Equity Usa ancora attraente grazie a politica monetaria accomodante

Prosegue l’inchiesta di Fondi&Sicav sul mercato azionario statunitense con l’intervento di Carla Scarano, senior portfolio manager Global equity di Anima

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Carla Scarano, Anima
Carla Scarano, Anima

Nell’ultimo decennio la performance dello Standard and Poor’s 500 ha beneficiato molto della spinta dei titoli tecnologici in generale. Credete che le sorti dell’equity Usa saranno ancora legate a quelle di questo settore o che il cambio del ciclo comporti variazioni dell’asset allocation settoriale dei portafogli d’investimento?

A dieci anni dall’inizio del “bull market” è tempo di bilanci: il mercato americano ha generato un rendimento annuo di circa il 20%, tra i migliori dal 1880. Il settore tecnologico è responsabile di circa il 25% dei suddetti ritorni, guidato da titoli come Apple e Microsoft che sono stati i maggiori contributori alla performance dell’indice S&P500. Gli utili delle società appartenenti al settore tecnologico sono triplicati da marzo 2009 e la crescita del fatturato delle società tecnologiche americane ha contribuito per la metà della crescita degli utili societari. Crediamo, però, che un ulteriore apprezzamento della Borsa americana continuerà a essere guidato dal settore tecnologico, che rappresenta comunque il 20% del peso complessivo del listino. Il settore tecnologico continua, nonostante la performance registrata finora, ad offrire un rendimento sulla base della cassa generata al netto degli investimenti pari al 5,5%, superiore a quello offerto dal mercato nel suo complesso. Le aspettative di crescita degli utili al 2019 si sono notevolmente ridotte, offrendo la possibilità di avere sorprese positive. Inoltre, a partire dal 2004, la ciclicità del settore espressa dal beta si è notevolmente ridotta: il settore è diventato tra i meno ciclici del mercato, le società più grandi appartenenti al settore stanno mostrando una maggiore stabilità nella crescita degli utili, circa il 70% delle società pagano dividendi rispetto al 30% di dieci anni fa, per non dimenticare l’enorme cassa presente nei bilanci di queste società.

Quali variabili potrebbero offrire nuova linfa alla Borsa Usa? Sarà una Fed più dovish -dopo la fine degli effetti della riforma fiscale sui risultati aziendali- a offrire nuovo carburante all’equity?

Mancano solo pochi mesi perché si possa parlare della più lunga fase di espansione economica nella storia americana dal dopoguerra. Quello che fa ancora ben sperare sulle sorti del listino azionario americano è il fatto che il Pil in termini reali è cresciuto solo del 2,3% annuo nel corso degli ultimi dieci anni, il tasso più basso mai visto nella storia degli ultimi 70 anni. Questo crea le condizioni per una politica monetaria accomodante con tassi di interesse relativamente bassi che continua a rendere l’investimento in azioni americane ancora attraente. Le stime di crescita degli utili delle società americane si sono drasticamente ridotte a partire da settembre dello scorso anno. Al momento il consensus degli analisti si attende una crescita degli utili per azione pari al 5%, con stime di crescita del Pil in termini reali pari al 2,5%. Un premio per il rischio ancora piuttosto alto con aspettative conservative sono ancora a supporto del listino azionario americano.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.