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Contagio in vista per l’Asia?

Contagio in vista per l’Asia?

Contagio in vista per l’Asia? John Greenwood, capo economista di Invesco, crede che i manager asiatici abbiano imparato la lezione imposta dalla crisi del 1997-1998

Nel 1997-1998 la maggior parte delle economie est-asiatiche più piccole fronteggiò una crisi da contagio. Ebbe inizio in Tailandia, per poi propagarsi in Corea, Indonesia, Malesia, Taiwan, Filippine, Singapore e Hong Kong. Il mercato azionario e quello immobiliare crollarono e le valute si svalutarono.

Anche il Dollaro di Singapore scese, rispetto a quello americano, da 1,43 a 1,78 tra giugno 1997 e agosto 1998 e i tassi d’interesse si alzarono improvvisamente. In Corea e Indonesia il Fondo Monetario Internazionale fu costretto a garantire prestiti d’emergenza. Solo Hong Kong non svalutò la propria divisa. Nelle scorse settimane Argentina e Turchia sono state colpite da crisi simili a quella finanziaria asiatica del 97-98. I mercati azionari sono implosi, le valute crollate e le banche centrali sono state costrette ad alzare nettamente i tassi di interesse (al 60% in Argentina e al 17,75%-fino ad ora- in Turchia).

Le crisi dei Paesi emergenti tendono a crearsi durante un periodo di calma o di condizioni creditizie favorevoli nelle economie sviluppate. Nell‘Asia orientale nel 97-98 tutte le economie condividevano lo stesso quadro economico costituito da tassi di cambio fissi e rapida crescita con tassi d’interesse domestici più alti dei tassi Usa. Tutti gli Stati trassero vantaggio dai bassi tassi d’interesse negli Stati Uniti (specialmente dal 92/95) per prendere in prestito USD e finanziare i propri deficit con grossi flussi di capitali in entrata. E tutti sperimentarono una crescita monetaria in eccesso. In Argentina e Turchia il quadro è simile, sia che abbiano avuto tassi di cambio variabili o controllati. La nascita della crisi attuale è stata mascherata dall’aumento del valore dei titoli negli Stati Uniti, Asia orientale e altri Paesi emergenti nel 2017. Bassi tassi d’interesse negli Stati Uniti, Europa e Giappone hanno incoraggiato Argentina e Turchia a prendere in prestito valute straniere (così come le economie asiatiche fecero dal 92-97).

Fintanto che i flussi giungono, gli Investitori rimangono calmi, ma prima o poi, i sintomi della crescita eccessiva di denaro si palesano. Appena qualcuno suona il campanello di allarme, gli investitori corrono al riparo. Ciò comporta il crollo dei prezzi delle azioni, il deprezzamento della valuta e l’impennata dell’inflazione.

Il punto focale è se il contagio si espanderà da Argentina e Turchia fino alle economie asiatiche dalla Corea all’Indonesia. A un certo livello, i tassi di cambio variabili nella maggior parte dell’Asia hanno creato, rispetto al 97-98, un cuscinetto per gli shock.Tuttavia, la risposta dipende dal tipo di economia. Per esempio se il Paese è produttore di petrolio (Indonesia), materie prime (Malesia) o abbia un sistema di cambi fissi (come Hong Kong). Evitare il contagio dipenderà principalmente dalla gestione del sistema monetario.

È probabile che inizialmente tutti i mercati azionari emergenti e le valute a cambio variabile avranno una diminuzione del valore (come stiamo già vedendo) perché gli investitori globali venderanno i loro asset emergenti più liquidi. Ma, assumendo che i sistemi monetari siano ben gestiti, la diminuzione dei prezzi dovrebbe essere temporanea. La crescita monetaria in questi paesi sia stata contenuta durante l’ultimo anno. Quindi, a mio parere questi dati dimostrano come in Asia non ci possa essere eccesso di spesa. I manager asiatici hanno imparato le lezioni del 97- 98. Argentina, Turchia e Venezuela devono ancora imparare.

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