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Bond picking, strategia migliore per generare rendimento

Bond picking, strategia migliore per generare rendimento

La partecipazione di Etienne Gorgeon, head of Liquid strategies Tikehau Capital, all’inchiesta di Fondi&Sicav sui corporate bond globali

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Gorgeon, Tikeau

Etienne Gorgeon, Tikeau Capital

Come hanno reagito i corporate bond ai rialzi dei tassi d’interesse decisi dalla Federal Reserve? Quali tipologie di obbligazioni societarie hanno retto meglio e quali sono state più penalizzate?

Negli ultimi dieci anni, politiche monetarie accomodanti hanno portato a una correlazione stabile, tra tassi d’interesse in diminuzione e la crescita dei mercati finanziari. La maggior parte dei fondi obbligazionari ne hanno beneficiato grazie a un’allocazione macro su varie classi (credito Ig, Hy, mercati emergenti e governativi), tutte positive in termini di performance. Questo modello ha storicamente generato ottimi risultati, tuttavia, negli ultimi trimestri il mutato contesto di mercato, influenzato dall’attività delle Banche centrali, sta rendendo inefficace il processo di allocation:

-La Fed sta progressivamente normalizzando la propria politica monetaria e la maggior parte delle Banche centrali si stanno avviando verso la fine del Qe con conseguente aumento dei rendimenti dell’obbligazionario. Pian piano torna a intravedersi un ordine gerarchico tra le varie asset class: le economie maggiormente indebitate in Europa e nei mercati emergenti hanno visto incrementare drasticamente il costo del credito. Oltre a questo maggior premio per il rischio, il rallentamento dell’economia (ad eccezione degli Usa) sta facendo diventare rischioso detenere posizioni beta.

-Inoltre, quando le Banche centrali forniscono molta liquidità, i prezzi di tutte le asset class aumentano e specularmente, quando l’iniezione di liquidità rallenta, tutte le asset class registrano flussi in uscita o non sono più in grado di compensare le perdite nella parte rischiosa dei portafogli (come è avvenuto nel 2015 e a partire dal 23 gennaio 2018).  In questo scenario, i gestori vanno disperatamente alla ricerca di una decorrelazione in mercati altamente correlati. E ci aspettiamo che questa situazione continui alla luce di un’economia statunitense robusta, nonostante il rallentamento del resto del mondo, con un rialzo dei tassi da parte della Fed ogni trimestre fino alla fine del 2019 e conseguenti deflussi su mercati emergenti e obbligazionari.

In vista della fine del Qe nell’Eurozona e di un probabile incremento dei tassi anche nel Vecchio Continente, quali fattori ritenete sia opportuno considerare per selezionare un portafoglio di corporate bond?

Un prudente stock e bond picking per noi rimane la migliore strategia per generare performance: sul fixed income l’obiettivo è beneficiare dell’incremento dei tassi, ridurre la maturity dei portafogli, mantenendo al contempo rendimenti elevati grazie alle strategie su bond called e callable.

Negli ultimi periodi di volatilità abbiamo notato che sono stati penalizzati sia il mercato del credito asiatico (-5,5% a/a) sia il mercato europeo Hy (-3% a/a) con perdite superiori a quelle registrate in tutto il 2011. Il mercato americano Hy (-0,35%) ha tenuto a differenza del mondo Ig (-3,6%) colpito sia dalla normalizzazione della politica monetaria della Fed sia da fondamentali in deterioramento (ad es. GE). Il mercato europeo dell’Ig è stato più resiliente, registrando una performance negativa pari a -1,5% da inizio anno.