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Inchiesta

Esg, i pregiudizi ancora da sfatare

Esg, i pregiudizi ancora da sfatare

Non ci sono dubbi che ormai il mercato, sia retail, sia degli investitori istituzionali, chiede a gran voce prodotti che offrano le maggiori garanzie sul piano Esg (Environmental, social and governance). Questo grazie anche al fatto che la vecchia idea che investire tenendo conto dei criteri Esg porti a un appesantimento dei costi nelle società e di conseguenza a una riduzione degli utili sta per fortuna tramontando e, al contrario, si sta facendo strada la concezione che aziende rispettose dell’ambiente, del sociale e delle regole siano molto più stabili e forti sui mercati. E la cartina di tornasole di questo cambiamento di paradigma è rappresentata dal fatto che sempre più gli asset manager considerano fondamentali nelle loro scelte di gestione i criteri Esg.

Su questo tema la redazione di Fondi&Sicav ha organizzato una tavola rotonda alla quale hanno partecipato i rappresentanti di alcune importanti case di investimento: Isabel Reuss, head of Sri research di Allianz Global Investors, Paolo Proli, head of retail distribution di Amundi Sgr, Marco De Micheli, senior sales di Axa Investment Managers, e Donatella Principe, responsabile market e distribution strategy di Fidelity International.

 Quali sono i pregiudizi ancora da sfatare sugli investimenti Esg?

 Paolo Proli: «I prodotti Esg sono stati oggetto di percezioni errate in passato. Per paura di rendimenti bassi od opzioni limitate, gli investitori hanno sollevato numerosi dubbi e domande. La questione sulle performance dell’Esg è stata per molto tempo un enigma nel settore finanziario: vi erano diverse prove accademiche a sostegno del legame tra rischio, rendimento e investimenti Esg, ma negli ultimi anni è stato pubblicato un gran numero di studi su questo argomento che in gran parte hanno dimostrato che perlomeno non esiste una relazione negativa e che, in alcuni casi, c’è addirittura un impatto positivo. Oggi è stato chiarito che l’integrazione dei fattori Esg in un portafoglio non influisce sfavorevolmente sull’extra-rendimento, ma lo rafforza. Amundi ha condotto due studi approfonditi su questo tema: il primo tra il 2010 e il 2013 e il secondo tra il 2014 e il 2017. Le analisi confermano che l’implementazione di filtri Esg genera un impatto tangibile sulla performance azionaria in Europa e Nord America e mostrano che lo screening Esg ha influenzato l’andamento del mercato equity, in particolare dal 2014».

Marco De Micheli: «I pregiudizi da sfatare sugli investimenti socialmente responsabili sono, a nostro modo di vedere, di due tipi e comportano da parte nostra un’azione attiva. Innanzitutto riteniamo che la possibilità di intervenire nel miglioramento della nostra vita e dell’ambiente sia reale ed effettiva, con evidenze particolari nelle strategie della nostra gamma Impact investing, dove si arriva a stimolare direttamente il management delle aziende in portafoglio e a orientare il voto assembleare. In secondo luogo, i risultati di gestione: si può dimostrare che l’applicazione di filtri sostenibili migliora la capacità di identificare le aziende a maggiore generazione di utile, ovviamente in abbinamento a una seria e rigorosa analisi di portafoglio tipica dei nostri gestori quantitativi (Axa Im Rosenberg) e qualitativi (Axa Im Framlington, Axa Im Fixed Income). Ad esempio, nelle aziende a migliore rappresentatività femminile la crescita del fatturato è superiore del 15%, così come sono più elevati i margini lordi, con minori correzioni nei bilanci post pubblicazione e relativi migliori risultati sul mercato».

Donatella Principe: «Il primo pregiudizio sull’Esg da contrastare è che si tratti di una moda destinata a creare una bolla e non di un cambio di approccio al modo di valutare a 360 gradi la solidità e la sostenibilità di un business. Il secondo pregiudizio, forse il peggiore, è che esista un trade-off tra Esg e performance: una società che segue i criteri Esg lo farebbe a discapito della crescita del proprio business e di conseguenza investire in questo tipo di aziende si tradurrebbe in un minore rendimento per il portafoglio. Le analisi quantitative confutano questo pregiudizio: un gran numero di pubblicazioni accademiche dimostra che i fondi che incorporano l’approccio Esg come parte integrante della propria strategia tendono ad avere nel lungo termine migliori rendimenti corretti per il rischio. In Fidelity noi condividiamo appieno l’idea che i fattori Esg siano strettamente legati alla sostenibilità di lungo periodo delle società: l’analisi e la comprensione di questi criteri deve essere complementare alle forme più tradizionali di analisi finanziaria. Il nostro processo d’investimento risulta rafforzato dall’integrazione della consapevolezza dei rischi e delle opportunità legate all’Esg in tutte le sue fasi: dall’esame delle società alla selezione dei titoli e alla costruzione e gestione del portafoglio; avendo sempre in mente la difesa degli interessi finali degli investitori».

Isabel Reuss: «Io credo che il pregiudizio e la percezione più diffusi riguardino la supposta mancanza di redditività degli investimenti Esg. Ancora molte persone credono che non producano performance positive significative. Si tratta di un conclamato errore, ormai dimostrato da diversi studi condotti negli ultimi anni. Il secondo pregiudizio frequente è che si tratti di una nicchia, limitata a certi tipi di investimento e solo per un certo tipo di persone, dotate di una specifica mentalità e particolari priorità in termini di valori. In realtà i criteri che oggi vengono racchiusi in questa etichetta sono una componente fondamentale dell’analisi finanziaria, in particolar modo se si pensa ai benefici che procurano sul lungo termine. Gli elementi Esg presentano un impatto positivo sul lungo periodo. Se dovessimo infatti sintetizzare la questione, si potrebbe senz’altro affermare che, se lo scopo è conoscere il valore di un’azienda nel tempo presente o su un orizzonte temporale limitato, allora è necessario rivolgersi agli indicatori finanziari tradizionali, ma se l’intento è scoprire il valore di una società sul lungo periodo, allora l’analisi Esg diventa essenziale. Basti pensare, ad esempio, che nelle aziende in un numero crescente di settori una quota sempre maggiore degli attivi di bilancio è data dagli intangibili: la tecnologia è un esempio ovvio, ma alcuni casi si possono trovare anche in comparti come l’alimentare. Per valutare e analizzare questi elementi non conosco maniera migliore dell’approccio Esg. Va detto, comunque, che le cose stanno cambiando rapidamente, in Italia e in altri paesi, e non solo in quella fascia di nazioni del Nord Europa tradizionalmente più sensibili a questi temi».