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Attenzione a dati inflazione Usa ed Europa

Attenzione a dati inflazione Usa ed Europa

Attenzione a dati inflazione Usa ed Europa. I dati sull’inflazione americana ed europea saranno al centro dell’attenzione degli investitori. Il weekly a cura di Cassa Lombarda

In particolare, martedì i dati in arrivo da oltreoceano saranno attentamente valutati alla ricerca di indicazioni sulle prossime decisioni della Fed. Su base annua si prevede una stabilità dell’inflazione “core” (che esclude le categorie volatili di alimenti ed energia) all’1,8%. Un aumento dell’inflazione potrebbe incoraggiare la Fed ad alzare i tassi di interesse già al prossimo meeting del 20-21 marzo. Negli Usa, attenzione anche al dato mensile delle vendite al dettaglio (mercoledì), in quanto la spesa dei consumatori rappresenta circa il 70% della crescita economica USA. Le notizie provenienti da Washington potrebbero indirizzare i mercati dopo i recenti interventi del Presidente Trump.

In Eurozona saranno rilasciate le seconde letture dei dati sull’inflazione di febbraio. L’Europa sta conoscendo la crescita più forte dell’ultimo decennio ma le pressioni inflazionistiche restano deboli, al minimo dal 2016 il mese scorso, e questo sottolinea la necessità di una certa cautela da parte della BCE nell’eventuale riduzione dello stimolo monetario.

La Cina pubblicherà mercoledì i dati di febbraio sulla produzione industriale, sugli investimenti fissi e sulle vendite al dettaglio. I dati cinesi di inizio anno sono presi sempre con una certa cautela, in quanto esistono delle distorsioni legate al momento in cui cadono i festeggiamenti per il capodanno lunare. Bisognerà attendere i dati di aprile per avere un quadro più chiaro.

EZ: paure di guerre commerciali frenano la fiducia; virata restrittiva solo dialettica e annacquata da parte della Bce

La fiducia degli investitori ha registrato il maggior calo mensile dal 7/16 restando poco distante dai recenti massimi dal 7/07. Il procedere della crescita economica, con l’occupazione ai massimi decennali, contribuisce a mantenere elevata la valutazione della Situazione corrente. Viceversa, la correzione dei mercati e il permanere di incertezze conseguenti a tensioni politiche internazionali, e ora anche commerciali, riducono la componente Aspettative, che comunque resta positiva. A gennaio, le vendite hanno recuperato un andamento normale, dopo le forti discontinuità dei precedenti 4 mesi. I dati finali dei Pmi hanno rafforzato leggermente la discesa dai massimi dal 6/06 segnata dalle anticipazioni, restando elevati. La Bce ha mantenuto invariata la politica monetaria, con enfasi su rischi e bassa inflazione, omettendo solo l’esplicito riferimento a possibili aumenti degli acquisti per il buon andamento macro.

US: impatti del freddo a gennaio su ordini e vendite ma febbraio con attività in crescita e mercato lavoro strepitoso

I dati finali dei Pmi e l’Ism Servizi confermano la forza della crescita di febbraio. Viceversa, gli ordini e le vendite confermano l’impatto negativo che ha avuto il freddo sulle attività di gennaio, che ha anche visto espandersi il deficit commerciale ai massimi dal 7/14. Il mercato del lavoro si è confermato strepitoso con impatti positivi sul benessere dei consumatori. La disoccupazione è sotto il Nairu, con partecipazione in crescita, orario lavorato in aumento e salario ancora in crescita ma in moderazione dal picco che aveva scatenato il sell-off azionario. L’impatto complessivo è positivo per l’economia in termini di possibilità di spesa dei consumatori, rafforzando la convinzione della Fed dell’opportunità di procedere con i 3 rialzi previsti per il 2018 e raffreddando, però, le recenti convinzioni della possibile necessità di maggiori rialzi.

UK: deficit commerciale in calo ma produzione industriale debole ed estensione dell’indebolimento immobiliare

Gli indici Pmi sono aumentati, segnando il 19° mese consecutivo in espansione, ma la media del bimestre in corso resta inferiore a quella del 4° trimestre 2017 e di tutto l’anno passato, confermando la decelerazione indotta dalla Brexit. Si è prolungato anche l’indebolimento dell’immobiliare, con la decelerazione della crescita dei prezzi per l’impatto sulla domanda della contrazione della capacità di spesa degli inglesi, per l’inflazione maggiore degli aumenti salariali e dell’interesse di spesa degli stranieri, timorosi del rischio di ulteriore svalutazione della sterlina. Si è confermata in deficit, anche se in miglioramento, la bilancia commerciale come conseguenza dell’aumento dei costi in sterline dei beni, che gli inglesi continuano a importare. La produzione industriale è risalita dal crollo di dicembre legato alla chiusura di un oleodotto, rimanendo tuttavia su valori moderati.