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Consulenti, si avvicina la deadline per l’aggiornamento

Consulenti, si avvicina la deadline per l’aggiornamento

A metà febbraio sarà passato giusto un anno dall’entrata in vigore del nuovo regolamento intermediari (Delibera Consob 20307 del 15 febbraio 2018) che ha introdotto obblighi specifici sull’aggiornamento professionale dei consulenti finanziari, con indicazioni stringenti su tempi, frequenze, verifiche e sanzioni. Una piccola rivoluzione che ha suscitato qua e là qualche preoccupazione. Va da sé che ogni buon professionista, e ogni consulente finanziario in particolare, dovrebbe essere pienamente consapevole del dovere di essere ben preparato e aggiornato, a prescindere dagli obblighi normativi. Nello stesso tempo la nuova normativa ha introdotto delle indicazioni puntuali, che chiaramente vincolano tanto il consulente quanto le stesse società-reti, e sottraggono tempo e energie al mestiere. Ne abbiamo parlato con Alfonso Tacchini, responsabile dell’ufficio studi dell’Anasf, l’associazione di categoria dei consulenti finanziari. 

Dottor Tacchini, che cosa rischiano i consulenti a non completare l’aggiornamento?
Il consulente finanziario è tenuto all’obbligo di aggiornamento professionale sotto la responsabilità dell’intermediario preponente. È prevista la sospensione da uno a quattro mesi dall’Albo per il consulente finanziario che non rispetti tali obblighi.

Tali obblighi c’erano anche prima: qual è stata la novità più impattante sulla professione?
Il nuovo regolamento, entrato in vigore il 15 febbraio 2018, ha dettagliato gli obblighi: la quantità di ore di aula (almeno 30), il test di verifica e l’attestazione finale, per citarne alcuni.

resp. Ufficio studi - ANASF

Alfonso Tacchini, resp. Ufficio studi – ANASF

Come si articola?
Sulla base delle esigenze di sviluppo, ogni anno la società deve prevedere il percorso di aggiornamento, cosiddetto ricorrente, che prevede almeno 30 ore di aula (fisica o online). A questo si aggiunge la formazione ad hoc, connessa a cambiamenti normativi o organizzativi (ruoli del personale, modello del servizio, normativa di riferimento). Se distribuisce anche prodotti assicurativi, il consulente è iscritto al Rui, il Registro degli intermediari assicurativi, e quindi è tenuto a fare anche questo aggiornamento. Infine, anche se non previsto dal regolamento, va messa nel conto anche la formazione che le società predispongono di propria iniziativa in occasione del lancio di nuovo prodotti e servizi.

Tutte queste ore vanno sommate?
In un primo tempo c’è stata qualche incertezza al riguardo. L’interpretazione prevalente, ricavata dagli orientamenti Consob e Ivass, è che, se nel corso dell’anno si verificano una o più ipotesi – quali ad esempio l’entrata in vigore di una nuova direttiva europea, oppure cambiamenti nei modelli di servizio dell’intermediario di appartenenza o l’offerta di nuovi prodotti di investimento – la formazione ad hoc richiesta può essere svolta nell’ambito delle 30 ore annue previste in via generale, senza configurare un impegno formativo aggiuntivo. Sarà cioè sufficiente raggiungere nell’arco di dodici mesi il monte ore di almeno 30 ore. Le modalità di svolgimento della formazione sono varie: in aula o equivalente, quali videoconferenza, e-learning. Il test, invece, si svolge nelle stessa modalità in cui si svolto il corso di formazione: in aula se la formazione è avvenuta in aula, online se il corso è da remoto. 

Cosa succede se non si passa il test?
Il test deve verificare la conoscenza da parte del consulente: si passa se si risponde correttamente almeno al 60% dei quesiti. Se non viene superato, va ripetuto. Se non ci si mette in regola, possono scattare sanzioni e, in particolare, il consulente potrebbe essere costretto a non esercitare temporaneamente la professione. Nella pratica, una simile situazione richiede la necessaria flessibilità che si esercita in questi casi.

Ritiene che le società stiano accompagnando efficacemente questo processo?
L’obbligo è in capo al consulente, ma per consuetudine consolidata negli anni sono le stesse società a organizzare e erogare la formazione. Quando ciò non accade, tocca allo stesso consulente rivolgersi al mercato per ricevere la formazione e ottenere le attestazioni necessarie. In questo senso, Anasf, che da molti anni offre un articolato servizio di aggiornamento professionale ai suoi iscritti con seminari specifici sulla professione erogati in tutta Italia, potrebbe rappresentare per le società un valido interlocutore.

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