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I bond ignorano la recessione

I bond ignorano la recessione

I bond ignorano la recessione. L’inversione a U della politica delle banche centrali ha superato i rischi di una crescita più debole. Pictet Am

Di conseguenza, gli spread di rendimento degli strumenti di debito a maggiore rischio si sono compressi rispetto a quelli degli strumenti a reddito fisso relativamente sicuri. Ad esempio, il premio di rendimento offerto dalle obbligazioni high yield statunitensi rispetto ai Treasury USA si è ridotto di circa 150 punti base da gennaio. Poiché a nostro avviso la crescita rimarrà debole soprattutto nei Paesi sviluppati, riteniamo che i mercati del credito siano troppo ottimisti; gli spread delle obbligazioni high yield statunitensi scontano attualmente una possibilità di una recessione negli Stati Uniti nei prossimi 12 mesi pari solamente al 2%, rispetto alla probabilità del 10% espressa dai Treasury a 10 anni e del 24% suggerita dal modello della Fed.

L’inversione della curva dei rendimenti dei Treasury – lo spread tra le obbligazioni a 3 mesi e a 10 anni è diventato negativo per la prima volta dal 2006 – riflette in modo più preciso i rischi economici e offre potenzialmente alcune interessanti opportunità di investimento. In un periodo di crescita economica poco brillante, gli spread sulle obbligazioni societarie paiono troppo ristretti in termini assoluti, e in termini relativi rispetto ai loro 20 anni di storia. Ciò vale per il mercato del credito in generale e per il debito societario europeo in particolare. Un altro segnale di allerta è dato dal deterioramento della qualità del credito, con aziende che mostrano molta più leva finanziaria nei loro bilanci. Anche gli accordi stipulati per proteggere gli investitori si sono indeboliti, in quanto la domanda di leveraged loan è aumentata.

Inoltre, il sentiment a breve termine e i segnali tecnici sono in zona d’allarme, e aumentano le nostre ragioni per mantenere una posizione sottopesata sul credito europeo, sia high yield che investment grade. Vediamo un compromesso migliore tra rischio e possibile rendimento nel mercato obbligazionario dei Paesi emergenti. Rimaniamo sovrappesati sul debito in valuta locale dei mercati emergenti, che continua a offrire il miglior valore nel mercato del reddito fisso, in base ai nostri modelli.

Malgrado i tentennamenti in Argentina e Turchia, le economie emergenti nel complesso paiono aver guadagnato un certa stabilità rispetto alle economie sviluppate; i segnali positivi comprendono una forte ripresa della fiducia dei consumatori nei Paesi in via di sviluppo. Gli investitori nelle obbligazioni dei mercati emergenti in valuta locale dovrebbero anche trarre beneficio dall’eventuale riduzione del divario tra queste valute e il dollaro – in base ai nostri modelli le prime sono ancora un 25% al di sotto del valore equo.

Per quanto riguarda le valute, i nostri modelli indicano che il biglietto verde è costoso rispetto alla maggior parte delle valute dei Paesi sviluppati ed emergenti; rispetto all’euro, la determinazione implicita dei prezzi delle opzioni suggerisce un apprezzamento del 3,3% nei prossimi 12 mesi. Tuttavia, data la mancanza di un chiaro catalizzatore per una segnata svalutazione del dollaro a breve termine, manteniamo una posizione neutra su quest’ultimo.

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