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Impact investing: la finanza al servizio dell’umanità

Impact investing: la finanza al servizio dell’umanità

di Heidi Foppa

Immaginiamo che in futuro, negli incontri periodici con la clientela, il consulente vada oltre la pur doverosa analisi dei risultati della gestione e si soffermi sul fatto che gli investimenti effettuati hanno permesso a 100 bambini africani di accedere alle scuole superiori, a 500 mamme europee di usare pannolini al 100% biodegradabili e a 500 donne sotto la soglia della povertà di ricevere il loro primo microcredito. Che bella performance e che bell’impatto sociale!

L’impact investing è un approccio d’investimento che include investimenti in società, organizzazioni e fondi con l’intento di generare un impatto sociale o ambientale misurabile e positivo. Anche se esiste da tempo, negli ultimi anni questo approccio ha ottenuto attenzione grazie alla convinzione che, se da un lato dobbiamo agire per un mondo migliore, dall’altro ciò non è incompatibile con la generazione di buoni ritorni finanziari.

Non si tratta quindi di un prodotto, ma di un approccio d’investimento. Include i settori, le geografie, i business e gli strumenti più disparati: impact investing può essere un semplice deposito o il mutuo di una banca sociale, come l’olandese Triodo Bank, ma anche un investimento in una società  che produce prodotti ad alto impatto sociale come Naty. 

I Criteri FONDAMENTALI

Tre sono i criteri fondamentali per essere sicuri di avere di fronte un investimento a impatto.

1. L’intento: la decisione d’investimento è basata sull’analisi della capacita dell’investimento di generare specifici cambiamenti/effetti sociali  o ambientali (per esempio la riduzione dei rifiuti) grazie al prodotto o al servizio che la società produce (i pannolini biodegradabili sono una delle tante opportunità). Questi risultati nel tempo porteranno a un impatto sociale/ambientale concreto (protezione delle risorse naturali, aumentata qualità di vita dei bambini…).

2. La misurabilità: l’impatto dev’essere misurabile e la relativa performance monitorata: molti investimenti cosiddetti sostenibili non misurano l’impatto e se non quantificabile non può essere impact.

3. Il rendimento finanziario: l’investimento punta al ritorno del capitale impiegato più un rendimento. Le donazioni, per esempio, non rientrano nella categoria impact investing.

DUE SOTTOGRUPPI

Si possono distinguere due grandi sottogruppi:

a) Impact first: l’obiettivo dell’impatto è il driver principale e l’investitore spesso accetta o rischi maggiori oppure ritorni finanziari ridotti a favore dell’obiettivo sociale/ambientale; 

b) Finance first: l’investitore mira ottenere in primo luogo buoni ritorni di mercato uniti a una generazione misurabile dell’impatto.

È comunque fondamentale non fare confusione tra soluzioni social responsible investment (Sri) e impact investing. Mentre le prime mirano a rendimenti a minore rischio finanziario e sociale/ambientale, ottimizzando il profilo rischio-rendimento, l’impact investing va un passo oltre e punta a generare un impatto sociale positivo, ottimizzando il profilo impatto-rischio-rendimento.

I SETTORI DI INVESTIMENTO

Investire con questo approccio nella pratica si traduce in un investimento in nuove tecnologie, mercati in via di sviluppo, start up, nuove generazioni di imprenditori e  aree remote. I  diversi operatori si sono focalizzati e specializzati in vari settori o tematiche per potere offrire un buon profilo impatto-rischio-rendimento. Troviamo così investimenti Impact in:

Agricoltura: include prodotti agricoli o sistemi alimentari sostenibili;

Salute: fornisce accesso a servizi sanitari a basso costo in aree remote, cure preventive; 

Educazione: crea formazione di alto livello accessibile per tutti;

Ambiente: punta alla conservazione di risorse naturali, alla riduzione dei problemi ambientali, alla conservazione della biodiversità e all’eliminazione delle fonti di inquinamento;

Energia: fornisce l’accesso di massa all’energia pulita e alle tecnologie, con lo scopo di ridurre le emissioni di CO2 e mitigare i rischi per il climate change;

Servizi sanitari: offre accesso all’acqua e ai servizi sanitari, specialmente alle popolazioni che vivono in zone remote e in via di sviluppo;

Finanza: promuove l’inclusione finanziaria per individui e industrie che non vengono finanziati dai mercati dei capitali tradizionali, (Pmi);

Housing/community: accesso a community e abitazioni di alta qualità e sostenibili.

GLI OPERATORI

Pur essendo il mondo degli investimenti molto competitivo, e in questo la tipologia impact investing non fa eccezione, si respira una fresca e stimolante aria di collaborazione tra tutti gli stakeholder. In comune c’è la volontà di generare un impatto efficace, più che fare meglio del competitor o a scapito del competitor. Il principio di collaborazione è il fattore chiave: l’importanza dello stakeholder management integra tutta la catena del valore. C’è infatti la convinzione di base che soltanto se si lavora, sviluppa e investe nell’interesse di tutti gli stakeholder l’impatto può essere solido nel tempo, i ritorni finanziari sostenibili e i rischi gestiti.  

Un gruppo di investitori europei e americani, riuniti nel Global impact investing network (Giin), ha sviluppato e strutturato criteri, processi e soluzioni, creando una rete internazionale. L’obiettivo del Giin è riunire gli impact investor per facilitare lo scambio di conoscenze, evidenziando approcci di investimento innovativi, costruendo le prove di base per l’industria e producendo strumenti e risorse di valore. 

Lo scopo è accelerare lo sviluppo del settore attraverso una leadership mirata e un’azione collettiva, concentrandosi sulla riduzione degli ostacoli per l’impatto degli investimenti, in modo che più investitori possano allocare capitali per finanziare soluzioni alle sfide più intrattabili del mondo. Il Giin crea e mette a disposizione infrastrutture critiche e sviluppa attività, istruzione e ricerca che contribuiscano ad accelerare lo sviluppo di un’industria di investimento a impatto coerente. 

Ho avuto la fortuna di assistere vari workshop annuali negli Stati Uniti, dove il gruppo dei leader si raduna annualmente per definire le priorità d’azione per l’industria e gli anni a venire. Posso testimoniare che l’energia di tutti i rappresentanti è davvero incredibilmente concreta.  Per approfondire la conoscenza nell’impact investing il sito del Giin (www.giin.org) rappresenta la fonte più completa. Grazie a questi operatori e alla loro ormai lunga esperienza, è chiaro che nel mondo ci sono tante opportunità con impatto sociale sostanziale capaci di offrire risultati finanziari adeguati per soddisfare gli investitori più esigenti.

Il 60% degli Hnwi (persone con elevati patrimoni) considera che investire nella grande transizione sia molto importante, mentre la generazione dei millennial vede nelle decisioni d’investimento anche un modo per esprimere valori sociali, ambientali e politici.  La crescita verticale di piattaforme di crowdfunding dimostra, poi, l’interesse del mondo del retail. Anche in aree come la Svizzera e i Paesi Bassi, dove il mercato finanziario è molto avanzato e aperto alla distribuzione di soluzioni finanziarie impact, si trova la conferma di questo interesse.

I VOLUMI

Nel complesso si stimano volumi per 5-7 trilioni di dollari Usa all’anno da investire in aziende e idee a impatto sociale positivo. Quanto agli stock, al momento è  difficile stimare la dimensione esatta degli asset investiti a livello mondiale. Sicuramente i numeri sono ancora molto più rilevanti dei 110 miliardi di dollari registrati dagli operatori specializzati. I temi più importanti sono i servizi finanziari (30%) e l’housing (27%). Il 90% dei capitali viene da economie sviluppate, oltre il 50% si riversa nei paesi in via di sviluppo. Quanto alla natura degli investitori, la maggior parte oggi è costituita da family office, milionari e fondazioni.

Stati Uniti, Svizzera, Gran Bretagna e paesi nordici europei sono i pionieri e i leader dell’impact investing community, che da 40 anni promuove questo approccio. Ma anche in Italia vi sono operatori che da tempo hanno trovato soluzioni ad alto impatto sociale. Mai come oggi le start up e gli imprenditori italiani orientati a trovare nuove soluzioni per un futuro migliore sono stati analizzati e supportati da investitori impact internazionali con tanta attenzione.

* Heidi Foppa ha lavorato con diversi incarichi di responsabilità in banche, case di investimento e assicurazioni. Attualmente sta portando avanti un progetto di impact investing in Congo.

leggi il numero 111 di Fondi&Sicav

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