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Fine Qe: ulteriore sfida per i corporate bond europei nel 2019

Fine Qe: ulteriore sfida per i corporate bond europei nel 2019

Owen Murfin, Institutional Fixed Income portfolio manager di Mfs Investment Management, partecipa all’inchiesta di Fondi&Sicav sui corporate bond globali

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Come hanno reagito i corporate bond ai rialzi dei tassi d’interesse decisi dalla Federal Reserve? Quali tipologie di obbligazioni societarie hanno retto meglio e quali sono state più penalizzate?

La graduale rimozione delle misure di politica monetaria convenzionali e non convenzionali è motivo di preoccupazione per i mercati del credito. Tuttavia altri fattori, ugualmente importanti, stanno influenzando i livelli di spread. Tra questi, a impattare sul credito europeo, il costante rischio politico in Europa, congiuntamente ai timori circa le tariffe commerciali e l’aumento della leva tra le società investment grade, in particolare negli Stati Uniti. Di conseguenza, risulta difficile “isolare” l’influenza della stretta monetaria sui corporate bond. Questo argomento viene ulteriormente supportato dal fatto che i bond investment grade Usa hanno sovraperformato i bond europei nel 2018 nonostante l’ulteriore aumento dei tassi di interesse americani.

Le principali banche centrali si sono dimostrate generalmente abili dal taper tantrum del 2013, adottando una stretta comunicazione con il mercato al fine di evitare eventuali cambiamenti inattesi di politica e improvvisi aumenti degli spread. La Bce probabilmente seguirà la Fed impegnandosi a rimuovere molto gradualmente le misure di stimolo, terminando gli acquisti nel 2018 e aumentando probabilmente i tassi nel 2019. La Bce dovrà mostrarsi più “hawkish” rispetto all’attuale scenario per scuotere ulteriormente il mercato e questo sembra improbabile alla luce della recente mancanza di momentum di crescita, dei tassi di inflazione contenuti e della costante incertezza politica nel 2019.

In vista della fine del Qe nell’Eurozona e di un probabile incremento dei tassi anche nel Vecchio Continente, quali fattori ritenete sia opportuno considerare per selezionare un portafoglio di corporate bond?

La fine del quantitative easing rappresenta una sfida ulteriore per i corporate bond europei nel 2019, soprattutto perché il piano di scadenze dei corporate bond è piuttosto lieve e non richiederà quindi elevati acquisti da parte della Bce per mantenere il livello corrente di corporate bond nel bilancio. Dovrebbe in generale far aumentare la volatilità e la dispersione dei titoli che compongono il mercato corporate, dato che iniziano a scambiare a determinati livelli di mercato. Questo significa che la selezione dei titoli assumerà un’importanza maggiore. L’alto rendimento dovrebbe inoltre ridurre il numero dei titoli a rendimento negativo nel mercato europeo che a oggi rappresenta il maggior detrattore della partecipazione nel mercato degli investitori esteri, in particolare di quelli asiatici. Costi di protezione della valuta molto più bassi in euro rispetto al dollaro attireranno un rinnovato interesse nei bond europei se i rendimenti dovessero salire.

Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

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