Acqua, la commodity del futuro

Acqua, la commodity del futuro. La scarsità e il fabbisogno di nuove infrastrutture rappresentano le variabili chiave per garantire la crescita del comparto

L’Onu stima che un terzo della popolazione mondiale viva senza usufruire di un’igiene di base e che 748 mln di persone non abbiano accesso all’acqua potabile. Il dato sull’inadeguatezza delle infrastrutture si commenta da solo ed è più che sufficiente a farsi un’idea sulle cause che provocano la morte di milioni di persone a causa di malattie legate alla scarsa igiene o alla mancanza di acqua potabile.

Le stime sui consumi di acqua dolce indicano che si triplicheranno entro il 2050 quelli di centri urbani e agricoltura e si raddoppieranno quelli assorbiti dall’industria. Il continuo incremento della popolazione (attualmente a .7.2 mld che dovrebbero diventare 8.1 nel 2025 e 9.6 nel 2050) e i cambiamenti climatici che determinano meno piogge ma più intense e peggio distribuite, sono altri due fattori che fanno lievitare il problema della scarsità d’acqua.

Contrariamente a quanto accade nel mercato del petrolio, la scarsità e l’aumento della domanda di acqua vanno a braccetto e trasformano l’acqua in uno degli elementi chiave per definire il futuro dell’umanità. Se partiamo dal presupposto che l’offerta è limitata e la domanda non può fare altro che crescere, l’investimento in acqua sembra essere predestinato a offrire ottime performance nel lungo termine.

Una delle ragioni che potrebbe spingere al rialzo le quotazioni delle società focalizzate nel business dell’acqua è il rifacimento delle infrastrutture in molte grandi metropoli dotate di acquedotti ormai vetusti (si pensi a Londra o Berlino). Si tratta di investimenti che dovranno necessariamente essere realizzati se si vorrà continuare a offrire alle popolazioni locali la stessa qualità dell’acqua di cui beneficiano in questo momento.

Attualmente esistono due indici azionari legati alla commodity. Il World Water, composto dalle venti società di maggiori dimensioni che realizzano i loro utili con lo sviluppo del business del trattamento e depurazione delle acque. Il secondo indice è lo S&P Global Water, che monitora 50 società appartenenti allo stesso ambito (inglobando anche titoli di aziende dalle dimensioni più contenute). L’indice S&P Global Water Index ha registrato una rivalutazione del 220% in dieci anni. L’indice World Water Index ha accumulato un +260% nello stesso arco temporale.

L’industria dell’acqua somma 580 mld di vendite globali -per rendersi conto delle dimensioni basti pensare che il settore farmaceutico ne accumula 700 ml- , ma solo il 15% delle società trova spazio sui listini azionari. Esistono circa 300.000 società -di tutte le dimensioni- legate al business dell’acqua ma soltanto 850 sono quotate. Le aziende con il maggior livello di concentrazione del proprio business sull’acqua sono quelle di dimensioni piccole e medie.

Lungo la catena del valore del business dell’acqua si incontrano numerosi servizi somministrati da aziende attive nei segmenti della somministrazione, delle tecnologie e della salvaguardia dell’ambiente. Le migliori opportunità vengono individuate in quelle società che si occupano del trattamento delle acque residuali, della manutenzione degli acquedotti e del miglioramento della qualità dell’acqua. La componente puramente economica della commodity assume un’importanza di primo piano nell’utilizzo industriale, in cui l’acqua è essenziale per la produzione di alcuni beni.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.