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Etf alla conquista del mercato europeo

Etf alla conquista del mercato europeo

Etf alla conquista del mercato europeo. L’introduzione della Mifid 2 ha evidenziato volumi di negoziazioni molto elevati per questi veicoli nel mercato europeo. Negli Usa gli Etf rappresentano il 40% del mercato del risparmio

Dopo la continua crescita sperimentata da qualche decennio a questa parte sul mercato statunitense, gli Exchange Traded Funds cominciano a svolgere un ruolo predominante nei mercati finanziari del Vecchio Continente. L’entrata in vigore della Mifid 2 ha messo in evidenza l’enorme volume di investimenti che viene canalizzato attraverso questi veicoli.

La Direttiva Mifid 2 ha obbligato le entità finanziarie a mettere a punto periodici report sulla negoziazione degli Etf e, a quasi un anno di distanza dalla sua introduzione, si è visto che il volume di Etf è pari a circa quattro volte quello stimato all’inizio dell’anno scorso.

Nel 2017 la liquidità ‘visibile’ sui mercati europei si limitava a 500 mld di dollari (440 mld di euro). Nel 2018 i dati mostrano che il mercato europeo degli Etf ha raggiunto –tra piattaforme e mercati organizzati- i 2.000 mld di usd. Anche se non si tiene conto dei 1.500 mld di usd emersi dopo l’introduzione della Mifid 2, gli Etf venduti sui mercati regolamentati stanno registrando tassi di crescita annui del 30%.

Negli Stati Uniti, gli Etf rappresentano più del 40% del risparmio investito e nel Vecchio Continente il trend ascendente è oramai confermato dai volumi.

Per i neofiti ricordiamo che gli Etf sono veicoli finanziari che replicano l’andamento di un indice azionario o obbligazionario. Si tratta di prodotti che possono essere negoziati su diverse tipologie di piattaforme seguendo le stesse modalità che regola la compravendita di azioni e bond.

Le chiavi del successo:

Costi. Uno dei vantaggi è la possibilità di costruire portafogli diversificati con un costo di gestione annuo sensibilmente più contenuto rispetto a quello dei fondi comuni d’investimento tradizionali. Il rapporto è in media di 1 a 4. Per un Etf che presenta un costo di gestione annuo dello 0,5%, il fondo comune che opera sulle stesse asset class arriva a costare il 2% annuo. Il minor costo è dovuto all’assenza di un team di gestione che si dedica alla selezione dei titoli da inserire in portafoglio. Con l’Etf si abbraccia in toto la gestione passiva e si decide, nel bene e nel male, di replicare l’andamento di un indice. Gli esperti favorevoli alla costruzione di un portafoglio d’investimento costituito da Etf sostengono che, nel lungo termine, i minori costi di gestione sono in grado di offrire una performance complessiva superiore a quella realizzabile con la gestione attiva.

Liquidità. Gli emittenti di Etf garantiscono ai sottoscrittori che i veicoli possono contare sulla liquidità dei titoli –azioni e obbligazioni- che contribuiscono a formare l’indice prescelto.

Diversificazione. L’investimento in Etf consente –per quelli legati a indici molto ampi- di apportare una diversificazione di portafoglio anche con la sottoscrizione di un numero molto limitato di veicoli.

Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

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