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Azionario, non fermarsi al mercato domestico ma diversificare

Azionario, non fermarsi al mercato domestico ma diversificare

Luca Tobagi, Cfa di Invesco, apre l’inchiesta di Fondi&Sicav dedicata all’azionario Italia

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Luca Tobagi, Invesco

Luca Tobagi, Invesco

La Borsa italiana è tornata sui livelli del primo trimestre 2015 dopo aver recuperato più del 25% rispetto ai minimi registrati a giugno 2016. Quali sono le vostre aspettative per l’anno in corso e nel medio termine (3-5 anni)? Quali variabili ritenete siano in grado di alimentare il rialzo del listino nel medio termine?

Crediamo che il mercato azionario italiano sia penalizzato sia da questioni specifiche al nostro Paese, in particolare la crescita e la produttività basse, sia da timori più generali sui rischi di rallentamento per l’Europa. Il premio per il rischio del mercato azionario italiano è ai livelli più alti dal 2005, superiori a grande crisi finanziaria e crisi dei debiti sovrani. Dati positivi sulla crescita italiana ed europea e una diminuzione della percezione del rischio potrebbero probabilmente contribuire a un apprezzamento del listino italiano. Questo vale sia nel breve sia nel medio periodo. In ottica di medio termine, inoltre, stante il peso del settore bancario, un miglioramento della situazione politica e di finanza pubblica, che porti a minori tensioni sul nostro debito, e il completamento di un processo di riforma e irrobustimento anche regolamentare del settore bancario potrebbero essere un elemento in grado di sostenere il nostro listino.

Quali sono le vostre scelte in termini di asset allocation? Rispetto a quali settori o tipologie di azioni mantenete un sovrappeso all’interno del vostro portafoglio?

In un contesto incerto e con una percezione di rischi esogeni elevata, una buona diversificazione rimane un’idea valida. Nella parte azionaria ciò significa detenere non solo il mercato domestico (Eurozona), ma almeno altri due pilastri imprescindibili in questa fase: Usa (un po’ più cari, ma di migliore qualità) ed emergenti (l’area più a buon mercato del mondo con un profilo di crescita superiore, in particolare la parte asiatica). Per chi vuole completare la diversificazione geografica, anche il Giappone offre valore interessante ed esposizione al ciclo globale. In ottica di medio-lungo termine, i settori più ciclici, finanziari inclusi, offrono ancora un discreto valore. In un mercato che potrebbe tendenzialmente rimanere volatile, la nostra idea è di arrotondare le posizioni su eventuali debolezze e, ove possibile, adottare un approccio legato anche a tendenze strutturali secolari, come l’evoluzione dei trend di consumo. Anche per l’Italia, presente in misura ragionevole in alcuni dei nostri portafogli, laddove possibile tendiamo a seguire un orientamento analogo.