Brexit, meglio proteggere i portafogli dalla volatilità

“La pazienza potrebbe esaurirsi, visto che il Regno Unito è l’artefice del caos in cui è piombato il Paese”, commenta Stéphane Monier, chief investment officer, Banque Lombard Odier & Cie SA

Lombard Odier

Trentatré mesi dopo il referendum sulla Brexit, il Regno Unito rimane amaramente diviso sulle modalità dell’uscita dell’Unione Europea, ovvero il più grande blocco commerciale del mondo. Sembra sempre più probabile che si giunga a una Brexit più soft e che si possa ritardare fino al 2021, mentre è meno probabile che il Regno Unito possa ancora uscire dall’Ue nelle prossime settimane o mesi. La scorsa settimana il Parlamento britannico ha prima respinto per la seconda volta il withdrawal agreement leggermente modificato del primo ministro Theresa May e poi si è espresso contro l’uscita dall’Ue senza aver prima raggiunto un accordo. Infine, ha successivamente deciso di prorogare la deadline per la presentazione dell’accordo almeno fino al 30 giugno. Adesso, i parlamentari britannici saranno invitati a sostenere l’accordo per la terza volta. Se, come sembra, il Parlamento dovesse rifiutare nuovamente la bozza di accordo, c’è il rischio che si continui a ritardare l’uscita del Paese dall’Ue o che si giunga a una no-deal Brexit accidentale. Probabilmente il premier cercherà di usare la minaccia di un’ ulteriore proroga per far leva sui sostenitori della Brexit affinché appoggino il suo accordo, per ritardare l’uscita del Paese dall’Ue di altri 21 mesi, o anche per correre il rischio di ribaltare l’intero progetto convocando un secondo referendum o nuove elezioni.

L’ipotesi dei mercati si basa sul fatto che il Regno Unito negozierà per una Brexit “soft”, che permetterà di avere quindi un periodo di transizione in cui le due parti potranno proseguire le trattative sui dettagliati accordi commerciali, accordarsi sulle percentuali di condivisione delle risorse o sull’accesso ai servizi. In questo momento, l’unica strada percorribile per raggiungere un periodo di transizione è quella di sostenere l’accordo del premier May. La scorsa settimana la sterlina è salita rispetto all’euro e al dollaro, con gli investitori che hanno interpretato le votazioni del Regno Unito come un calo delle possibilità di raggiungere una Brexit dannosa dal punto vista economico. “Ci sono solo due modi per uscire dall’Ue, con o senza un accordo”, ha dichiarato un portavoce dell’Ue la scorsa settimana. “L’Ue è pronta ad affrontare entrambi gli scenari. Non è sufficiente votare contro il “no deal” per fa sì che questo non sia più oggetto delle negoziazioni”. Altri, invece, hanno avuto un atteggiamento meno diplomatico. Secondo quanto riferito, il primo ministro olandese Mark Rutte avrebbe affermato che votare per evitare un no-deal sarebbe “come se il Titanic avesse votato per far sì che l’iceberg si togliesse di mezzo”.

‘Brextra’ time?

Una volta richiesta dal Regno Unito, qualsiasi proroga di tre mesi della scadenza del 29 marzo avrebbe bisogno dell’approvazione unanime da parte degli altri 27 Stati Membri dell’Ue e tale proposta sarà probabilmente discussa durante il prossimo meeting del Consiglio europeo del 21/22 marzo. Il processo prevede che il Regno Unito presenti una “richiesta motivata” di proroga. In altre parole, il Paese deve utilizzare argomentazioni positive a sostegno della proroga del termine. Logicamente, l’unico motivo sarebbe quello di consentire al parlamento britannico di approvare la legislazione per il withdrawal agreement. A meno che il Parlamento non appoggi il withdrawal agreement, “non sembra molto plausibile che una richiesta” di proroga di due-tre mesi “raggiungerà l’unanimità necessaria da parte dei 27 Paesi membri”, ha affermato in un tweet Eleanor Sharpston, Advocate General del Regno Unito presso la Corte di Giustizia Europea.

Dal punto di vista giuridico, l’unico modo unilaterale che possa permettere al Regno Unito di impedire che la Brexit si verifichi il 29 marzo sarebbe quello di revocare l’articolo 50. Affinché l’accordo promosso dal premier May venga approvato (sperando che la terza volta sia quella giusta) è necessario che il Partito Unionista Democratico dell’Irlanda del Nord, alcuni membri Tory che appoggiano la Brexit e anche alcuni Membri laburisti del Parlamento cambino opinione. Tutto questa sembra aritmeticamente improbabile, per via dei pochi sforzi messi in atto dal Governo per conquistare le diverse fazioni politiche in parlamento, specialmente i membri del Partito Laburista. Inoltre, nell’attuale contesto parlamentare, le leggi interne del Partito Conservatore del primo ministro sembrano essere crollate, consentendo così ai Ministri di votare contro il proprio governo. Durante la sessione di voto del 14 marzo sulla proroga dell’articolo 50, prima del voto, il Ministro per la Brexit, Stephen Barclay, si è espresso a favore di una proroga per poi cambiare idea pochi minuti dopo. Ironia della sorte, sarà proprio Barclay a dover presentare al Consiglio dell’Ue la richiesta di proroga del Regno Unito. “Perché dovremmo estendere i negoziati”, ha chiesto la settimana scorsa Michel Barnier, capo dei negoziati europei per la Brexit. “La discussione sull’articolo 50 è già stata archiviata. Abbiamo il withdrawal agreement “. Ci ha pensato Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, a mitigare questo punto di vista, affermando che una proroga molto più lunga, possibilmente al 2020, sarebbe possibile qualora “il Regno Unito ritenesse necessario rivede la sua strategia per la Brexit e costruire un consenso intorno ad essa”.

La pazienza potrebbe esaurirsi

Nel frattempo, il resto dell’Ue ha priorità diverse. Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron devono entrambi fare i conti con le opposizioni populiste prima delle elezioni europee, economie in rallentamento e gli attriti con Stati Uniti e Russia. Ad un certo punto, la pazienza dei 27 Stati Membri dell’Ue potrebbe comprensibilmente esaurirsi, visto che il Regno Unito è l’artefice del caos in cui è piombato il Paese. Nel frattempo, se continuano a respingere il withdrawal agreement senza giungere a un accordo per un’alternativa, i membri del Parlamento britannico potrebbero lasciare l’immediato futuro del Paese nelle mani dei leader europei. Sia che la Brexit diventi effettivamente realtà a fine marzo o a giugno, il rischio reale è che il Regno Unito esca dall’Ue senza un accordo di transizione, quindi con un Paese impreparato alle conseguenze economiche di cui abbiamo già parlato più dettagliatamente. Trovare un accordo per il periodo di transizione rappresenterebbe un’opportunità per vedere un processo di uscita del Regno Unito dall’Europa più ordinato. Dato il potenziale calo della sterlina in caso di una Brexit no-deal, sia che avvenga per caso sia attraverso un disegno parlamentare, il nostro compito, in qualità di gestore patrimoniale, è quello di proteggere i portafogli dalla volatilità. Per questo motivo, preferiamo non assumerci rischi inutili nei portafogli e, pur potendo perdere una frazione dei guadagni iniziali di un rally prima di partecipare, riteniamo che attuare un hedging su certa esposizione in sterline sia la mossa più prudente.