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Guerre commerciali, troppo intense per essere ignorate

Guerre commerciali, troppo intense per essere ignorate

“La Cina non può rispondere colpo su colpo alle sanzioni commerciali degli Usa, ma può rendere la vita difficile al paese”, commenta Ross Teverson, head of Strategy, Emerging Markets di Jupiter Am

 

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Sul fronte azionario è interessante notare che si può ricondurre l’inizio dell’intera guerra commerciale alla violazione delle condizioni imposte a un produttore cinese di apparecchiature per le telecomunicazioni, Zte. Zte non aveva infatti provveduto a licenziare quattro dipendenti che si occupavano della Corea del Nord e dell’Iran, il che aveva comportato un divieto generale per la società di operare negli Stati Uniti. I suoi titoli sono stati sospesi e, al momento della loro riammissione in borsa, sono scesi del 60%. Ciò mette in evidenza i rischi imprevisti che si possono nascondere in portafoglio e la necessità di esserne consapevoli.

L’elenco dei settori nel mirino dei dazi di Trump è molto ampio, dalla produzione di mobili alle scarpe da ginnastica, anche se finora gli investitori si sono concentrati in particolare su due: l’automobilistico e il siderurgico.

Il settore automobilistico coreano non ha ancora subito sanzioni o dazi, ma gli investitori si stanno comportando come se ciò accadrà, e quindi le auto coreane potrebbero perdere in parte la loro competitività negli Stati Uniti ed in Cina. Il settore ha perso circa il 30% del suo valore di recente.

Il settore tecnologico avrebbe dovuto probabilmente essere sotto tiro, ma finora è rimasto per lo più immune. Tuttavia, Trump punta a ridurre la fuoriuscita di brevetti e proprietà intellettuali e ciò ha pesato sul sentiment.

Sul piano dei singoli listini, si è registrato un impatto diretto sullo Shanghai Composite Index, che ha continuato a scendere, registrando a oggi una perdita del 16% da inizio anno e del 46% rispetto al picco del 2015. Ciò è avvenuto nonostante diversi fattori, come una discreta crescita degli utili realizzata dalla maggior parte delle società cinesi, alcuni primi progressi nelle politiche di riduzione della leva finanziaria e l’inclusione delle azioni cinesi nell’Msci Emerging Market Index.

Inoltre, a giugno le esportazioni sono risultate solide, con un aumento dell’11,3% su base annua, dato probabilmente favorito dal fatto che si è tentato di anticipare temporalmente l’applicazione dei dazi. Il surplus commerciale della Cina è salito a 41,6 miliardi di dollari nel mese di giugno, il dato più elevato da dicembre, e la stragrande maggioranza deriva dagli Stati Uniti. Il surplus di 29 miliardi di dollari di giugno con gli Stati Uniti è stato il più elevato mai registrato.

Certo, la Cina non può rispondere colpo su colpo alle sanzioni commerciali degli Stati Uniti, ma può rendere la vita difficile al paese dato che possiede più di mille miliardi di dollari di treasury (che potrebbe vendere mettendo in grande difficoltà i mercati finanziari).

Cosa significa tutto questo? Nel breve termine, le preoccupazioni legate alle guerre commerciali continueranno probabilmente a persistere, tuttavia ci si esporrà a esse principalmente attraverso i produttori di acciaio o di automobili. Crediamo che concentrandosi sulle opportunità di tipo bottom-up e garantendo al contempo un’esposizione diversificata ai mercati emergenti sia possibile limitare la volatilità derivante dai rischi politici di qualsiasi area geografica. Anche se l’incertezza politica a breve termine potrebbe continuare, le numerose opportunità legate a profondi cambiamenti strutturali positivi restano interessanti. Tra i settori in cui riteniamo si verificheranno tali evoluzioni a lungo termine figurano l’integrazione finanziaria e il settore dei viaggi e del turismo, che a nostro avviso è spesso trascurato ma può rappresentare una possibile fonte di rendimento sostenibile per i prossimi decenni.

Sebbene le prese di posizione politiche possano pesare fortemente sul sentiment, pensiamo ci siano sul mercato molte opportunità interessanti per gli investitori che possono fornire rendimenti sostenibili e a lungo termine.

 

Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Precedentemente ho lavorato presso Lob Media Relations occupandomi di ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. Esperienza decennale nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming AM a Milano e a Lussemburgo. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

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