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Petrolio, cinque fattori rialzisti e uno ribassista

Petrolio, cinque fattori rialzisti e uno ribassista

Petrolio, cinque fattori rialzisti e uno ribassista. Il barile di tipo Brent, quello di riferimento per il mercato energetico del Vecchio Continente, è salito più dell’12% dall’inizio dell’anno

Attualmente la quotazione si muove introno alla soglia dei 61,8 usd al barile ed è possibile individuare una serie di fattori che dovrebbero continuarne a supportare l’incremento. Nonostante ciò, se l’economia globale dovesse decelerare più di quanto gli operatori prevedono, tutte le stime rialziste saranno immediatamente accantonate e il petrolio intraprenderà nuovamente un sentiero in discesa.

I cinque fattori a supporto del rialzo
L’accordo tra l’Opec e i suoi alleati per tagliare la produzione di petrolio di 1,2 milioni di barili giornalieri, la forte contrazione della produzione in Iran e Venezuela e l’instabilità che caratterizza la produzione in Libia e Nigeria, potrebbero essere da soli sufficienti a garantire una prossima stabilizzazione delle quotazioni in prossimità dei 70 usd al barile. Pochi giorni fa, l’Opec ha comunicato che la produzione a dicembre ha registrato 751.000 barili giornalieri rispetto al mese di novembre (attestandosi a 31.578 mln mensili), anticipando ‘de facto’ il nuovo taglio alla produzione (entrato in vigore il 1° gennaio da quanto si apprende dalla lettura del comunicato mensile pubblicato dai membri del cartello petrolifero).

I problemi tecnici e di costi nella regione canadese dell’Alberta stanno già provocando problemi all’estrazione in questo paese. La quotazione del greggio bituminoso tipico della regione si è impennata a dicembre dopo che il primo ministro Rachel Notley ha chiesto una riduzione della produzione giornaliera di 325.000 barili a partire da gennaio. La richiesta è stata giutificata dalla Notley con l’indisponibilità di infrastrutture (oleodotti) capaci di supportare l’incremento produttivo. Il greggio ‘pesante’ estratto in questa regione si stava accumulando nei depositi a causa dei ‘colli di bottiglia’ che si manifestavano nel trasporto. La soluzione è stata produrne di meno.

Il mercato diventa più equilibrato. Molti esperti ritengono che il mercato petrolifero –domanda vs offerta- dovrebbe stabilizzarsi durante la prima metà del 2019. Nella seconda parte dell’anno i deficit domanda/offerta dovrebbero diventare marginali e si entrerà in una fase in cui qualsiasi piccola crisi di produzione sarà capace di erodere gli inventari e spingere i prezzi al rialzo.

Minore produzione Usa
La debolezza dei prezzi ha spinto le società petrolifere statunitensi a tagliare i costi per affrontare meglio il 2019. Questo provvedimento dovrebbe frenare l’incremento della produzione che il mercato Usa ha accumulato nel 2018. Questa view è in contrasto con le stime pubblicate la settimana scorsa dall’AIE, che assicurava una produzione Usa a 12 mln di barili giornalieri di media nel 2019. L’Agenzia Internazionale per l’Energia è inoltre convinta che la produzione nei paesi non Opec sarà in grado di compensare i tagli decisi dai paesi Opec.

Gli speculatori scommetteranno sul rialzo delle quotazioni del petrolio. Quando i tagli dell’Opec riporteranno in equilibrio il mercato, le posizioni long guadagneranno appeal. Gli investitori potrebbero optare per l’acquisto di futures, alimentando in tal modo la domanda e i prezzi.

Il fattore capace di chiudere la partita al ribasso

Quelli appena descritti sono i cinque fattori che dovrebbero supportare il rialzo delle quotazioni nel corso del 2019. Tuttavia, tutti questi fattori potrebbe essere neutralizzati se il rallentamento dell’economia mondiale sarà tale da danneggiare la domanda di petrolio e la fiducia degli investitori. Quest’ultimo non è lo scenario base preferito dagli esperti, ma l’aumento delle probabilità che si verifichi una recessione negli Usa o una stagnazione in Germania o Giappone impediscono di scartarlo del tutto.

Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

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