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Acqua, rischi e impatto sugli investimenti

Acqua, rischi e impatto sugli investimenti

I rischi legati all’acqua sono una minaccia più grande alla performance di un portafoglio d’investimento che non l’esposizione al diossido di carbonio. “I rischi sono già qui”.

«Le guerre del prossimo secolo si combatteranno per l’acqua». Così dichiarò l’allora vicepresidente della Banca Mondiale Ismail Serageldin nel lontano 1995. A causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento dovuto ai trasporti marittimi e del suo utilizzo industriale, la disponibilità di acqua dolce si sta riducendo sempre di più, mentre al contempo la domanda continua a salire per soddisfare le necessità di una popolazione mondiale che continua a crescere. Secondo le Nazioni Unite, la scarsità di acqua, o comunque qualche forma di stress idrico, entro il 2025 avrà ripercussioni su due terzi della popolazione mondiale.

Gli accordi sul clima siglati a Parigi hanno sensibilizzato gli investitori sulla necessità di ridurre il loro impatto ambientale. Però, secondo Lisa Beauvilain, di Impax Asset Management, l’acqua potrebbe rappresentare per i portafogli un rischio strategico e operativo maggiore rispetto ai gas serra. Lisa Beauvilain è resposabile della ricerca e analisi in ambito Esg della società specializzata in investimenti sostenibili partner di Bnp Paribas AM, oltre ad essere membro dell’International Institute of Environment and Development (IIED), istituto di ricerca internazionale pe la promozione dello sviluppo sostenibile.

Ridurre l’impatto ecologico è importante per gli investitori di lungo termine, mentre una carenza o un surplus di acqua costituisce un rischio sia presente che futuro che può immediatamente distruggere il valore del portafoglio. «Praticamente tutte le aziende hanno bisogno di acqua» prosegue la Beauvilain «mentre allo stesso tempo ci sono alcune città e regioni del mondo, come Cape Town, San Paolo del Brasile, e lo Stato della California,  che stanno lottando contro una siccità senza precedenti. E’ necessario comprendere al più presto quali possono essere le implicazioni di questi rischi legati all’acqua per i portafogli d’investimento».

Le strategie sull’acqua dal 2008

Dopo aver iniziato nel 1999 a fare ricerca sulle società idriche, nel 2008 Impax ha lanciato una strategia specifica sull’acqua (si vedano i fondi Parvest Aqua e Bnp Paribas Aqua) che investe in aziende innovative specializzate nel riciclaggio delle acque di scarico, nella valutazione della qualità dell’acqua, nella sua desalinizzazione, e in altre attività in qualche modo legate all’acqua. Mentre viene prodotta una gran quantità di dati riguardanti l’impatto del diossido di carbonio, non sono disponibili molti dati relativi all’acqua, per cui spesso il lavoro svolto dalla Bauvilain e dal suo team è pionieristico.

«Attraverso analisi e discussioni con le aziende, cerchiamo di scoprire quali attività d’impresa sono ad elevato consumo idrico, se fabbriche e impianti sono localizzati in zone del mondo a rischio di stress idrico, e quale percentuale dei ricavi è esposta a rischi legati all’acqua» spiega ancora la Beauvilain. «Noi incoraggiamo le aziende a condividere queste informazioni con gli investitori, ma questo al momento avviene di rado».

Oggi esistono molti strumenti online che consentono di determinare quali aree del mondo sono a rischio di stress idrico e in quale periodo dell’anno. «Dalle nostre discussioni con le aziende, sappiamo che utilizzano questi strumenti, ed è incoraggiante» prosegue la manager «ma permangono ancora enormi differenze sulle modalità con le quali questi rischi vengono approcciati. Per fare un esempio, solo il 15% delle società del settore delle utilities ha attivato misure di risparmio idrico, nonostante siano tra i maggiori utilizzatori di acqua di raffreddamento. Tra le società del settore alimentare la percentuale è ancora più elevata».

L’indifferenza che le aziende manifestano nei confronti dei rischi idrici è in parte imputabile al fatto che l’acqua è un bene a buon mercato. Se queste fossero tenute a sopportare il vero costo economico dell’oro blu, come a volte viene chiamata questa risorsa sempre più preziosa, cambierebbero sicuramente atteggiamento. In effetti gradualmente qualcosa sembra stia avvenendo. «I prezzi dell’acqua a livello globale stanno aumentando, mentre il costo dello smaltimento delle acque di scarico sta superando l’inflazione. Ma anche così, l’acqua è ancora troppo economica ed è un bene dato ancora troppo per scontato». Una situazione destinata a cambiare radicalmente nel prossimo futuro.

Paola Sacerdote

Nata a Milano ma cresciuta a Ivrea, patria del sogno olivettiano di cui ho visto il triste tramonto, ho studiato Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano. Dopo una esperienza nel mondo della finanza come consulente, oggi collaboro a tempo pieno con il gruppo FONDI&SICAV.

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