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Italia, crescita economica rimarrà anemica per diversi anni

Italia, crescita economica rimarrà anemica per diversi anni

Il contributo di Angelo Meda, responsabile azionario di Banor Sim, all’inchiesta di Fondi&Sicav dedicata all’azionario Italia

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Angelo Meda, Banor Sim

La Borsa italiana è tornata sui livelli del primo trimestre 2015 dopo aver recuperato più del 25% rispetto ai minimi registrati a giugno 2016. Quali sono le vostre aspettative per l’anno in corso e nel medio termine (3-5 anni)? Quali variabili ritenete siano in grado di alimentare il rialzo del listino nel medio termine?

Nel breve termine l’allentamento delle tensioni commerciali Usa-Cina, l’avvicinarsi di un accordo per rinviare il processo di Brexit e la politica di attesa sui tassi messa in atto dalla Federal Reserve hanno favorito il recupero delle Borse mondiali, inclusa l’Italia, che ha beneficiato anche di una riduzione dello spread Btp-Bund a causa del deflusso di voti dall’elettorato del Movimento 5 Stelle visto nelle elezioni regionali. Nel medio termine rimaniamo comunque prudenti sul mercato domestico: il processo di riforme strutturali (lavoro, burocrazia, giustizia, ecc.) si è fermato ormai da diversi mesi (se non anni) lasciando la crescita della produttività attesa a valori bassi, cosa che impatterà la crescita strutturale del Pil nel prossimo futuro. Inoltre, con un peso del debito pubblico così elevato, non crediamo che sia possibile l’implementazione di politiche fiscali espansive, per cui la crescita economica del nostro Paese è destinata a rimanere anemica per diversi anni, impattando sulle valutazioni dei titoli azionari domestici.

Quali sono le vostre scelte in termini di asset allocation? Rispetto a quali settori o tipologie di azioni mantenete un sovrappeso all’interno del vostro portafoglio?

In questo momento stiamo favorendo una serie di settori più ciclici e legati alle economie mondiali rispetto a titoli più difensivi. Ad esempio, i settori del lusso e del food&beverage in Italia sono arrivati a valutazioni (assolute, relative e storiche) molto elevate, per cui abbiamo ridotto notevolmente l’esposizione nelle ultime settimane. Anche il settore delle utilities, dopo il rialzo degli ultimi mesi, presenta valutazioni meno interessanti, specialmente se confrontate con il titolo di Stato italiano. Di contro, troviamo valore in alcune aziende industriali (Prysmian, Buzzi, FCA) e dell’Oil&Gas (ENI, Saras, Tenaris) caratterizzate da un debito sotto controllo, una buona qualità del management e un posizionamento competitivo forte. Sul settore finanziario, infine, rimaniamo molto selettivi nelle scelte: riteniamo che sia necessario un ulteriore round di consolidamento tra le banche più piccole per poter migliorare la profittabilità del settore, destinata a rimanere molto bassa nei prossimi anni. Per questo motivo, favoriamo le prime due banche italiane (Intesa e Unicredit) rispetto alle altre, avendo già portato a termine piani di smaltimento delle sofferenze e avendo una dimensione adeguata per competere a livello europeo.