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Inchiesta

Etf, focus sulla sostenibilità

Etf, focus sulla sostenibilità

Uno dei temi, oggi di grande attualità, di cui si è discusso nel corso della tavola rotonda sugli Etf organizzata dalla redazione di Fondi&Sicav alla quale hanno partecipato Vincenzo Sagone di Amundi Sgr, Mauro Giangrande di DWS, e Marcello Chelli di Lyxor è quello degli investimenti sostenibili.

Durante il dibattito è emerso come da parte degli investitori ci sia una sempre maggiore attenzione nei confronti degli Etf Esg, che globalmente nel corso dell’anno passato hanno raccolto 5,2 miliardi di dollari. Se si pensa che la media mensile dei flussi in questa tipologia di fondi è stata di circa 30 milioni di dollari tra il 2010 e la fine del 2016, mentre nell’anno passato la media mensile è stata di 230 milioni di dollari, si comprende come il 2017 abbia rappresentato una vera e propria svolta per l’industria dei fondi passivi sulla sostenibilità. Essendo un tema che, tradizionalmente, è sempre stato approcciato attraverso fondi a gestione attiva, il recente boom di flussi è la prova che gli investitori stanno cambiando atteggiamento nei confronti dei fondi indice, e il concetto che investire in modo sostenibile attraverso uno strumento indicizzato generi minori ritorni è stato smentito dalla moderna costruzione dei fondi passivi.

Secondo gli esperti la popolarità degli strumenti passivi focalizzati sulla sostenibilità e sul rispetto dei criteri ambientali, sociali e di governance non è una moda passeggera, ma un trend solido e destinato a proseguire, soprattutto se si pensa che su questo tema negli ultimi anni i regulator a livello globale hanno introdotto dei quadri normativi, anche in termini di reporting, per tutta una serie di investitori. Inoltre sono state numerose le iniziative su base volontaria cui hanno aderito diverse realtà. Questo ha inizialmente riguardato gli investitori istituzionali puri, soprattutto i fondi pensione, i fondi sovrani e le assicurazioni, ma a questi oggi si stanno affiancando altri protagonisti del mondo finanziario, come le banche, la clientela retail e il private banking, che stanno mostrando sempre maggiore interesse nei confronti degli strumenti Esg.

Un percorso ancora lungo

Se la strada sembra ormai tracciata, rimangono comunque alcune riflessioni da fare relativamente alla diffusione delle soluzioni Esg tramite gli Etf . Innanzitutto va evidenziata una difficoltà per gli emittenti, legata al fatto che la valutazione dei criteri di sostenibilità non è uniforme in tutta Europa ma varia da paese a paese. Questo crea un problema oggettivo alle società provider, che puntano a sviluppare strumenti che vadano bene su tutti i mercati e non strumenti che siano specifici per ogni singolo paese. In secondo luogo è necessario che gli investitori professionali siano disponibili a sostituire i propri benchmark a capitalizzazione con benchmark Esg o che, alternativamente, siano disponibili ad accettare una fisiologica tracking difference tra il proprio benchmark a capitalizzazione e il prodotto Esg acquistato. Inoltre, e questo è forse il passaggio fondamentale che dovranno compiere gli investitori nell’approcciare il tema della sostenibilità, i prodotti Esg non dovrebbero essere acquistati con il solo obiettivo di ottenere rendimenti migliori (eventualità che non può essere garantita a priori), ma con il desiderio e la speranza che le soluzioni Esg possano generare un impatto positivo sull’ambiente che ci circonda.

Leggi le puntate precedenti:

Etf, la fotografia del 2018

Etf obbligazionari, le ragioni del boom

Etf ed evoluzione regolamentare

 

Paola Sacerdote

Nata a Milano ma cresciuta a Ivrea, patria del sogno olivettiano di cui ho visto il triste tramonto, ho studiato Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano. Dopo una esperienza nel mondo della finanza come consulente, oggi collaboro a tempo pieno con il gruppo FONDI&SICAV.

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