto elimina una significativa dose di incertezza in termini di politiche legislative, fiscali e normative. La reazione iniziale del mercato – in generale un aumento dei prezzi azionari al di fuori degli Stati Uniti – conferma tale view.

Il risultato delle midterm non rappresenta un limite significativo alle capacità dell’amministrazione Trump di dispiegare la propria politica estera, compresa la disciplina in termini di politica commerciale. Di conseguenza gli investitori si concentreranno su come l’Amministrazione guarderà alle conseguenze politiche del risultato elettorale e dell’atteggiamento che adotteranno per quanto riguarda le politiche commerciali, soprattutto in materia di dazi. Allo stato attuale delle cose è prematuro trarre conclusioni nette. Nella misura in cui una possibile escalation delle tensioni commerciali continua ad essere uno dei principali timori per quanto riguarda la crescita globale e l’andamento dei mercati azionari al di fuori degli Stati Uniti, è probabile gli investitori rimangano cauti fino a quando non saranno imminenti ulteriori dettagli in termini di policy. In un contesto di questo tipo, il dialogo bilaterale in corso tra Cina e Stati Uniti rimarranno al centro dell’agenda.

Mohammed Kazmi, portfolio manager & macro strategist di Union Bancaire Privée (Ubp)

L’esito delle elezioni di midterm sembra ampiamente in linea con le aspettative di mercato, con i Democratici che prendono il controllo della Camera e i Repubblicani che invece mantengono quello del Senato. Questo risultato dovrebbe essere considerato un marginale positivo per i mercati di rischio nel breve periodo, dal momento che si è ridotta l‘incertezza, avendo appena superato senza sorprese un evento di grande rischio.

Ancor più importante, dovremmo osservare qualche riduzione della pressione sia sui tassi di sell off negli Usa sia sul rialzo del dollaro in quanto vengono meno le speranze di un ulteriore round di stimolo fiscale da parte dell’amministrazione Trump. Ciò potrebbe anche consentire al mercato azionario e del credito di stabilizzarsi dopo la debolezza di ottobre, soprattutto considerato il posizionamento più chiaro nel mercato. Guardando al futuro, le prospettive per i mercati di rischio sono ancora in qualche modo incerte, tuttavia, con il sentiment probabilmente spinto dagli sviluppi legati alla guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina, mentre si avvicina l’incontro tra Trump e Xi in occasione del G20.

Per quanto riguarda la Fed, ci aspettiamo che la dichiarazione di domani includa solo piccole modifiche in quella che non è una conferenza stampa. Con il mercato ben prezzato per un rialzo dei tassi a dicembre, riteniamo che il board rimarrà coerente con la sua comunicazione di rialzi graduali dei tassi di interesse. Nonostante la debolezza di ottobre del mercato azionario, l’irrigidimento delle condizioni finanziarie non è stato sufficientemente ampio da spingere avanti la Fed sul suo percorso di normalizzazione monetaria, soprattutto perché abbiamo già osservato una certa ripresa nei mercati di rischio, con le elezioni di midterm che sono passate senza incidenti. Pertanto, adesso l’attenzione è destinata a ritornare sui dati volti a determinare la politica della Fed, con le forti prospettive di crescita e con il rafforzamento del mercato del lavoro che sembrano ancora intatti per consentire la prosecuzione dei rialzi dei tassi nel 2019.

Ian Heslop, head of global equities e gestore del fondo Merian North American Equity, Merian Global Investors

Le ultime settimane e gli ultimi mesi sono stati frenetici per i commentatori della politica Usa e le elezioni di midterm hanno dominato in maniera virtuale tutta la retorica. Le esperienze degli ultimi anni (il referendum dell’UE, le elezioni Usa del 2016 e le elezioni britanniche del 2017) hanno reiterato la futilità di prevedere e di attribuire troppo peso alle previsioni di un qualsiasi risultato specifico. Anche l’elettorato sembra essere più consapevole della possibilità di assistere a sorprese elettorali.
Detto ciò, i risultati delle elezioni portano sempre con sé un significato per i mercati azionari. La vittoria del Partito Democratico (e il controllo della maggioranza) era largamente prevista e prezzata, e probabilmente sarà accolta dai mercati con un’alzata di spalle. È vero che i piani del Presidente Trump per un ulteriore taglio fiscale saranno probabilmente accantonati, ma una voce Democratica più importante a Capitol Hill aumenta la possibilità di giungere a uno stallo, risultato che spesso rappresenta un risultato positivo per i mercati azionari. La politica estera è notevolmente un’area in cui questo risultato non rappresenta un ostacolo per i poteri di Trump, che probabilmente continuerà a mostrare i muscoli in tale ambito.
Il dollaro è sceso questa mattina, mentre i futures sui mercati azionari sono in rialzo. I mercati asiatici hanno chiuso leggermente in negativo nel corso della notte.
All’avvicinarsi delle elezioni di midterm, i portafogli gestiti dal team azionario di Merian Global Investors sono rimasti ben protetti. La nostra posizione lunga sul momentum ha sofferto durante il sell-off di ottobre e di conseguenza abbiamo ridotto questa esposizione. Il contesto economico prevalente al momento è incerto, se da un lato gli utili e i dati headline sulla crescita del Pil sembrano relativamente rosei, dall’altro la politica della Fed sta cambiando e la liquidità è stata ridotta. Continuiamo a ritenere che una visione cauta in questo contesto sia del tutto ragionevole.

Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

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