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Esg, sempre più presente nel debito Em

Esg, sempre più presente nel debito Em

Esg, sempre più presente nel debito Em. I fattori ambientali, sociali e di governance assumono un’importanza crescente nella selezione del debito emergente. L’analisi di Pictet

Le immagini delle mazzette di banconote praticamente prive di valore dello Zimbabwe o del Venezuela necessarie per acquistare prodotti di base come il pane e la carne che spesso sono comparse sui social media sottolineano chiaramente l’importanza della governance nelle economie dei mercati emergenti. Ma cercare di scoprire – non diciamo leggere – i segnali che indicano come stanno cambiando le condizioni, se in meglio o in peggio, è difficile.

A complicare ulteriormente le cose ci sono le dimensioni sociali e ambientali che potrebbero svolgere ruoli altrettanto critici nelle scelte di investimento. Ad esempio, la deforestazione in atto ad Haiti e la Primavera araba hanno prodotto come conseguenza drammatica la totale svalutazione delle rispettive valute.

Una ragione per la quale gli investitori in obbligazioni sovrane sono stati notevolmente più lenti rispetto, diciamo, a quelli azionari nella capacità di riconoscere l’importanza dei fattori ESG è una relativa mancanza di informazioni di qualità. Mentre i fattori ESG vengono sempre più quantificati a livello di aziende e utilizzati per l”investimento in azioni e credito, ci sono state meno ricerche sul modo in cui tali parametri influiscono sul merito creditizio degli Stati.

Recentemente, tuttavia, i servizi di consulenza e le agenzie di rating hanno risposto alla crescente domanda di analisi ESG basata sui titoli sovrani. Si tratta di una tendenza che è destinata a crescere, in quanto gli investitori vedono la diretta dimostrazione della correlazione tra il punteggio dei Paesi in base a diversi criteri ESG e la performance delle loro obbligazioni. Ad esempio, è sempre più evidente la correlazione tra una buona governance e un minore rischio di insolvenza sovrano e l’andamento degli spread. Un altro recente studio ha evidenziato che mentre il cambiamento climatico ha aumentato il costo medio del debito dei Paesi emergenti di 117 punti base, coloro che hanno investito in adeguamento sociale sono riusciti a ridurre i costi di 67 punti base.

Ma anche se i rating delle agenzie aiutano, non sono un rimedio magico – l’analisi dei criteri ESG per Paese non è una scatola nera in grado di emettere responsi inequivocabili. Innanzitutto, alcuni criteri ESG non cambiano molto o spesso. In secondo luogo, questi fattori possono avere effetti variabili sulle economie. Vale a dire che alcuni contano più di altri – dipende tutto dalle circostanze particolari di ciascun Paese. E tutti necessitano di un approccio delicato per l’integrazione dei criteri ESG con criteri di valutazione più tradizionali.

Dato che i fattori ESG tendono a evolvere su orizzonti temporali più estesi, la loro inclusione nei processi di costruzione dei portafogli richiede un coinvolgimento di lungo termine da parte degli istituti che investono. Ciò comprende, senza esservi limitato, il contatto diretto con mutuatari sovrani – un rapporto continuo con i ministri del Tesoro attraverso incontri di persona, lettere, questionari mirati e domande relative ai criteri ESG nel corso di roadshow. A volte può anche voler dire spiegare a dipendenti pubblici cosa sono gli ESG e perché sono importanti.

L’approccio più redditizio all’investimento in ESG sovrani è tuttavia probabilmente un approccio che riguardi l’intero settore. I governi a cui si chiede di migliorare le credenziali ESG, con ogni probabilità evidenzieranno una crescita più robusta e stabile e saranno più capaci di sopportare le turbolenze macroeconomiche. In effetti, il miglioramento dei criteri ESG tra i mercati emergenti migliorerebbe la performance tendenziale della classe di attivi – o darebbe slancio al loro beta, come si dice nel gergo dei mercati.

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