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Carmignac, un 2019 all’insegna dello stock picking

Carmignac, un 2019 all’insegna dello stock picking

A cura di Didier Saint-Georges, managing director e membro del Comitato Investimenti di Carmignac

Didier Saint-Georges, managing director e membro del comitato Investimenti di Carmignac

Didier Saint-Georges, managing director e membro del Comitato Investimenti di Carmignac

Il 2018 per i mercati è stato un anno di transizione, peraltro ampiamente anticipato. Si è passati dal 2017, l’era dell’illusione dell’eterna felicità, con l’economia globale in piena espansione e politiche monetarie straordinariamente accomodanti, a una nuova fase in cui si sapeva che sarebbe iniziato un rallentamento economico globale sullo sfondo di un inasprimento delle politiche monetarie. Era quindi prevedibile che gli investitori si sarebbero trovati in una situazione molto meno favorevole rispetto all’anno precedente. Come spesso avviene, nelle prime settimane di gennaio i mercati hanno dapprima scelto di ignorare completamente questa realtà, poi per qualche mese hanno iniziato a dubitare e infine si sono lasciati prendere dal panico a fine anno, quando la transizione è diventata evidente. Il 2018 è stato un anno di grandi cambiamenti per due dei principali motori del mercato: la politica monetaria e il ciclo economico. Queste dinamiche sono entrate in collisione innescando, logicamente, una correzione dei mercati.

Il rimbalzo dei mercati a inizio 2019 è anch’esso del tutto normale e conforme a quanto avviene di solito dopo un movimento di panico. In questo senso, è molto diverso dal movimento di rialzo avvenuto nelle prime settimane del 2018. Non si trattò di hybris da parte degli investitori, ma piuttosto di ritorno alla calma. Quanto al resto del 2019, non sarà per nulla influenzato da una collisione tra ciclo monetario e ciclo economico. Infatti, le Banche centrali sulle due sponde dell’Atlantico hanno già esaurito nel 2018 lo scarso margine di manovra di cui disponevano per modificare le loro politiche. In Europa, la Bce è riuscita a interrompere il programma di acquisto di asset per tornare a una politica monetaria convenzionale, incentrata su tassi di interesse di riferimento che rimarranno bassi a lungo. Negli Stati Uniti, l’impatto della collisione descritta in precedenza ha costretto la Fed a fine anno a rinunciare a un ulteriore inasprimento monetario. Per ora non si parla più di proseguire la fase di rialzo dei tassi avviata l’anno scorso e si prevede già che la riduzione del bilancio della Fed (lo smantellamento del famoso “quantitative easing”) terminerà alla fine dell’anno. Se il 2018 è stato caratterizzato da un cambio radicale di politica monetaria, non sarà così per il 2019.

Rimane aperta la questione del ciclo economicoIl rallentamento economico globale iniziato l’anno scorso dovrebbe logicamente protrarsi per quest’anno, salvo che non vengano implementate politiche di stimolo risolute. Ma è molto improbabile che questo avvenga. Negli Stati Uniti il disavanzo di bilancio è già al 5%, e le tensioni politiche tra il Congresso e l’Amministrazione Trump non sono certo di buon auspicio per il raggiungimento di un’ampia intesa in tema di stimolo fiscale. In Cina l’arma dell’indebitamento a sostegno dell’economia è già stata eccessivamente utilizzata e la pressione esercitata dal negoziato commerciale con gli Stati Uniti esclude l’opzione di una svalutazione competitiva dello yuan. In Europa solo la Germania dispone di un vero margine di manovra fiscale, ma non è ancora disposta ad attivarlo in maniera significativa. Infine l’Europa non ha tuttora un bilancio in grado di ovviare ai vincoli dei bilanci nazionali. Il nostro principale scenario per il 2019 è quindi un rallentamento economico generale (che i mercati hanno chiaramente recepito), con il ritorno delle Banche centrali a politiche monetarie accomodanti. Escludendo gli shock esterni, sempre possibili (“hard-Brexit”, deterioramento delle relazioni sino-americane, gravi turbolenze politiche in Italia, ecc.), nel 2019 i mercati azionari non dovrebbero essere teatro di grandi sommovimenti simili a quelli del 2018, tranne nel caso in cui il rallentamento improvvisamente si trasformasse in una vera e propria recessione, un evento che nessun paese potrebbe permettersi a causa degli elevati livelli di debito.

Monitoriamo attentamente il ciclo economico e nel frattempo, contrariamente all’anno scorso, preferiamo puntare sullo stock picking piuttosto che prendere decisioni basate su logiche direzionali di mercato.