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Fed, falco o colomba?

Fed, falco o colomba?

Se la Fed coglierà di sorpresa gli investitori potremmo trovarci di fronte ad una maggiore volatilità e ad una curva dei rendimenti Usa più ripida. Allianz GI

La prossima riunione del Fomc assume una notevole rilevanza, date le sostanziali differenze tra le attese del mercato e l’analisi economica della Federal Reserve. La riunione del FOMC del 18-19 dicembre si svolgerà in un clima piuttosto difficile, considerando le numerose questioni venute in primo piano nelle ultime settimane: tensioni commerciali fra Cina e Stati Uniti; preoccupazioni per la crescita Usa; elevata volatilità e significative correzioni nel mercato azionario Usa; scetticismo circa il proseguimento della politica di inasprimento monetario da parte della Fed; minori attese inflazionistiche; flattening della curva dei rendimenti Usa.

Le conseguenze di tali sviluppi risultano evidenti nelle revisioni al ribasso delle previsioni relative al tasso sui Fed funds, che riflettono una probabilità del 70% di aumento in dicembre, pressoché nessuna prospettiva di rialzo nel 2019 e una riduzione nel 2020.

Diverse questioni relative all’economia Usa, dalle tensioni commerciali al flattening della curva dei rendimenti, hanno drasticamente ridimensionato le attese di rialzo dei tassi dopo la riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) di dicembre. Eppure la Federal Reserve, convinta della solidità dell’economia americana, potrebbe annunciare che procederà con l’inasprimento, cogliendo di sorpresa gli investitori e alimentando la volatilità.

Il team di Allianz ritiene tuttavia che i mercati potrebbero essere costretti a rivedere tale scenario, in quanto diversi indicatori su cui si basano le analisi della Banca centrale americana ritraggono un’economia Usa in salute, se non particolarmente solida: l’indice PMI (Purchasing Managers Index) ha raggiunto quota 54,7 a fine novembre, segnalando un’espansione dell’attività manifatturiera; la fiducia dei consumatori è aumentata; gli ordini industriali hanno registrato un rimbalzo, passando dall’1,5% in settembre al 3,4% a fine ottobre; il tasso di disoccupazione è al livello più basso (3,7%) degli ultimi 50 anni; la crescita salariale si è attestata al 3,1% anno su anno a fine novembre; il potere d’acquisto dovrebbe beneficiare del calo del prezzo del petrolio.

Alla luce della solidità di questi dati, visibile nelle previsioni di settembre della Fed e nei recenti commenti dei membri del Fomc, riteniamo probabile che la Banca centrale americana decida di proseguire nella politica di inasprimento monetario. Indubbiamente, la Fed potrebbe ridurre da tre a due le previsioni di rialzo dei tassi nel 2019, ma dovrebbe limitarsi a questo. La riunione di dicembre del Federal Open Market Committee potrebbe quindi presentare un elemento di sorpresa: gli investitori potrebbero essere costretti a rivedere le proprie aspettative, alimentando la volatilità e provocando un nuovo irripidimento della curva dei rendimenti Usa.

In ogni caso, la Fed ha dimostrato di muoversi verso una politica monetaria neutrale – con un tasso sui Fed funds intorno al 3% – e di aver “disinserito il pilota automatico”. Con ogni probabilità, ogni decisione futura sui tassi di interesse terrà conto degli ultimi sviluppi a livello macroeconomico. Pertanto, le decisioni della Fed potrebbero essere meno prevedibili, e ciò potrebbe comportare un aumento della volatilità.