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Ribassisti all’assalto

Ribassisti all’assalto

A prima vista, il sell off di ottobre pare ingiustificato alla luce dei fondamentali economici. Il commento di Neuberger Berman

La settimana scorsa, il Pil statunitense ha confermato un ulteriore rafforzamento e sebbene la stagione degli utili in corso abbia faticato a tenere i ritmi dei trimestri precedenti, sono sempre di più le società che battono le stime degli analisti (e anche con margini più elevati) rispetto alla media di lungo periodo.

Sul fronte opposto, questa stagione degli utili è stata influenzata anche da previsioni meno ottimiste per quanto riguarda i trimestri a venire. Inoltre, gli investitori hanno criticato GE per aver ridotto considerevolmente il dividendo, hanno punito Google e Amazon per non aver soddisfatto le attese sul fatturato (nonostante entrambe le società abbiano battuto le stime sugli utili) e hanno “morso” Apple quando l’azienda di Cupertino ha comunicato che non diffonderà più i dati sul numero di dispositivi venduti. Le small cap e i titoli ciclici hanno registrato flessioni a due cifre. I ribassisti sono piombati con grande aggressività su quelle società che, anche se di poco, non hanno centrato gli obiettivi in termini di fatturato e utili. Non hanno risparmiato neppure le aziende che hanno registrato performance modeste, sebbene superiori alle attese, o le società con outlook cauti, in particolare se il loro business è ciclico.

I ribassisti prevedono delle difficoltà anche al di fuori degli Stati Uniti.

La stagione degli utili in Europa è stata deludente e gli ultimi dati degli indici Pmi denotano una certa debolezza. In Cina, gli indici PMI ufficiali della settimana scorsa hanno evidenziato un ulteriore rallentamento dei settori manifatturiero, dei servizi e degli ordini di esportazione, spingendo il renminbi ai minimi da oltre un decennio a questa parte. La settimana scorsa, non appena si è diffusa la notizia che gli Stati Uniti stavano predisponendo dazi sul resto delle loro importazioni dalla Cina, anche le grandi economie esportatrici asiatiche (Taiwan, Malesia e Tailandia) hanno registrato una contrazione dei rispettivi indici PMI.

Unitamente alle posizioni meno accomodanti della Federal Reserve, questi rischi (ovvero la prosecuzione del rallentamento in Europa e Cina e l’impatto dei dazi) sono quelli che abbiamo tenuto d’occhio quest’anno. Ad ottobre sono loro ad aver spaventato i mercati. Gli investitori esplorano l’orizzonte, spingendo lo sguardo ben oltre gli ottimi dati diffusi sugli utili statunitensi. E la domanda principale che tutti ci poniamo è: a che punto del ciclo ci troviamo?


Correzione di fine ciclo. Hanno ragione i ribassisti?

Il team ritiene che la recente flessione dei mercati costituisca una correzione avvenuta in una fase matura del ciclo anziché un segnale della fine del ciclo. Tuttavia non ritiene che ottobre abbia offerto l’opportunità di “risk-on” avutasi all’inizio del 2016, quando il nervosismo dei mercati e la presenza di fondamentali apparentemente robusti generò una divergenza analoga. Semplicemente da allora sono passati due anni, ma siamo ancora all’interno dello stesso ciclo.

Potremmo assistere ad un rialzo del 5-10% dell’azionario statunitense dal punto in cui ci troviamo ora? Sicuramente. Ma se i dati europei non invertono la tendenza, se la Cina non vara misure di stimolo più aggressive, se non osserviamo segnali di conferma che il ciclo proseguirà ancora a lungo e se il rialzo dei tassi della Fed sarà prossimo al termine, difficilmente sarà possibile ottenere più di così. L’indice S&P 500, che viaggia attorno a quota 2.740, viene già scambiato a 16 volte gli utili stimati dell’anno prossimo.

È probabile che i timori di ottobre fossero esagerati e siamo del parere che vi siano ancora margini di crescita per l’azionario. Allo stesso tempo, le preoccupazioni per un’inversione del ciclo restano giustificate e i prossimi rialzi azionari rappresenteranno una buona opportunità di rotazione verso posizioni in titoli maggiormente difensivi.

Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

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