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Buone occasioni nei bond di frontiera

Buone occasioni nei bond di frontiera
Kevin Daly gestore obbligazionario mercati emergenti di Aberdeen Standard Investments

Kevin Daly
gestore obbligazionario mercati emergenti
di Aberdeen Standard Investments

In un anno decisamente problematico per gli emergenti a ogni livello, azionario, valutario e obbligazionario, Kevin Daly, gestore di reddito fisso dei mercati emergenti di Aberdeen Standard Investments, offre alcuni interessanti spunti di riflessione su una nicchia non ancora ben conosciuta dagli investitori, ossia i bond dei paesi di frontiera.

Gli ultimi mesi sono stati molto difficili per gli emergenti, in particolare per alcune realtà molto fragili. Come avete gestito il vostro portafoglio di emissioni di bond  di nazioni di frontiera?

«In realtà per tutto il complesso degli emergenti le cose sono andate bene fino ad aprile, quando il dollaro ha cominciato a salire in maniera rilevante. Infatti per il debito emergente l’andamento della divisa americana rappresenta il fattore fondamentale. Ribadisco il dollaro e non le politiche di Trump e il loro impatto sulla Cina, l’azione della Fed in sé o l’andamento dei rendimenti dei Treasury: rispetto ai governativi Usa, storicamente la correlazione delle emissioni di frontiera, che sono in dollari o in altre valute pesanti, è sempre stata modesta, se non in presenza di movimenti marcati nei rendimenti del debito pubblico statunitense. In tal caso la correlazione aumenta e quest’anno è stato in effetti un periodo in cui abbiamo sperimentato sbalzi rilevanti nelle quotazioni dei titoli di stato made in Usa. Ciò si è riflesso sull’andamento del debito dei mercati di frontiera anche per una ragione: negli ultimi anni la curva delle emissioni disponibili in molti paesi si è allungata enormemente. Realtà come Nigeria, Ghana, Senegal, Costa d’Avorio e Angola hanno emesso bond con scadenza di 30 anni. Il nostro fondo peraltro ha visto a metà anno una perdita del 3% a fronte del -6% registrato per l’asset class in generale, il cui unico benchmark attualmente è il J.P. Morgan Nextgem».

Come avete ottenuto questo risultato?

«In due modi, concentrandoci su obbligazioni dalla limitata duration e su emittenti che presentano un quadro di forte miglioramento macroeconomico. Fra questi ricordiamo l’Angola e il Ghana. Inoltre circa il 30% del nostro fondo è stato allocato su emissioni in valuta locale, che offrono un rendimento più elevato. Il debito degli emergenti di frontiera, infatti, può essere suddiviso in titoli di stato, emessi in divise occidentali (generalmente dollari) e in corporate, che sono denominati sovente in valuta locale».

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

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