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Lyxor Asset Management «La Fed non si fermerà»

Lyxor Asset Management «La Fed non si fermerà»

In queste difficili settimane diversi commentatori e investitori iniziano a chiedersi se la Fed potrebbe modificare, rallentando, il proprio passo nella normalizzazione della politica monetaria. Questa eventualità comincia a essere quotata in diversi segmenti del mercato della liquidità, come, ad esempio, i future eurodollaro. Per il momento però è difficile che la Banca centrale statunitense venga in aiuto per mettere a freno la volatilità dei mercati, almeno a sentire Jean Sayegh, head of fixed income Investments di Lyxor Asset Management, che ritiene che l’economia statunitense sia ancora troppo forte: «A mio avviso la Fed proseguirà nel suo processo di normalizzazione e questo è ciò che gli swap indicano a oggi. La situazione economica degli Usa, con un’inflazione di base superiore al 2%, tassi di disoccupazione al livello più basso degli ultimi decenni (3,8%) e le buone previsioni di produzione per il 2019, indica la necessità che la Fed prosegua nella sua attuale traiettoria, nonostante le obiezioni del presidente Trump. La bilancia commerciale degli Stati Uniti è stabile e in espansione in questo periodo, grazie agli attuali stimoli (fiscali e normativi) e la struttura produttiva è a pieno regime, nonostante le guerre commerciali. Assicurare che l’economia non si surriscaldi e prepararsi per il prossimo ciclo rimarranno le principali preoccupazioni della Fed».

Una politica monetaria tesa a calmare i rischi di surriscaldamento del Pil nominale non crea l’ambiente ideale per i corporate bond, specialmente per gli investment grade, i cui rendimenti e spread negli ultimi anni hanno visto una compressione notevolissima. Ancora Sayegh commenta: «La fine di una politica monetaria espansionista crea il contesto adatto per un pop-up del rischio idiosincratico. L’acquisto indiscriminato di costose obbligazioni investment grade non è quindi giustificato, ma anzi è piuttosto rischioso. Gli investitori dovrebbero selezionare attentamente i loro asset all’interno di questo universo per evitare sorprese».

OCCASIONI VALUE

In effetti a novembre si è visto un ampliamento degli spread non indifferente, con una chiara crescente correlazione fra rischio azionario e rischio creditizio lungo lo spettro dei rating. Nonostante la non buona performance recente da parte degli high yield, in qualche nicchia di questa asset class opportunità tattiche sembrano permanere. Si tratta essenzialmente di occasioni di tipo value dovute al riaggiustamento dei premi al rischio combinato con tassi di default ancora contenuti. «Penso che i tassi di default dei titoli Hy rimangano contenuti fino al 2020, quando l’espansione economica dovrebbe rallentare», continua Jean Sayegh. «Fino ad allora, gli investitori potrebbero trarre profitto dal premio supplementare, ma in modo selettivo. Un’attenta scelta degli investimenti è molto importante, poiché costi di finanziamento più elevati potrebbero avere un impatto sui flussi di cassa di alcune di queste società, soprattutto nel caso in cui l’economia dovesse essere impattata negativamente.  Più in generale, dati i livelli molto bassi dei premi a termine, sia gli investimenti in Ig, sia in Hy dovrebbero essere di breve durata per evitare di generare una perdita dovuta al mark-to-market negativo».

C’è poi la questione dell’Italia. In questo caso il punto dove si concentra Sayegh è estremamente interessante per le nostre prospettive. In particolare a essere temuto è il rischio di vedere prosciugata la domanda sul mercato, sia primario, sia secondario del nostro debito. In verità un fenomeno che è non accaduto neppure nel 2011, quando la presenza di una forte domanda da parte degli istituzionali italiani permise di non mettere mai in pericolo il finanziamento del nostro debito: «Non credo che la situazione italiana possa degenerare ulteriormente nel prossimo futuro», conclude Sayegh. «Il deficit di bilancio dell’Italia non pone il paese su una traiettoria adeguata per riassorbire il suo enorme debito, benché esso abbia un impatto minore sulle sue finanze a breve termine. Da ciò deriva l’irripidimento della curva dei tassi italiani, che riflette propriamente il rischio attuale. Il pericolo principale che corre il paese non è il credito, ma la liquidità, che può essere dovuta a un congelamento del mercato o a un’asta andata a vuoto a seguito dei flussi di notizie. Anche in tal caso, il contagio non necessariamente si verificherà, in quanto il problema è piuttosto specifico e legato al panorama politico italiano. Tuttavia in questo scenario, gli spread dei paesi periferici si allargherebbero certamente, ma con una correlazione con il debito italiano inferiore a quella osservata durante la crisi del debito dell’Eurozona nel 2011/2012».

In conclusione non si può non notare che l’ambiente per gli investitori in reddito fisso è di grande difficoltà.

Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

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