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Dazi, Stati Uniti contro tutti

Dazi, Stati Uniti contro tutti

 Le tariffe potrebbero essere imposte anche all’Europa e alle sue aziende. Quali potrebbero essere le ripercussioni? Il commento di Tom Stubbe Olsen, gestore del Nordea 1 – European Value Fund e fondatore di Mensarius AG

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Dopo la riforma fiscale, nel secondo trimestre ha preso piede un’altra delle promesse elettorali di Donald Trump. Le prime stoccate contro politiche commerciali sleali erano dirette alla Cina e agli scambi di acciaio, ma la retorica e il raggio di azione si stanno allargando.

Le tariffe potrebbero essere imposte anche all’Europa e alle sue aziende, così come agli altri maggiori partner commerciali degli Stati Uniti. Il clima è già caldo. Il vecchio continente ha deciso di applicare dazi su alcuni marchi iconici statunitensi tra cui Harley-Davidson, Bourbon e Levi’s. Gli Stati Uniti hanno reagito minacciando un’estensione delle tariffe al comparto automobilistico, in particolare per le auto di provenienza europea.

 

germania

Questa decisione colpirebbe la Germania, e di conseguenza le prospettive di crescita in Europa anche se l’espansione economica del continente è oggi maggiormente diffusa e più legata a fattori domestici rispetto a quanto non lo fosse alcuni anni fa. Le tariffe porterebbero a un rialzo dei prezzi, andando a mettere pressione all’inflazione. In un primo momento le banche centrali potrebbero apprezzare questo aiuto contro la deflazione e accelerare il percorso di rialzo dei tassi di interesse.

Nessuna teoria economica supporta la tesi che iniziare una guerra commerciale aumenti la ricchezza delle parti coinvolte, direttamente o indirettamente. Non è una buona notizia nemmeno per l’economia globale, o per quella europea, o per la crescita degli utili societari. Temiamo, in effetti, che l’attuale amministrazione statunitense non stia seguendo alcuna teoria economici, ma si stia muovendo all’interno di un’agenda politica.

C’è da sperare che l’instabilità della situazione non peggiori ulteriormente. Potenzialmente, un’escalation potrebbe portare alla rottura delle catene di approvvigionamento alle quali fanno affidamento molte aziende e danneggiare i processi di produzione, dato che le dogane potrebbero ritardare o bloccare le spedizioni. Un modo per tutelarsi, secondo noi, è puntare su società con un solido franchise che hanno il potere discrezionale di aumentare i prezzi al consumo nel caso si rendesse necessario.

Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Precedentemente ho lavorato presso Lob Media Relations occupandomi di ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. Esperienza decennale nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming AM a Milano e a Lussemburgo. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

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