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Concentrarsi solo su emittenti europei è limitativo

Concentrarsi solo su emittenti europei è limitativo

Rocco Bove, responsabile fixed income di Kairos, partecipa all’inchiesta di Fondi&Sicav sulle obbligazioni inflation linked

kairos

"Il mondo investment grade europeo è schiacciato su rendimenti poco interessanti", commneta Bove, Kairos

Rocco Bove, Kairos

I timori per un’accelerazione dell’inflazione stanno riportando l’attenzione degli investitori sugli inflation linked bond. Quali emissioni di inflation bond – per scadenze, emittenti, indicizzati- preferite in un contesto caratterizzato da una politica monetaria meno espansiva?

Il processo di normalizzazione delle politiche monetarie delle banche centrali, pur con importanti differenze geografiche, sembra destinato a proseguire in virtù di qualche segnale di rinnovata vivacità sul fronte prezzi /inflazione.

Dopo un lungo periodo in cui la minaccia deflattiva ha rappresentato il nemico principale per le banche centrali e per i mercati mondiali, faticosamente e molto gradualmente, anche sul fronte inflazione si sta tornando verso la normalità: questo processo è ovviamente benvenuto sotto molteplici aspetti ma sotto un altro punto di vista rende concreta, per la prima volta dopo molto tempo, la necessità per gli investitori di proteggere il proprio rendimento reale e di tutelare il potere di acquisto del patrimonio.

In questo contesto gli inflation linked bond appaiono uno strumento interessante con cui completare il proprio portafoglio obbligazionario inserendo una strategia che decorreli almeno parzialmente dal più tradizionale rischio tasso e che nel contesto attuale potrebbe anche offrire interessanti rendimenti in termini assoluti.

Ovviamente l’economia che si trova in uno stadio più avanzato nel ciclo economico è quella statunitense quindi è lì che sarebbe ovvio iniziare a cercare protezione dall’inflazione; è anche vero che il mercato si è già portato avanti sui Tips americani mentre l’Europa su questo fronte resta chiaramente più indietro; in merito alle scadenze forse l’orizzonte temporale da preferire potrebbe essere quello di sette-dieci anni: ha relativamente poco senso spingersi molto più in là mentre scadenze tropo brevi rischiano di esser meno interessanti in termini di aspettative di rendimento.

Per un investitore europeo prudente con un orizzonte temporale di cinque-sette anni, orientato alla protezione del capitale al conseguimento di un rendimento reale positivo – ritenete sia preferibile focalizzarsi solo su titoli emessi da emittenti europei o ampliare il raggio d’azione anche a fondi inflation bond globali dotati di una copertura del rischio di cambio?

L’inflazione è un tema globale e come tale andrebbe affrontato in una logica di portafoglio: in termini di opportunità, e dal punto di vista finanziario, appare infatti fortemente limitativo rimanere concentrati solo su emittenti europei anche perché le tempistiche e le dinamiche dei cicli economici possono variare nell’entità in maniera anche molto marcata;
Ciò detto, se la logica principale che spinge gli investitori all’impiego in inflation linked bond dovesse esser solo ed esclusivamente la protezione del capitale, l’approccio dovrebbe essere molto più domestico e la scelta dovrebbe orientarsi verso strumenti quanto più vicini al proprio centro di interessi economici.

Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Precedentemente ho lavorato presso Lob Media Relations occupandomi di ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. Esperienza decennale nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming AM a Milano e a Lussemburgo. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

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