Prospettive e conseguenze dell’euro forte

Prospettive e conseguenze dell’euro forte

Prospettive e conseguenze dell’euro forte. In che modo dovremmo misurare l’impatto di un euro più forte? Quale effetto avrà sulla politica monetaria? L’analisi di Amundi

Un aumento del tasso di cambio equivale a un inasprimento delle condizioni monetarie che, a secondo dello stato dell’economia e del livello di inflazione, potrebbe essere accolto più o meno favorevolmente. I canali di trasmissione attraverso i quali lo “shock” da tasso di cambio impatta la crescita e l’inflazione sono complessi e operano con diversa intensità in base al Paese interessato e alla posizione dell’economia nel ciclo. Inoltre, la permanenza di uno shock valutario dipende fra le altre cose dal livello di valutazione. Pertanto, persino l’apprezzamento eccessivamente rapido di una divisa sottovalutata dovrebbe essere considerato più come un ribilanciamento necessario che non come uno shock temporaneo.


Quali sono i canali di trasmissione?

L’impatto dei tassi di cambio sull’economia attiva diversi meccanismi, la cui valutazione richiede l’utilizzo di un modello macroeconomico multinazionale. Contrariamente a quanto si crede di solito, gli effetti dell’ aumento del tasso di cambio sull’economia non sono tutti negativi:
• Da un lato, il peggioramento della competitività (ex ante) in un Paese la cui valuta si sta apprezzando riduce le esportazioni e aumenta le importazioni in termini reali e ciò, a parità di condizioni, ha un effetto negativo sulla crescita del PIL reale e, attraverso lo stesso canale, provoca una diminuzione dei posti di lavoro e degli investimenti.
• D’altro canto, il calo dei prezzi delle commodity consente alle aziende di ridurre i costi di produzione. E, ancora più importante, l’apprezzamento della valuta consente alle famiglie di disporre di un maggior potere di acquisto grazie ai prezzi più bassi dei beni consumati. L’aumento dei consumi così ottenuto compensa in parte l’effetto negativo dell’apprezzamento della valuta attraverso il commercio.
Secondo il modello macroeconometrico globale dell’OCSE (Interlink), nel caso di un apprezzamento dell’euro del 10% si ha una riduzione della crescita nell’Eurozona di 0,7 pp durante l’anno successivo allo shock. Il modello macroeconomico globale NIGEM, utilizzato da molte banche centrali, fornisce un ordine di grandezza simile (-0,6 pp). Per contro, se si guarda al modello della BCE (2011), l’impatto sulla crescita sembra essere di gran lunga più contenuto (attorno a – 0,1 pp). L’impatto sull’inflazione è molto forte a partire dal primo anno, qualunque sia il modello utilizzato.


Che impatto avrà tutto ciò sulla politica monetaria?

In base ai nostri calcoli, agli attuali tassi di cambio le ipotesi tecniche fatte a giugno dalla BCE saranno riviste utilizzando un livello più alto per l’euro: 2,3% di media per il 2017 e 2,3% anche per il 2018 (ovvero in tutto meno del 5%). Quindi non è tanto il valore attuale dell’euro a preoccupare la BCE, quanto piuttosto la velocità alla quale la moneta unica si è rafforzata di recente, soprattutto nei confronti del dollaro. Infatti, la BCE ha bisogno di ancorare le aspettative di un rialzo graduale dell’inflazione sottostante. Per poterlo fare, deve assolutamente evitare di alimentare una reazione eccessiva.

La BCE potrebbe rivedere simultaneamente a rialzo le sue stime sulla crescita e al ribasso le sue stime sull’inflazione complessiva per il 2018, mantenendo invece invariate quelle sull’inflazione sottostante.

Quanto sono sensibili gli utili dell’Eurozona alle oscillazioni dei tassi di cambio?

Anche se l’impatto macroeconomico del rialzo dell’euro dovrebbe essere limitato, le ripercussioni per gli utili societari potrebbero invece essere più sostanziali.
Non ci vorrà molto prima che inizino a manifestarsi gli effetti iniziali del rialzo dell’euro.

Anche se dovesse rimanere all’attuale livello, la moneta unica inizierà probabilmente a trascinare al ribasso gli utili societari già a partire da questo trimestre (Q3 2017). L’impatto sarà tanto più significativo se il tasso di cambio effettivo dell’euro dovesse salire del 10% nel 2018. L’euro, dopo aver generalmente sostenuto gli utili societari a partire dalla metà del 2014, dovrebbe avere un effetto opposto nei prossimi trimestri.

Conclusione
La ripresa economica nell’Eurozona, che ha acquisito grande slancio dall’inizio dell’anno, è stata trainata principalmente dalla domanda interna. Inoltre, le esportazioni stanno beneficiando della risincronizzazione del ciclo globale che sta sostenendo la domanda straniera di prodotti dell’Eurozona. In questo contesto, non crediamo che il rialzo dell’euro sia sufficientemente forte da mettere a repentaglio il proseguimento della ripresa. Pertanto, l’apprezzamento della moneta unica dovrebbe continuare gradualmente, in linea con i fondamentali della regione (divisa sottovalutata, rafforzamento dell’avanzo di bilancio, futura ripresa dei tassi a lungo termine). Tuttavia, la BCE dovrà fare in modo di evitare una reazione eccessiva al rafforzamento dell’euro. Se riuscirà a centrare questo obiettivo, gli utili societari potrebbero risentire dell’apprezzamento della moneta unica da qui alla fine dell’anno, ma crediamo che in ultima analisi il trend ciclico finirà con l’avere la meglio. Il potenziale di recupero a medio termine degli utili societari dell’Eurozona rimane significativo.

Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

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