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Inchiesta

Aberdeen: “Outlook promettente in Kenya, Vietnam e Pakistan”

Aberdeen: “Outlook promettente in Kenya, Vietnam e Pakistan”

Continua l’inchiesta sui mercati di frontiera di Fondi&Sicav. Oggi è la volta di Gabriel Sacks, investment manager Emerging Markets Equities di Aberdeen AM

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Come si sono comportati i mercati di frontiera negli ultimi cinque anni? Qual è l’orizzonte temporale minimo che vi sentireste di consigliare a un investitore che voglia destinare una quota del proprio patrimonio a quest’asset class?

Le azioni dei mercati di frontiera, misurate dall’indice Msci Frontier Markets, sono salite dell’1,90% negli ultimi cinque anni al 30 giugno 2016, sovraperformando l’Indice Msci Emerging Markets, in calo del 3,46% nello stesso periodo. La performance è stata mista nei singoli paesi e in alcuni è stata positiva, come ad esempio in Kenya e Pakistan, generando rendimenti a doppia cifra in dollari.

Sebbene sia difficile specificare un arco temporale minimo, è molto importante adottare una visione di lungo termine quando si effettua un investimento in azioni di frontiera (idealmente più di cinque anni), a causa della volatilità intrinseca e della scarsa liquidità della classe di attivo. Si ritiene che le strutture politiche nei paesi di frontiera siano spesso più fragili rispetto a quelle delle controparti emergenti e che le loro economie siano più vulnerabili alle oscillazioni dei prezzi delle commodity e agli investimenti diretti esteri. Tuttavia, esse rappresentano alcune tra le nazioni a crescita più rapida a livello mondiale con un’interessante demografia, imprese private in salute e fondamentali in miglioramento. I loro mercati azionari sono anche sotto rappresentati nella maggior parte dei portafogli azionari. Tuttavia questo cambierà nel corso dei prossimi decenni dato che i mercati azionari si svilupperanno ulteriormente e la partecipazione aumenterà, sia da parte delle società sia da parte degli investitori. Per chi è disposto ad adottare una visione di lungo termine, la classe di attivo presenta una valida opportunità d’investimento e un buon strumento di diversificazione.

Quali sono e perché, a vostro giudizio, i frontier markets che potrebbero dare le migliori soddisfazioni?

Dato che siamo stockpicker bottom-up pensiamo che il miglior modo per investire nei mercati di frontiera sia la ricerca di aziende promettenti con modelli di impresa sostenibili che siano esposti alla crescita interna. Evidenziamo numerose opportunità nei mercati di Kenya, Vietnam e Pakistan. L’economia del Kenya sta beneficiando di una crescita robusta, supportata da prezzi più bassi dell’energia, da una maggiore spesa in infrastrutture e da un settore agricolo in salute. Anche il Vietnam ha goduto di una crescita discreta e potrebbe beneficiare dall’apertura del mercato americano e giapponese attraverso l’accordo Trans-Pacific. Il Pakistan invece è stato a lungo ignorato dagli investitori a causa dei problemi politici e di sicurezza ma la situazione sta migliorando grazie agli sforzi del governo nel contrastare la militanza, mentre l’outlook economico sta migliorando sulla scia della migliore competitività salariale e dell’abbassamento dei prezzi del petrolio.

In che modo le dinamiche dei mercati internazionali condizionano le performance dei mercati di frontiera? Quali sono i fattori che incidono di più sul comportamento di quest’asset class?

I mercati di frontiera sono un insieme eterogeneo di paesi con caratteristiche specifiche e vari livelli di apertura e questo significa che non sempre sono integrati nell’economia globale e che possono essere più sensibili ai fattori trainanti interni e alle riforme strutturali. Ciò contribuisce a spiegare la minore correlazione con i mercati azionari più consolidati. Tuttavia, alla luce della prevalente incertezza circa l’impatto sulle maggiori economie sviluppate a livello mondiale all’indomani della Brexit, gli investitori potrebbero rimanere sotto pressione. La volatilità che ne consegue metterà a dura prova i mercati di frontiera a causa del superiore status di rischio.
La prospettiva di un aumento dei tassi della Federal Reserve americana quest’anno non è stata ancora del tutto abbandonata, generando qualche sollievo per gli attivi rischiosi. La solida domanda di petrolio, congiuntamente alle interruzioni della fornitura, ha supportato i prezzi, rappresentando un’ottima premessa per molti paesi di frontiera che esportano materie prime.

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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

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