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Mercati obbligazionari, essere “local” conta

Mercati obbligazionari, essere “local” conta

Secondo Ken Orchard, co-gestore del fondo T. Rowe Price Diversified Income Bond, T. Rowe Price, la profonda comprensione del mercato locale ha un valore incommensurabile quando si investe nei mercati obbligazionari di Paesi più piccoli

"Dall'epoca dei nostri investimenti in Romania e Serbia, le due posizioni in portafoglio hanno generato ritorni molto forti", commenta Orchard.

“Dall’epoca dei nostri investimenti in Romania e Serbia, le due posizioni in portafoglio hanno generato ritorni molto forti”, commenta Orchard.

 

Una conoscenza approfondita può fare la differenza quando si investe nei mercati del debito locale. Dedicare del tempo per conoscere a fondo le dinamiche economiche e politiche di un Paese può generare opportunità di investimento interessanti, che altri potrebbero perdere non avendo le risorse necessarie ad analizzare adeguatamente il mercato.

Alcuni di questi Paesi sono in fasi avanzate di sviluppo economico: Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia, per citare degli esempi, sono vicini ai livelli dei Paesi europei occidentali in quanto a reddito e inflazione e, di conseguenza, presentano titoli di Stato con rendimenti relativamente contenuti.

Altri Paesi dell’area, tra cui appunto la Serbia, sono meno sviluppati e storicamente hanno avuto tassi di inflazione più elevati, anche se stanno gradualmente passando ad assetti istituzionali più vicini al modello dell’Europa occidentale. Quando abbiamo iniziato a comprare il debito della Serbia, nel 2014, le obbligazioni di breve termine rendevano intorno al 12%, significativamente di più di tutti gli altri Paesi dell’area. L’inflazione era da poco scesa rispetto ai livelli a doppia cifra visti in precedenza, ma i dubbi su quanto ciò fosse sostenibile nel tempo non permisero ai rendimenti di diminuire.

A seguito di un’approfondita ricerca sul terreno e di diversi incontri con membri del Governo serbo, con la comunità delle imprese locali, con l’Ue e il Fmi, ritenemmo che le prospettive per la crescita economica del Paese erano solide. Inoltre, a nostro giudizio l’aggiustamento fiscale che era in corso alla fine avrebbe portato a un ribaltamento delle dinamiche negative del debito, a una riduzione delle necessità di finanziamento e al mantenimento dell’inflazione su livelli bassi. Dato tutto ciò, concludemmo che i rendimenti dei titoli di Stato erano troppo elevati, e decidemmo di investirvi.

Non era la prima volta che agivamo in tal modo. Nel 2012 investimmo nei titoli di Stato romeni. All’epoca, l’inflazione nel Paese era relativamente elevata e il debito scambiava su rendimenti alti (attorno al 6,5% per il decennale rispetto al 3,5% per la Polonia): la Romania stava ancora riprendendosi dagli effetti della crisi finanziaria globale del 2008-2009 e della crisi del debito sovrano dell’Eurozona del 2011. Tuttavia, per noi l’economia romena era, in effetti, in larga parte stabile e il gap inflativo era destinato a ridursi. Ciò avrebbe permesso alla Banca centrale di tagliare i tassi di interesse. Il debito del Paese perciò offriva una buona opportunità di investimento, che cogliemmo.

Dall’epoca dei nostri investimenti in Romania e Serbia, i rendimenti dei bond di entrambi i Paesi sono scesi considerevolmente e le due posizioni in portafoglio hanno generato ritorni molto forti. Abbiamo in gran parte chiuso la nostra posizione sulla Romania, ma siamo ancora investiti in Serbia, dove il decennale è ancora attraente su basi relative grazie a un rendimento del 5% rispetto a un’inflazione sotto il 2% sin qui nel 2018. Riteniamo che il rendimento serbo possa scendere di ancora 50-70 punti base, movimento che potrebbe richiedere un altro anno di tempo per avvenire.

In seguito a ciò, potrebbero esserci ulteriori opportunità. Alcune potrebbero riguardare Paesi con mercati obbligazionari di buone dimensioni, ma a rischio relativamente elevato, come il Kazakhistan e l’Ucraina. Altre opportunità potrebbero riscontrarsi in Paesi a più basso rischio e mercati obbligazionari più piccoli (e quindi più complessi per gli investimenti) come Georgia e Armenia. Monitoriamo con attenzione questi e altri Paesi, con incontri regolari con i Governi, le Banche centrali, le organizzazioni internazionali e le imprese. Come le nostre posizioni in Romania e in Serbia hanno dimostrato, la profonda comprensione del mercato locale ha un valore incommensurabile quando si investe nei mercati obbligazionari di Paesi più piccoli e meno sviluppati.

Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Precedentemente ho lavorato presso Lob Media Relations occupandomi di ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. Esperienza decennale nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming AM a Milano e a Lussemburgo. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

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