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Mercato italiano, opportunità nel segmento mid cap

Mercato italiano, opportunità nel segmento mid cap

Elena Ferrarese, strategist di Amundi, interviene all’inchiesta di Fondi&Sicav dedicata all’azionario Italia

Amundi

Elena Ferrarese, Amundi

Elena Ferrarese, Amundi

La Borsa italiana è tornata sui livelli del primo trimestre 2015 dopo  aver recuperato più del 25% rispetto ai minimi registrati a giugno 2016. Quali sono le vostre aspettative per l’anno in corso e nel medio  termine (3-5 anni)? Quali variabili ritenete siano in grado di  alimentare il rialzo del listino nel medio termine?

Il recupero di performance del mercato italiano è legato al buon andamento dell’economia mondiale ancor prima della ripresa economica domestica. Il livello di export delle società quotate, ad esclusione del settore finanziario principalmente domestico, è molto elevato. Le aziende italiane hanno sfruttato il periodo di crisi economica per ristrutturarsi sia sul fronte economico / patrimoniale sia produttivo. Questo ha contribuito al recupero dei valori delle azioni. Dal 2015 la performance dell’indice italiano è simile a quella registrata dall’Eurostoxx 50. Il livello attuale di P/e del mercato italiano rimane attraente vicino a 13x. Il calcolo di questo indicatore è però impattato dalla forte presenza del settore bancario (quasi il 24%) che tratta a multipli molto compressi da ormai qualche anno. L’ottima performance del 2017 è legata anche all’istituzione dei Pir (Piani individuali del risparmio). Lo strumento Pir prevede un investimento minimo del 70% in emittenti italiani o con stabile operatività in Italia. Ad oggi gli asset dei prodotti Pir esistenti sul mercato ammontano a circa 20bn di euro. I Pir hanno senza dubbio riportato l’interesse degli investitori su un mercato che era stato un po’ dimenticato. La nostra strategia sul comparto azionario rimane costruttiva in un’ottica di medio periodo (3-5 anni) anche se nel breve non si possono escludere movimenti di ribasso sia per prese di profitto, dopo un inizio anno molto positivo (+13%), sia per fattori di disturbo esterni. Le variabili da monitorare a breve termine sono le elezioni europee di maggio 2019, le strategie delle banche centrali sull’uscita dalla politica monetaria accomodante e il risultato delle negoziazioni commerciali tra Usa e Cina.

Quali sono le vostre scelte in termini di asset allocation? Rispetto a  quali settori o tipologie di azioni mantenete un sovrappeso all’interno  del vostro portafoglio?

Il nostro processo di investimento privilegia l’approccio bottom up rispetto a una costruzione di portafoglio che parta dalla visione settoriale. Per la parte più core cerchiamo di selezionare società che esprimano valutazioni interessanti ma che al tempo stesso abbiano strategie di crescita nel medio termine. Sul mercato italiano si possono trovare decine di aziende molto solide, soprattutto nel segmento mid cap, che sono state capaci di crescere nonostante la pesante crisi economica subita dall’Italia in passato. Nel segmento Smid privilegiamo quelle aziende che sono leader in nicchie di mercato e che hanno tassi di crescita superiori alla media del settore di riferimento. In questo momento privilegiamo i consumi discrezionali, con particolare focus al lusso, e agli industriali con spiccato orientamento all’export. Il settore petrolifero è anch’esso un settore dove pensiamo ci siano buone opportunità grazie a un livello di prezzo del petrolio sufficiente per remunerare gli investimenti delle major che hanno lavorato intensamente sull’efficienza produttiva.