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Bond emergenti, i fondamentali rimangono favorevoli

Bond emergenti, i fondamentali rimangono favorevoli

Michael Conelius, gestore del fondo T. Rowe Price Emerging Markets Bond, T. Rowe Price, risponde alle domande di Fondi&Sicav sui government bond emergenti

T. Rowe Price

Mike Conelius, T Rowe Price

Mike Conelius, T. Rowe Price

Dopo un 2018 negativo, condizionato dalla forza del dollaro Usa e dalle strette della Fed, i government bond emergenti hanno recuperato parte del terreno perso. Ritenete che si tratti di un rimbalzo di breve termine o che si possa guardare all’asset class con fiducia?

La volatilità è aumentata di recente, in concomitanza con il brusco e diffuso ritracciamento dei mercati globali dei capitali. Tra i vari fattori, le preoccupazioni legate alla crescita globale, l’inasprimento delle condizioni finanziarie, le valutazioni eccessive sul mercato azionario, le tensioni commerciali e l’incertezza geopolitica hanno fatto innervosire i mercati.

Sebbene i mercati emergenti non siano isolati rispetto allo scenario di rischio globale, siamo cautamente ottimisti sulla asset class, in quanto rappresenta una delle opportunità a più alto rendimento sul mercato obbligazionario. Dopo il sell-off del 2018, il mercato dei bond emergenti si trova al momento su livelli vicini ai massimi post-crisi finanziaria globale, con rendimenti a scadenza superiori al 7%. Ciò garantisce un buffer significativo contro la volatilità esogena e offre un carry sostanzialmente migliore rispetto alle obbligazioni dei mercati sviluppati comparabili. Inoltre, il variegato scenario globale di rischio presenta un lato positivo: la Fed è diventata più ‘dovish’ e il dollaro statunitense ha perso slancio.

Riteniamo che i fondamentali rimangano complessivamente favorevoli per le obbligazioni emergenti. Nella maggior parte dei principali mercati vi è una stabile crescita economica sottostante, una spesa più disciplinata da parte dei governi, partite correnti generalmente in pari e politiche economiche ragionevoli. I rischi macroeconomici saranno un driver fondamentale nel 2019, insieme ad alcuni fattori idiosincratici. Ad esempio, in Cina questi fattori includono la guerra commerciale e lo stimolo fiscale domestico, in Messico l’orientamento delle politiche del Presidente Andrés Manuel López Obrador, in particolare in relazione alle riforme energetiche, in Argentina gli aggiustamenti realizzati all’interno del programma del Fmi e le elezioni in arrivo e infine in Sudafrica le elezioni e le riforme delle aziende pubbliche.

Quali EM government bond – per Paese, duration e valuta – state sovrappesando nel vostro portafoglio?

Siamo posizionati in modo piuttosto conservativo, concentrandoci su opportunità idiosincratiche legate a un momentum positivo prodotto dalle riforme, ad esempio in Brasile e Sudafrica, e su mercati che sono sottoprezzati rispetto ai rischi fondamentali a cui sono soggetti, come Turchia e Argentina. Sovrappesiamo una selezione di società quasi-sovereign, tra cui Eskom e Petrobras, che possono beneficiare delle riforme e che offrono un carry interessante rispetto ai titoli governativi. Pur mantenendo il nostro sottopeso strutturale verso i Paesi con un beta ridotto, abbiamo inserito numerosi Paesi difensivi come le Bahamas, Bermuda e gli Stati arabi del Golfo.