Una vera ripresa dei mercati o solo un rimbalzo? Valutazioni alte e utili bassi

Con una ripresa abbastanza inaspettata delle quotazioni in quasi tutti i mercati del mondo, gli analisti si sono trovati spiazzati. La maggioranza prevedeva che il 2019 sarebbe stato un periodo di sofferenza, mentre nei primi due mesi e mezzo sono stati ottenuti guadagni che normalmente sono quelli di un intero anno. Le valutazioni azionarie nei principali mercati, però, restano alte e per i profitti ci si aspetta una crescita non particolarmente elevata. Non è dunque improbabile che le performance da qui in poi, essendo state basate soprattutto su un rerating, si affievoliscano parecchio

Jamie Jenkins, co-head of global equities di Bmo Global Asset Management: «L’ottimo inizio d’anno va considerato nel contesto dei bruschi cali registrati nell’ultimo trimestre del 2018. Prendiamo, ad esempio, l’indice Msci world, che è tuttora sotto del 5% rispetto ai massimi storici registrati nel settembre 2018, nonostante il rally del 17% che abbiamo visto dai minimi del dicembre 2018. Siamo consapevoli che l’undicesimo anno di mercato rialzista in cui ci troviamo è senza precedenti, ma per lo stesso motivo, se consideriamo tutti i fattori che influenzano le nostre decisioni di investimento, vediamo che c’è ancora un potenziale di lungo termine per le azioni, in confronto ad altre classi di attività e dato il contesto economico globale.  Crediamo che il 2019 sarà un anno di rallentamento economico più che di recessione. Su questa base, anche se le valutazioni non appaiono certamente a sconto, non ci sembra nemmeno che siano particolarmente eccessive».

Christopher Gannatti, head of research di WisdomTree: «All’inizio del 2019, le stime erano meno elevate di quanto lo siano oggi. Per riassumere, l’indice S&P 500 ha visto le previsioni sul suo rapporto prezzo/utili passare da 14,3x a 16,7x, mentre l’Euro Stoxx 50 è salito da 11,04x a 13,02x. L’Msci emerging markets ha evidenziato una crescita da 10,5x a 12,3x. In senso relativo, la relazione chiave rimane, ovvero le azioni statunitensi tendono verso la parte più costosa dello spettro di valutazione regionale, con quelle dell’Eurozona e dei mercati emergenti significativamente meno care. La nostra conclusione è che è necessario bilanciare la visione delle possibilità di crescita future con le opportunità di valutazione».

Monica Defend, head of strategy e deputy head of research di Amundi: «I guadagni da inizio anno hanno progressivamente chiuso i gap di sottovalutazione per aree come l’azionario americano e i paesi emergenti, quindi le prospettive di medio termine per quelle asset class sembrano sostanzialmente prezzate. L’azionario europeo e quello giapponese, invece, hanno ancora uno spazio di sottovalutazione e c’è dunque la possibilità di assistere a rialzi più cospicui nel breve termine». Questa visione è condivisa anche da Kristina Hooper, chief global market strategist di Invesco:«A livello globale le valutazioni appaiono ragionevoli, non eccessivamente costose e non economiche. Vi sono però forti differenze geografiche: il livello cui scambiano i titoli europei e giapponesi è interessante, mentre negli Stati Uniti i corsi sono cari».

Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P. Morgan Asset Management: «I primi due mesi dell’anno hanno messo in scena una fase di rimbalzo che è stata sostenuta da tre temi fondamentali e politici: innanzitutto la ripresa costruttiva delle trattative tra Cina e Stati Uniti sui temi del commercio, poi una forte virata accomodante della Banca centrale americana e infine l’inizio di una nuova fase in Cina ispirata all’introduzione di stimoli fiscali e monetari. Le valutazioni sono moderatamente salite dopo che avevano raggiunto un livello particolarmente contenuto alla fine di dicembre 2018. A titolo d’esempio l’indice americano è sceso da un prezzo sugli utili attesi a 12 mesi di 17,5x a circa 14,5 volte nel punto minimo al termine dell’anno. Oggi ci troviamo a un livello intermedio che sconta il sollievo dei mercati derivante da una situazione più favorevole sui tre temi citati e da attese di un 2019 più favorevole rispetto alle aspettative iniziali. Non tutti i timori, però, sono stati superati».

Bastien Goumare, portfolio manager di Amiral Gestion:«I mercati europei sono saliti notevolmente nei primi mesi dell’anno, dopo un difficile 2018, particolarmente per il segmento delle mid cap, che ha visto significativi cali negli ultimi mesi dell’anno scorso. Per quanto riguarda le valutazioni tendiamo a usare l’indice Shiller P/E, che mette in rapporto la capitalizzazione di mercato con la media dei profitti degli ultimi 10 anni, in maniera tale da riflettere l’intero ciclo economico. Attualmente questo indicatore in Europa è intorno a 19, lievemente sopra la media storica che è posizionata a circa 17. Se ci concentriamo in particolar modo su uno dei temi preferiti da Amiral Gestion, ossia le small cap europee, scopriamo che il price/book è invece circa 1,7, un valore vicino alla media storica. Pertanto le valutazioni attuali non offrono uno sconto significativo, anche se come stock picker riteniamo che vi siano ancora interessanti opportunità».

Christophe Foliot, co-head of international equities di Edmond De Rothschild Asset Management:«L’inizio dell’anno è stato l’esatto inverso del dicembre, con l’S&P 500 sostenuto soprattutto dai comparti legati al manifatturiero e all’energia. Dopo il collasso delle azioni cicliche negli ultimi due mesi del 2018, il rimbalzo può essere spiegato almeno parzialmente con un migliorato sentiment rispetto al rischio di vedere una recessione in Usa. Per quanto riguarda molte azioni value, le valutazioni relative rispetto a quelle growth sono di nuovo ai minimi storici, a un livello paragonabile al giugno del 2016, che a sua volta costituiva un minimo storico simile al 1999. La riduzione nel rischio politico, unita a corsi per le società cicliche simili a quelli che si avrebbero in un quadro recessivo, potrebbero permettere al rally  di continuare nei prossimi mesi».

 

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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.