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Europa: le alternative più sicure ai bond Investment Grade

Europa: le alternative più sicure ai bond Investment Grade

Gary Herbert, Cfa, portfolio manager and head of Global Credit Brandywine Global (Legg Mason), interviene all’inchiesta di Fondi&Sicav sui corporate bond globali

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“I corporate bond di qualità più elevata affronteranno diverse difficoltà nei prossimi trimestri”. Herbert, Brandywine Global 

Come hanno reagito i corporate bond ai rialzi dei tassi d’interesse decisi dalla Federal Reserve? Quali tipologie di obbligazioni societarie hanno retto meglio e quali sono state più penalizzate?

In generale i bond corporate, in seguito agli aumenti dei tassi da parte della Fed, si trovano ad affrontare una strada in salita. I rialzi dei tassi, infatti, insieme all’aspettativa che la Fed continuerà ad andare avanti in questo senso (visti i solidi dati economici dell’economia), hanno contribuito alla negativa performance del credito corporate, a mano a mano che gli spread si allargavano. Ma questo è soltanto uno degli ostacoli. Oltre agli aumenti dei tassi, la contrazione del bilancio della Fed sta creando una scarsità di dollari Usa e limitando la liquidità. Di conseguenza, le condizioni di credito si stanno inasprendo, la concessione di prestiti sembra rallentare e, con il dollaro che di recente ha raggiunto il livello più alto da 18 anni, gli oneri di copertura sono diventati proibitivi. Con la Bce che traccia il proprio percorso verso la normalizzazione e la politica monetaria che cambia in tutto il mondo, raccomandiamo agli investitori di monitorare con attenzione la loro esposizione al rischio di tasso di interesse.

Tuttavia, dando uno sguardo più approfondito alla performance di quest’anno del credito corporate, si scoprono significative variazioni tra i diversi segmenti. I settori più sensibili ai tassi, come il credito investment grade, hanno sperimentato un sell-off, con i titoli BBB di maggior qualità che hanno performato particolarmente male. I segmenti più legati alla crescita invece hanno registrato risultati migliori e persino positivi, in particolare l’high-yield. Il credito con un rating più basso tende infatti a essere maggiormente correlato con i mercati azionari e con le valutazioni, e in genere ha la più bassa sensibilità ai tassi rispetto a tutti gli altri settori del reddito fisso.

In vista della fine del Qe nell’Eurozona e di un probabile incremento dei tassi anche nel Vecchio Continente, quali fattori ritenete sia opportuno considerare per selezionare un portafoglio di corporate bond?

Ci aspettiamo che i corporate bond di qualità più elevata affronteranno delle difficoltà nei prossimi trimestri, con la Bce che gradualmente ritirerà il quantitative easing. Lo stop all’acquisto di obbligazioni da parte della Bce dovrebbe far salire i rendimenti dei titoli sovrani su livelli coerenti con l’inflazione. Con i tassi in aumento, le obbligazioni europee saranno soggette a una maggiore sensibilità ai tassi d’interesse, e soprattutto i detentori di obbligazioni investment grade dovranno vedersela con un graduale deprezzamento. Nel frattempo, se contemporaneamente la crescita della zona euro continuerà a rallentare, i differenziali di credito potrebbero allargarsi ulteriormente e gli investitori potrebbero sperimentare un deprezzamento e una volatilità dei prezzi ancora maggiori.

Restano molte incertezze sulle prospettive per l’Europa, comprese le preoccupazioni sulla traiettoria di crescita, la Brexit e altri rischi politici. Tuttavia, con i tassi destinati ad aumentare, stiamo individuando in Europa alternative relativamente più sicure ai bond IG nei titoli garantiti da attività a tasso variabile (floating-rate asset-backed securities) e nei titoli garantiti da mutui ipotecari (mortgage-backed securities). In larga misura, questi settori continuano a essere sospinti da solidi fondamentali, rating in miglioramento, aumento della domanda e carenza di offerta di nuove emissioni. Poiché gli acquisti di titoli garantiti da attività da parte della Bce sono stati minimi, soprattutto a confronto con i pattern di acquisto prevalenti tra gli asset manager, non ci aspettiamo che il tapering avrà un impatto significativo su questo settore.

Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

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