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I mercati continueranno a essere volatili

I mercati continueranno a essere volatili

“Siamo lontani dai tempi in cui il bull market era supportato da visibili flussi di liquidità, crescenti valutazioni e bassissima volatilità”, spiega Franz Weis, gestore del fondo Comgest Growth Europe di Comgest

Comgest

Franz Weis, Comgest

Franz Weis, Comgest

Nel 2018, la volatilità è tornata a essere al centro dell’attenzione. Sia a febbraio sia nel terzo trimestre, l’indice che misura la volatilità globale (Vix) ha raggiunto livelli mai visti da più di cinque anni. Siamo lontani dai tempi in cui il bull market era supportato da abbondanti, consistenti e visibili flussi di liquidità, da crescenti valutazioni e bassissima volatilità. Il passaggio da un mercato azionario guidato dalla liquidità a un mercato che si poggia sui fondamentali economici ha determinato più turbolenza, in quanto il nuovo percorso è meno visibile e più soggetto a imprevisti del ciclo. A complicare ulteriormente le cose, la politica è ritornata al centro della scena nel 2018. La guerra commerciale di Trump con la Cina e l’Europa ha avuto un forte impatto negativo su diversi settori. In Europa, l’esito della Brexit e gli agitati rapporti tra Italia e Ue hanno pesato anche sul sentiment.

Le agitazioni del mercato si riflettono anche sul timore degli investitori che l’economia statunitense abbia raggiunto il picco della crescita e che una possibile recessione sia in arrivo a seguito della reflazione fiscale e monetaria senza precedenti degli ultimi anni. Dopo l’eccellente 2017 guidato da una ripresa globale sincronizzata, l’Europa è ricaduta nel suo percorso abituale di crescita ridotta.

La forte volatilità del 2018 ha innescato una forte rotazione settoriale, dai titoli ad alto rischio e ciclici a quelli più difensivi. I titoli growth hanno beneficiato dell’umore positivo della prima parte dell’anno per poi essere soggetti a una forte svendita a favore di titoli più difensivi, con il ritorno dell’avversione al rischio a seguito dell’aumento dei rendimenti obbligazionari Usa e del deterioramento delle prospettive per l’economia globale.

Coloplast ha registrato un altro anno di crescita organica dinamica, supportata da alti livelli di innovazione nelle divisioni di Ostomy Care (+9%) e Continence Care (+8%). Il cambio di amministratore delegato è stato portato avanti nel segno della continuità e per il 2019 è previsto un altro anno di crescita del fatturato dell’8%. Wirecard ha beneficiato della rapida transizione verso lo shopping online, ma è riuscita anche a integrare con successo le recenti acquisizioni negli Stati Uniti e in Asia arricchendo la propria offerta con innovativi servizi a valore aggiunto. La solida performance del titolo riflette pienamente la crescita degli utili sottostante che, secondo le ambizioni di lungo termine del management, continuerà nei prossimi anni. Experian, grazie al nuovo programma di prodotti, ha visto aumentare le vendite organiche fino a raggiungere una crescita prossima al 10%.

Tra i titoli che hanno sofferto maggiormente troviamo Inditex, il cui successo online sta obbligando la società ad aumentare il ritmo a cui razionalizza la propria presenza fisica in risposta al rallentamento della crescita delle vendite nei propri negozi. Le previsioni sugli utili e di crescita di Fresenius sono state ridotte a causa del contesto più sfidante in cui si trovano gli ospedali presenti in Germania e a causa dei crescenti investimenti nelle unità di dialisi, spingendo al ribasso anche il titolo. Infine, ASOS ha sofferto a causa di una riduzione della propria visibilità. A seguito di una diminuzione di valore senza precedenti registrata a novembre a causa del difficile contesto retail in Europa, ASOS ha ridotto le proprie previsioni di crescita del fatturato e dei margini per l’anno fiscale in corso.

Le tensioni commerciali, il rallentamento dell’economia cinese, la fine dello stimolo fiscale per l’economia Usa e una diminuzione della fiducia delle imprese e dei consumatori in Europa hanno portato a valutazioni più interessanti per l’azionario del Vecchio Continente. Dopo la stagione degli utili sottotono nel terzo trimestre e la recente debolezza degli indicatori economici, si sono iniziate a rivedere a ribasso le previsioni relative agli utili delle società europee, ora al di sotto del 10% per quanto riguarda il 2018. Anche le stime per il 2019 sono state sensibilmente riviste verso il basso. L’altro lato della medaglia è che, esclusi eventi imprevedibili, non c’è ragione di prevedere un ulteriore diminuzione sostanziale della crescita economica e degli utili societari. La situazione finanziaria delle società e dei consumatori europei è solida. Un restringimento significativo della politica monetaria da parte della Banca Centrale Europea appare improbabile, come improbabile appare un aumento dei rendimenti delle obbligazioni a lunga scadenza che porterebbero alla diminuzione dell’attrattività dell’azionario europeo. Tuttavia, considerate le molte nuvole all’orizzonte, è probabile che i mercati continueranno a essere volatili.

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