AdvertisementAdvertisementAdvertisement

Cina, positiva la performance di lungo termine

Cina, positiva la performance di lungo termine

Dawid Krige, advisor del fondo Banor Sicav Greater China Equity, risponde alle domande di Fondi&Sicav sull’azionario Cina

banor-capital-logo

Dawid Krige, banor Capital

“Le previsioni per i consumi interni cinesi sono positive”, commenta Krige, Banor Capital

Le azioni cinesi presentano un ratio P/e di 12,85, nettamente inferiore a quello dei listini azionari dei Paesi industrializzati. Secondo voi il dato indica una reale convenienza delle azioni cinesi o è un valore meno rilevante nel processo di valutazione di questo mercato?

Gli indici azionari cinesi al momento scambiano su multipli modesti e non riteniamo che si tratti di una modalità davvero utile per valutare l’insieme delle opportunità d’investimento a causa della prevalenza, all’interno di questi indici, di società partecipate dallo Stato che in molti casi meritano di essere scambiate a sconto. Al contrario, troviamo utile considerare le valutazioni e il potenziale di crescita, sia in termini assoluti sia in relazione ai loro competitor occidentali, di società cinesi di alta qualità. In questi termini, notiamo valutazioni molto interessanti.
Ad esempio, consideriamo il settore del beverage: i marchi leader del mercato Kweichow Moutai, Wuliangye e Jiangsu Yanghe hanno una storia lunga centinaia di anni e traggono beneficio dalla popolarità di cui godono tra le famiglie cinesi. Queste società scambiano a solo 7-12 volte gli utili prima delle tasse di quest’anno se le paragoniamo alle 18 volte a cui scambia Diageo. La minore profittabilità e/o il minor potenziale di crescita possono spiegare le valutazioni a sconto delle aziende cinesi? Al contrario: tutte e tre sono altamente profittevoli e si prevede che i loro profitti possano crescere di circa il 20% all’anno nel corso dei prossimi due anni, ovvero tre volte tanto quelli di Diageo. In modo simile Alibaba e Jd.com, aziende leader operanti nel commercio online, stanno crescendo più velocemente di Amazon ma sono scambiate a una frazione del prezzo per valore lordo della merce (il valore dei beni venduti sulla piattaforma di commercio online) rispetto al prezzo a cui scambia l’azienda americana. Nei servizi finanziari, per esempio, si stima una crescita dei profitti di Noah, un asset e wealth manager cinese, di più del 20% all’anno nel corso dei prossimi due anni: il doppio della britannica Hargreaves Lansdown. Eppure Noah viene scambiata a 16 volte gli utili di quest’anno contro le 33 volte di Hargreaves. Inoltre, in termini di utili prima delle tasse, le sue valutazioni a sconto sono ancora più interessanti.

Molti indicano il ratio debito privato/Pil -attualmente al 160%- come una delle mine vaganti per il mercato finanziario cinese. Quali altri fattori potrebbero mettere in discussione le opportunità offerte dai listini domestici del gigante asiatico?

Anche se tematiche come il debito, la guerra dei dazi e il rallentamento del Pil influiscono sui prezzi dei titoli in Cina, crediamo sia improbabile che intacchino in modo significativo la performance di lungo termine. Nonostante l’atteggiamento contrarian da parte della stampa internazionale, lo scorso anno la Cina è stata una delle economie a crescita più rapida al mondo con un tasso del 6,4%.
Il governo cinese ha dichiarato di essersi focalizzato sui consumi interni come motore della crescita economica. Sta sostenendo questa scelta facendo tornare denaro nelle tasche dei consumatori con tagli fiscali di massa per i privati e futuri tagli già in programma per le imprese che impiegano milioni di consumatori.
C’è da aggiungere che il fenomeno di urbanizzazione della popolazione è ancora in corso: la classe media è tutt’ora in espansione, i ricchi stanno diventando più ricchi. Oggi ci sono più miliardari in Cina che negli Stati Uniti, considerando come valuta i dollari.
Le previsioni per i consumi interni cinesi sono positive e le aziende esposte a questi consumatori dovrebbero trarne vantaggio.

Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

Dallo stesso autore