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Inchiesta

Esg e disruption tecnologica, gli interrogativi etici

Esg e disruption tecnologica, gli interrogativi etici

Nell’ultima parte della tavola rotonda sugli investimenti Esg organizzata dalla redazione di Fondi&Sicav con i manager di Alianz Global Investors, Amundi Sgr, Axa Investment Managers e Fidelity International abbiamo affrontato il  tema della disruption tecnologica. Questa  sta creando diversi interrogativi etici che vanno dalla protezione della privacy agli utilizzi di certe nuove tecnologie: come si stanno ponendo le società di gestione nei confronti di questa tematica?

«In Axa Im nei prossimi due anni avremo attivato a vari livelli filtri Esg sul 100% dei nostri investimenti, quindi abbiamo una posizione piuttosto rigida da questo punto di vista» ha affermato Marco De Micheli, senior sales della sgr globale: «investiamo in disruption solo nei casi in cui vengano superati in ambito Esg almeno i filtri di esclusione. Riteniamo in altri termini che, ad esempio, violare la privacy dei consumatori non possa portare un vantaggio aziendale stabile in termini di maggiore generazione di utili».

«Lo scandalo Facebook ha certamente aperto la strada a molteplici interrogativi, anche etici, legati alla diffusione d’informazioni tramite le nuove piattaforme tecnologiche» ha proseguito Donatella Principe, responsabile market e distribution strategy di Fidelity International. «Ma non meno importanti sono stati i casi di Equifax, FedEx e Uber in termini di compromissione della sicurezza dei dati: non è casuale che i timori connessi alla cybersecurity siano di gran lunga oggi il maggiore motivo di preoccupazione che tiene svegli la notte cfo e responsabili della compliance. Una corretta governance e solide procedure di controllo e gestione dei rischi, anche quelli nuovi di natura tecnologica, si confermano centrali per la sostenibilità delle aziende e per i loro destini finanziari. Tuttavia esiste anche un altro angolo, positivo, con il quale guardare alla disruption tecnologica: quello di rafforzamento Esg. Prima di tutto l’enorme ammontare di dati che la tecnologia rende oggi disponibile e la possibilità di elaborazione con nuove tecnologie (come big data e analisi di scenario) forniscono uno stimolo per le aziende a essere più trasparenti nel fornire maggiori informazioni e di migliore qualità in ambito Esg, favorendo un approfondimento di questo ambito di analisi. Ma i miglioramenti Esg legati alla disruption tecnologica vanno al di là dei dati stessi e sono legati proprio all’accesso a nuove tecnologie con ricadute multidirezionali. Basti pensare alle immagini satellitari sul CO2 e alla loro elaborazione tramite intelligenza artificiale: questi input possono aiutare le società a ridurre le loro emissioni; i governi a migliorare la regolamentazione in materia, gli investitori a identificare specifici rischi aziendali e a monitorarne i progressi nella gestione. Una volta che le informazioni fornite dalle immagini satellitari siano integrate in modelli di rischio e associate alla performance delle aziende, possono  influenzare dalle quotazioni di borsa ai premi assicurativi, agendo come incentivo Esg per le società stesse».

«La disruption tecnologica non è un criterio fondante dei filtri Esg» ha sottolineato Paolo Proli, head of retail distribution di Amundi Sgr. «Come Amundi abbiamo lanciato alcuni anni fa, attraverso la nostra boutique tematica Cpr Investments, proprio un fondo d’investimento che punta sulle “disruption opportunity” come tema di selezione di aziende che stanno cambiando modello di business, ma non per forza legato alle tematiche Esg, ma anche con altre logiche di sviluppo per intercettare i nuovi consumi e stili di vita di un mondo in continua crescita. L’innovazione tecnologica è una causa di cambiamento (disruption) e non possiamo limitarci a considerarla un fattore di analisi di sostenibilità. Di certo elementi distintivi dovuti allo sviluppo digitale, penso da una parte all’efficientamento delle macchine di produzione o all’accelerazione delle tecnologie sull’energia pulita e dall’altra alle tematiche di cyber security, data Dna fertilization (scambio dei dati a disposizione di social network) possono e devono essere considerati nell’ambito delle analisi di sostenibilità nel rispetto delle regole di condotta o di competitività e legacy ambientale dei grandi player e non solo. In sintesi, non è detto che tutte le aziende che fanno disruption siano socialmente responsabili, anche se molte tecnologicamente disruptive rientrano con pieno merito rispetto ai criteri Esg nell’universo d’investimento social responsible Sri».

«La disruption tecnologica è senz’altro un tema per noi importante, con però un elemento da tenere presente: in sé i cambiamenti portati dalla tecnologia non necessariamente vanno nella direzione di una maggiore sostenibilità» ha evidenziato Isabel Reuss, head od Sri research di Allianz Global Investors. «Pensiamo, per esempio, all’impatto sui consumi elettrici generato dal mining delle criptovalute, oppure alle problematiche sociali specifiche dei social network. Questi ultimi sono aziende che producono news oppure semplici mezzi di comunicazione? La domanda è di grande importanza, poiché, nel caso si scelga la prima opzione, bisognerebbe applicare tutta una serie di normative che già regolano i mass media».

Paola Sacerdote

Nata a Milano ma cresciuta a Ivrea, patria del sogno olivettiano di cui ho visto il triste tramonto, ho studiato Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano. Dopo una esperienza nel mondo della finanza come consulente, oggi collaboro a tempo pieno con il gruppo FONDI&SICAV.

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