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Alimenti super-processati, nemici di salute e ambiente

Alimenti super-processati, nemici di salute e ambiente

Un pool di esperti nutrizionisti brasiliani e canadesi ha pubblicato nel 2017 uno studio preoccupante sulla imminente crisi per la salute mondiale causata dagli alimenti super-processati. Questi alimenti rappresentano oggi più della metà di tutto il cibo acquistato nei paesi sviluppati, inclusi Regno Unito e Usa.

Il rapporto analizza la qualità delle diete e la sostenibilità dei sistemi alimentari, suddivisi in quattro gruppi in ordine decrescente per valori nutrizionali: alimenti non lavorati (naturali) come semi, frutta, carne e uova; ingredienti lavorati come olio e burro; cibi processati come verdure in conserva e pesce in scatola; infine, cibi super-processati come snack confezionati, dolci o salati, prodotti di carne ricostituita e bibite analcoliche. È quest’ultima categoria che ha preoccupato di più i ricercatori.

«Questi non sono cibi modificati, ma una combinazione delle più economiche fonti industriali di energia, a cui vengono aggiunti degli additivi, che contengono un’elevata percentuale di grassi nocivi e sono poveri di proteine e fibre» sostiene il team di ricerca, guidato dal professor Carlos Monteiro dell’Università di San Paolo in Brasile.

Quanto al rischio di peggiorare il già critico tasso di obesità, i cibi ultra-processati,  spiegano i ricercatori, «sono prodotti in modo che siano particolarmente gustosi e vengono spesso commercializzati promuovendone un consumo eccessivo».

I cibi super-trattati contengono infatti tanti grassi idrogenati e poche fibre. Aumentano i livelli di glucosio nel sangue, alterando i processi di controllo dell’appetito da parte del sistema nervoso centrale, e aumentando quindi i rischi di diabete e obesità. Ancora peggio, secondo i ricercatori, gli alimenti ultra-processati sono spesso prodotti in modo da favorirne l’assuefazione se non addirittura una quasi-dipendenza.

Le conseguenze per la salute dell’uomo sono gravissime. Nel 2016 il direttore generale della Fao, in un report su diete e sistemi alimentari, ha scritto che se non cambieranno le politiche governative, il numero di persone obese e sovrappeso arriverà ad oltre tre miliardi, un terzo della popolazione mondiale, entro il 2030. Il costo per il sistema sanitario, già sotto pressione per via dell’invecchiamento della popolazione, che inevitabilmente impatterà anche sulle le finanze pubbliche, aumenterà in maniera esponenziale.

E’ colpa del “Big Food”?

La ricerca rivela che le più grandi multinazionali alimentari hanno guidato per decenni grandissimi cambiamenti nella produzione globale di cibo, modificando i modelli di spesa e consumo, incluso il crescente amore per i cibi ultra-processati. I dati Ocse mostrano che gli investimenti diretti esteri del “Big Food” sono cresciuti da 61 milioni di dollari nel 1985 a più di 1,7 trilioni nel 2015. Secondo gli esperti, «questo ha modificato radicalmente le abitudini alimentari nei paesi a medio e basso reddito». Due delle più grandi compagnie di “Big Food” spendono da sole oltre 6 miliardi di dollari in pubblicità. Inoltre, il marketing del cibo nei paesi ad alto reddito è orientato verso «alimenti ad alto contenuto calorico meno cari, più grandi, e più gustosi».

I danni all’ambiente

Non dimentichiamo poi che la produzione di alimenti super-trattati sta danneggiando anche l’ambiente. Negli Usa, è la causa di quasi due terzi del volume di rifiuti da confezionamento. Il rapporto conclude che la crescente produzione e il sempre maggiore consumo di alimenti e bevande ultra-processati dovrebbe essere considerata come una delle attività umane che stanno portando a crisi di sostenibilità come il deterioramento dei terreni e delle risorse d’acqua, l’aumento dei rifiuti causati dal massiccio allevamento intensivo, e la scarsa sicurezza dei cibi e dell’alimentazione. Pertanto, dicono gli autori, l’impatto dei cibi ultra-processati sulla salute dell’uomo è essa stessa una crisi mondiale da affrontare.

Identificare i player che includono la sostenibilità nel loro business

Nelle strategie d’investimento sull’alimentare sostenibile, l’obiettivo è identificare le aziende che nella loro attività si concentrano su un’alimentazione di migliore qualità e sulla sostenibilità. Ne è un esempio il fondo Parvest SMaRT Food, che investe in società che contribuiscono alla riduzione dello spreco alimentare, al riciclaggio degli imballaggi, alla riduzione delle emissioni di Co2, alla sicurezza alimentare, oppure allo sviluppo di tecniche agricole più rispettose dell’ambiente o per migliorare la gestione delle risorse idriche.

Consumatori più consapevoli

Non è troppo tardi per invertire la rotta. I dati relativi al Regno Unito utilizzati nel rapporto sono stati estratti dalla “Living Costs and Food Survey” del 2008 e sono quindi vecchi di 10 anni. Come tali, rappresentano le abitudini alimentari di una popolazione nel bel mezzo di una crisi finanziaria. Inoltre, il trend non è uniforme. L’Europa dell’Est ad esempio può ancora salvarsi: come evidenzia lo studio, Slovacchia, Ungheria, e Croazia hanno tutte avuto livelli di consumo di alimenti super-lavorati inferiori del 20% rispetto alla media.
Persino in Paesi come Regno UnitoGermania, che sono la maglia nera dell’Europa, molti consumatori ora insistono per avere alimenti di qualità più elevata quando fanno la spesa. Prima o dopo, i consumatori di cibi ultra-processati vorranno qualcosa di meglio e saranno in grado di pagarlo. Secondo l’istituto di ricerca Innova Market Insights, sta emergendo una nuova tipologia di consumatore, e questo sarà un driver che spingerà le aziende a cambiare le modalità con le quali producono, impacchettano e etichettano i propri prodotti. “Innova” segnala un tasso di crescita annuale del 44% delle dichiarazioni etiche fatte dai produttori alimentari tra il 2010 e il 2016.

Che tali dichiarazioni siano giustificate oppure no, la direzione è ormai tracciata. Questo trend compensativo verso una maggiore selezione e attenzione dei prodotti alimentari quando si fa la spesa ha creato nuovi mercati che molte aziende innovative possono sfruttare per crescere. Individuare le modalità per investire in esse non è solo una valida strategia di investimento e a lungo termine. È anche un modo per contribuire a migliorare la salute dei cittadini e la sostenibilità globale.