Obbligazioni globali: se aumenta inflazione effetti saranno negativi

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L’intervento di Martino Rinaldi, responsabile Gestioni Collettive di Cassa Lombarda, all’inchiesta di Fondi&Sicav dedicata al mercato obbligazionario globale

“I rendimenti dei mercati emergenti sono ancora solidi, con buone prospettive nel medio termine”. Martino Rinaldi, Cassa Lombarda

L’inversione di rotta della Fed ha dato nuova linfa alle obbligazioni. Dopo il forte recupero delle quotazioni registrato negli ultimi mesi credete che il comparto abbia ancora margini di crescita?

La politica monetaria delle banche centrali ha dimostrato ancora una volta di essere l’elemento principale che ha mosso i mercati finanziari negli ultimi anni. Gli investitori si sono ormai abituati a prendersi rischi contando costantemente sulla loro “rete di sicurezza”, mentre vanno facilmente nel panico quando sentono venir meno questo sostegno, come successo nell’ultimo trimestre dell’anno scorso. Ora che la quasi totalità delle banche mondiali si trova su posizioni accomodanti, l’asset class nel suo complesso potrebbe avere ancora margini di crescita, ma tenendo presente che il rendimento medio dell’obbligazionario globale è tornato velocemente sotto il 2%, la maggior parte del rendimento che possiamo aspettarci nei prossimi mesi dovrebbe arrivare dal cosiddetto carry, piuttosto che da un ulteriore abbassamento dei tassi o restringimento degli spread. I titoli di Stato americani offrono rendimenti interessanti anche sulla parte breve di curva, ma un investitore europeo deve assumersi il rischio cambio se li vuole ottenere. Nell’area euro abbiamo assistito al ritorno a un rendimento negativo da parte del decennale tedesco, quindi le prospettive di rendimento dei titoli governativi –se escludiamo i Btp– sono minime e legate a una strutturale combinazione di tassi e crescita bassi (in stile giapponese) o a un’ulteriore forte ondata di avversione al rischio. Sulla parte obbligazionaria societaria si trova ancora un minimo di rendimento e vediamo ancora qualche opportunità nel breve, ma consapevoli che il cuscinetto di extra-rendimento che si era creato alla fine dell’anno scorso con l’allargamento degli spread si è quasi esaurito, rendendo vulnerabile l’asset class. Il mondo emergente dovrebbe essere invece il principale beneficiario dell’inversione di rotta della Fed: i rendimenti sono ancora sostanziosi, quindi con buone prospettive nel medio periodo anche nel comparto in valuta locale, in particolare se la recente forza del dollaro dovesse venir meno.

Livelli di indebitamento spesso molto elevati, rating societari e governativi in bilico e rallentamento degli utili aziendali sono elementi chiave per la sostenibilità del debito. Quali di questi driver potrebbe influenzare l’andamento del mercato obbligazionario nei prossimi trimestri? 

L’aumento del livello di indebitamento è sempre un campanello d’allarme, ma in questo recente scenario di tassi di interesse bassi a lungo, soprattutto in Europa, non dovrebbe essere la principale fonte di preoccupazione e, infatti, i tassi di default sono previsti rimanere a livelli bassi per i prossimi trimestri. Ad ogni modo nel mondo societario sono da preferire le società del settore finanziario, che hanno migliorato in questi anni la propria situazione patrimoniale, spinte da pressioni regolatorie come Basilea 3, a differenza delle società degli altri settori che hanno sfruttato il contesto di tassi molto bassi per aumentare il proprio indebitamento. Il trend della revisione dei rating in questo momento è positivo e non desta particolare ansia nei mercati. Il livello degli utili aziendali è invece in questa congiuntura un fattore molto importante, in quanto diversi investitori sono preoccupati per un possibile imminente rallentamento economico che potrebbe sfociare in una recessione, con effetti chiaramente molto negativi per le asset class obbligazionarie più rischiose. Un altro driver che in questo momento non viene molto tenuto in considerazione,  ma che potrebbe influenzare l’andamento di tutto il mercato obbligazionario nei prossimi trimestri, è linflazione: in questi anni di ripresa economica e di riduzione della disoccupazione a livello mondiale l’inflazione è sempre rimasta molto bassa, con gli unici strappi legati a momentanei rafforzamenti delle materie prime. Le aspettative per il medio-lungo termine si mantengono  basse, soprattutto in Europa. Si parla molto dell’economia digitale e degli effetti permanenti che potrebbe avere sul livello dei prezzi, ma se nei prossimi trimestri  dovesse finalmente palesarsi un’inflazione legata a un aumento dei salari, allora il sostegno delle Banche centrali verrebbe necessariamente meno e assisteremmo a un generalizzato rialzo dei tassi, con effetti negativi per tutto il comparto obbligazionario globale.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.