Fed, Powell come Greenspan nel 1998?

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Fed, Powell come Greenspan nel 1998? Greenspan riuscì ad allungare il ciclo della crescita Usa di trenta mesi e alimentò un surriscaldamento del mercato azionario che terminò con il tracollo del Nasdaq

I parallelismi dell’economia statunitense con quanto accaduto nel 1998 sembrano essere sempre più evidenti, in particolare per quanto riguarda l’operato della Federal Reserve, che si trova a dover gestire un difficile equilibrio dopo aver annunciato una frenata lungo il percorso che porta alla normalizzazione dei tassi d’interesse. Come due decenni fa, l’inflazione a stelle e strisce è lontana dal target inflation, la disoccupazione è sui minimi storici e l’incertezza sul futuro dell’economia arriva dall’Asia. In quell’occasione fu la crisi delle Tigri asiatiche a spingere Alan Greenspan a tagliare il costo del denaro per evitare una recessione.

Jerome Powell comincia a sentirsi come Alan Greenspan venti anni addietro. I tamburi di recessione in arrivo sono risuonati nei timpani di Greenspan allo stesso modo di quanto hanno fatto in quelli di Powell nell’ultimo trimestre del 2018.

Ai tempi di Greenspan, l’economia cresceva a velocità di crociera, la disoccupazione era ai minimi storici, l’assenza di inflazione era tale da offrire un buon margine di manovra alla Fed. Tuttavia, nel 1998 si verificò la crisi delle Tigri asiatiche e il commercio mondiale iniziò a frenare. La curva dei tassi presentava una tendenza all’inversione che indicava l’arrivo -presto o tardi- problemi per l’economia Usa. In questo momento è la frenata della Cina a provocare timori sul versante della tenuta degli scambi internazionali.

Greenspan decise di tagliare, tra settembre e novembre del 1998, i tassi d’interesse di 75 punti base per offrire nuovo impulso all’economia. Powell ha finora deciso di posporre il rialzo del costo del denaro e adottare un atteggiamento dovish dopo aver vissuto un autunno 2018 caratterizzato dalla retromarcia dell’equity e dall’irrigidimento delle condizioni creditizie.

Le nuove stime messe a punto dagli analisti indicano l’arrivo di tagli al costo del denaro negli Usa nel 2020 e nel 2021. Nonostante Powell abbia fatto uno sforzo per adeguare l’impostazione di politica monetaria all’evoluzione dell’economia, non è riuscito ad evitare l’appiattimento della curva dei tassi. La settimana scorsa i rendimenti dei Treasury a dieci anni hanno evidenziato rendimento inferiori -seppur di poco- ai titoli a breve scadenza. Per le scadenze a due e tre anni, i rendimenti dei titoli di stato Usa sono già invertiti rispetto alle scadenze più brevi.

Quando Greenspan cominciò a tagliare i tassi, l’economia Usa aveva già accumulato 90 mesi di crescita (la terza fase espansiva più lunga della storia Usa). Il taglio del costo del denaro permise alla Fed di estendere di ben 30 mesi la durata del ciclo espansivo (fino al 2001, in prossimità del tracollo dei titoli tecnologici).

L’attuale ciclo economico espansivo degli Stati Uniti è già a quota 117 mesi, tanto quanto il ciclo del 1998 era riuscito a durare con la spinta fornita da Greenspan. In quell’occasione, l’indice Standard and Poor’s 500 si rivalutò del 56% in 18 mesi per poi invertire bruscamente la rotta.