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Il settore auto, ormai è crisi in tutto il mondo

Il settore auto, ormai è crisi in tutto il mondo

Il 2018 non verrà ricordato come un anno facilissimo per il comparto auto, che veniva da un quinquennio di record assoluti. La battuta d’arresto, evidente soprattutto nel secondo semestre, è uno dei non pochi motivi alla base del rallentamento economico recente e del declino di diversi indici manifatturieri. I risultati negativi si sono fatti sentire anche  a livello borsistico: il principale indice globale, l’Msci world automobile index, nel corso del 2018 ha perso oltre il 20% in dollari, una cifra circa doppia rispetto all’Msci world. Questo benchmark è composto da 23 titoli legati al settore e quotati nei listini sviluppati del mondo e a livello di breakdown dei paesi che lo compongono c’è una prevalenza di azioni giapponesi, che a fine dicembre erano responsabili di quasi il 46% della capitalizzazione; seguono poi per peso la Germania (22,5%) e gli Stati Uniti(22%). 

Il movimento al ribasso ha portato a quotazioni pressoché introvabili sui mercati sviluppati: a fine anno, infatti, il P/E forward era intorno a 6,7, mentre i corsi erano inferiori ai valori di libro e il dividend yield superiore al 4%. L’auto rappresenta dunque uno dei punti più nevralgici in cui sono andate a concentrarsi le paure di recessione. In effetti la seconda metà dell’anno non è stata entusiasmante: partiamo dal mercato più importante del mondo, ossia quello cinese, responsabile di circa un terzo di tutti i volumi di acquisto a livello globale per quanto riguarda i nuovi veicoli. 

A dicembre per il settimo mese di fila si è registrato un significativo calo (-19,3%) e questi numeri hanno spinto per la prima volta dal 1992 il paese a una diminuzione annuale (-5,8%) nella vendita di automobili con 22,7 milioni di pezzi. Per il 2019 Caam, l’associazione dei costruttori locali, che comprende molte joint venture con le maggiori marche mondiali, prevede un mercato sostanzialmente invariato. È vero che il 2017 era risultato un anno particolarmente buono, spinto anche da un quarto trimestre in cui si erano concentrati molti acquisti poiché si trattava dell’ultima finestra temporale per potere ottenere alcuni sconti fiscali, ma è altrettanto indubbio che l’industria locale ha citato la debole domanda dei consumatori come ragione del declino attuale. 

Nell’ambito dei veicoli commerciali leggeri, spesso utilizzati in Cina (al pari degli Usa) come mezzo di trasporto privato, le cose sono andate decisamente meglio con un aumento da 4,2 milioni di veicoli venduti nel 2017 a circa 5,5 nel 2018. Complessivamente, dunque, il totale degli autoveicoli nuovi venduti nella Repubblica Popolare  è stato di circa 28,2 milioni di unità, in calo di circa mezzo milione rispetto all’anno precedente.

Una nota positiva è arrivata dai veicoli elettrici, che hanno superato per la prima volta 1,3 milioni di pezzi collocati sul mercato, in fortissimo rialzo, perché nel 2017 ci si era fermati a 600 mila. Per quest’anno è previsto un incremento ulteriore, anche se inferiore rispetto agli anni passati: fino a 1,6 milioni. 

MALUCCIO ANCHE GLI USA

Se ci spostiamo nel secondo mercato del mondo, gli Usa, la situazione non appare entusiasmante. Alla fine, fra auto e commerciali leggeri, è stata sfiorata quota 17,3  milioni di pezzi, in aumento dello 0,3% rispetto al 2017. A dicembre si è registrato un incremento dell’1,5% che ha permesso di chiudere l’anno in positivo, dopo che per tutta la seconda metà del 2018 le cifre erano risultate stagnanti o in calo. Negli Stati Uniti il mercato appare sempre più dominato da pick up e Suv, che hanno fornito quasi 11,8 milioni di nuovi autoveicoli venduti sul totale di 17,3. Si tratta dell’ennesimo robusto aumento annuale (+8%) che ha compensato il forte calo, -13,1%, delle automobili tradizionali, le cui vendite hanno di poco superato quota 6,3 milioni. 

IL CASO GERMANIA

Se ci spostiamo in Europa la situazione non cambia di molto, con un deciso rallentamento nella seconda metà dell’anno in alcuni mercati chiave, come la Germania e il Regno Unito. Nel primo caso la diminuzione è stata tutto sommato molto contenuta: -0,2% rispetto al 2017, per un totale di circa 3,45 milioni di nuove auto collocate, con però una significativa discesa nella seconda parte dell’anno, culminata con il -6,7% di dicembre, che ha spinto l’ammontare complessivo in negativo. Il non felice momento del settore è una delle non ultime ragioni della rapida contrazione economica avvenuta in Germania, dove il Pil del terzo trimestre è sceso su base congiunturale dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. Mentre scriviamo, ancora non sono disponibili i dati per l’ultima frazione dell’anno, che dovrebbero dirci se la principale economia europea è entrata o meno in una recessione tecnica. 

Nel caso della Gran Bretagna sicuramente non ha giovato il rallentamento economico e il clima di incertezza derivante dalla Brexit: alla fine le vendite sono risultate inferiori nel 2018 rispetto all’anno precedente del 6,8%, con quasi 2,4 milioni di veicoli nuovi acquistati. 

Meglio è andata la Francia, che alla fine ha messo a segno +3% per il 2018 con però un calo preoccupante a dicembre (-14,5%), che peraltro aveva fatto seguito al -4,7% di novembre e al -1,5% di ottobre. Poco da sorridere anche in Italia dove alla fine si è registrata una diminuzione del 3,1% per il 2018, poco sopra 1,9 milioni di autoveicoli. 

SCRICCHIOLII IN INDIA

Anche alcuni mercati particolarmente promettenti, come l’India, stanno mostrando qualche scricchiolio: al momento non sono ancora disponibili le cifre definitive per il 2018 che comunque dovrebbe avere visto un aumento intorno a +6%. Si tratta del quarto anno di fila di record storici per le vendite di automobili nel paese, ma l’incremento è stato decisamente inferiore al +8,7% registrato nel 2017. 

A livello globale la crescita nel 2018 dovrebbe essere stata intorno all’1,5% per un totale grosso modo di 96 milioni di pezzi venduti: per quest’anno le previsioni non sono particolarmente rosee con stime di incremento intorno a valori paragonabili a quelli dell’anno passato. Poco più di un anno fa veniva ritenuto probabile sfondare nel 2019 quota 100 milioni per la prima volta. Non manca comunque chi per quest’anno addirittura prevede un declino: sarebbe il primo dal 2009

leggi il numero 111 di Fondi&Sicav 

Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

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