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IwBank: una piattaforma per crescere

IwBank: una piattaforma per crescere

Di fronte a una platea di 700 consulenti finanziari e oltre 300 dipendenti, riunita il 31 gennaio e l’1 febbraio scorsi a Milano, Dario Di Muro, 52 anni, ha fatto il suo esordio pubblico come direttore generale di IwBank Private Investments (gruppo Ubi Banca). Il manager aveva assunto la carica nell’ottobre scorso, dopo una quasi ventennale carriera in Deutsche Bank Italia. La convention Now! è stata così il palcoscenico da cui lanciare la nuova fase di sviluppo di IwBank Private Investments, dopo che nei tre anni precedenti è stata realizzata l’integrazione fra la banca online e la rete di consulenti del gruppo Ubi Banca, amalgamando le due anime e creando una piattaforma che Di Muro rivendica come «unica».

Centralità della rete dei consulenti finanziari, modello distributivo ad architettura aperta e ulteriori investimenti per strumenti tecnologici in linea con le nuove frontiere della digital transformation sono i tre cardini su cui ruota la nuova fase di IwBank. Per il 2019 è stato annunciato un obiettivo di  raccolta netta di un miliardo di euro e l’arrivo di 100 nuovi consulenti.

Fondi&Sicav ha parlato di questi temi direttamente con Di Muro, manager da sempre appassionato dei processi di change management e oggi più che mai focalizzato sul cambiamento, perché «se giochi in difesa, come troppo spesso si preferisce fare in Italia, il rischio è che il cambiamento ti sorprenda alle spalle».

Chi è oggi IwBank Private Investments in una battuta?

«IwBank Private Investments è una realtà solida, al passo con i tempi, ottimamente posizionata per fronteggiare le sfide poste da un contesto competitivo in rapida evoluzione, in cui il progresso tecnologico e l’azione delle authority europee assumono un ruolo sempre più centrale».

Prima dell’inizio della convention milanese Now!, lei ha detto che avrebbe voluto che le persone uscissero da lì pensando “I don’t wanna stop at all”, citando il brano dei Queen che ha fatto anche da colonna sonora al vostro promo. Come è stato accolto questo messaggio dai 700 consulenti presenti e dagli oltre 300 dipendenti?

«Molto bene, direi. L’applicazione concreta della direttiva Mifid II porterà a una totale trasparenza dei costi, agevolando in questo modo la confrontabilità dell’offerta e una netta riduzione del conflitto di interesse tra consulente e cliente, portando così a un inevitabile aumento della competizione. Alla luce di questa realtà, ciò che in passato ha premiato molti operatori non potrà più funzionare: è per questo che, facendo leva sul nostro modello di business già attrezzato per affrontare il nuovo contesto, è il momento per noi di giocare in attacco. Ritengo che questi messaggi chiave siano stati accolti con favore ed entusiasmo, in una convention che, alla presenza dei vertici del gruppo Ubi Banca, tra cui il consigliere delegato Victor Massiah e il vicedirettore generale e chief commercial officer, Frederik Geertman, ha ribadito e rafforzato lo stretto legame tra la banca e la sua capogruppo. IwBank ha infatti inserito il gruppo Ubi nel suo logo, a testimonianza del fatto che oggi abbiamo un cognome importante da inserire nei biglietti da visita: quel cognome è Ubi Banca. Non è solo una scelta nominale: ci saranno infatti importanti interazioni e sinergie».

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