Pochi indicatori macro ma d’importanza significativa

Pochi indicatori macro ma d’importanza significativa

Pochi indicatori macro ma d’importanza significativa. Questa settimana verranno rilasciati alcuni rilevanti indicatori in Usa e nell’Eurozona. Il weekly a cura di Cassa Lombarda

In Eurozona verrà comunicato il tasso di inflazione finale per il mese di marzo e la lettura preliminare della fiducia dei consumatori di aprile. Negli Usa verranno comunicati i dati sulla produzione industriale e le vendite al dettaglio di marzo. In Cina verrà comunicato il Pil del primo trimestre 2018, atteso in frazionale rallentamento per effetto delle lunghe festività del Capodanno lunare. In prospettiva, il principale rischio al ribasso per il Pil cinese è rappresentato dalle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

La stagione delle trimestrali Usa entrerà nel vivo con la partecipazione dei tech (Netflix, IBM), dei finanziari (GS, BofA, MS, BNY Mellon, American Express) oltre a player globali come J&J, Procter & Gamble, General Electric, Philip Morris e Honeywell.

EZ: prosegue, restando su valori elevati, il rallentamento produttivo dopo l’esuberante 2017

La fiducia degli investitori è calata per il terzo mese consecutivo sotto il peso dell’accresciuta volatilità dei mercati, della prospettiva di politiche monetarie meno accomodanti e dell’aumento di incertezze conseguenti a tensioni politiche e commerciali internazionali. Il livello resta ancora elevato per il sostegno dell’occupazione ai massimi decennali. Anche la produzione industriale prosegue il suo rallentamento con il terzo calo mensile consecutivo, dopo aver segnato a dicembre la seconda massima crescita tendenziale dall’8/11. Questi dati sembrano confermare che l’accelerazione della crescita possa aver raggiunto il picco, dopo che il 2017 si è chiuso al livello maggiore da 10 anni.

US: il buon mercato del lavoro eleva il benessere a livelli record e il CPI in crescita avalla i rialzi prospettati dalla Fed

L’ottimismo delle piccole imprese è calato da un livello record dal 9/83 per gli impatti sui costi dei dazi su acciaio e alluminio e il successivo surriscaldamento della retorica protezionistica nelle relazioni US-Cina. Tuttavia, rimane ancora elevato grazie a un ambiente economico sempre propizio all’attività delle piccole-medie imprese. La crescita parallela di vendite e scorte le mantiene a livelli congruenti con i desiderata aziendali. Gli indici dei prezzi delineano un quadro di crescente seppur moderata tensione, più che sufficiente a supportare il procedere della Fed nel percorso di normalizzazione già annunciato. Il mercato del lavoro si conferma buono e di sostegno a livelli record, o comunque elevati, di benessere e fiducia.

CINA: la decelerazione degli indici dei prezzi lascia spazi alla PBOC e, dopo i dati di febbraio, il calo dell’export è solo fisiologico

E’ proseguito il trend di decelerazione del PPI conseguente alla diminuzione delle attività seguita al congresso del Partito Comunista Cinese, che ha stabilito di perseguire una crescita anche inferiore ma più sostenibile. Le autorità dovranno però cercare di contenere il rallentamento del Ppi affinché non intacchi eccessivamente la marginalità delle aziende e con essa la capacità delle società della filiera produttiva di servire l’elevato debito. Ha rallentato anche il Cpi per la decelerazione dei prezzi del cibo per effetti base dei crolli di inizio 2017. Questi trend dovrebbero indurre la PBOC a mantenere invariati i tassi nonostante l’impegno a disciplinare l’uso eccessivo della leva finanziaria, confermato dal proseguimento della decelerazione di M2 e del rimbalzo inferiore alle attese dei finanziamenti. La contrazione dell’export è solo una reazione all’esplosivo e insostenibile dato di febbraio e consolida comunque un +14% ytd.