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Portafoglio obbligazionario corporate: meglio i titoli finanziari

Portafoglio obbligazionario corporate: meglio i titoli finanziari

Céline Deroux, senior fund manager – corporate bonds di Candriam, risponde alle domande di Fondi&Sicav sui corporate bond globali

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Céline Deroux, Candriam

Céline Deroux, Candriam

Come hanno reagito i corporate bond ai rialzi dei tassi d’interesse decisi dalla Federal Reserve? Quali tipologie di obbligazioni societarie hanno retto meglio e quali sono state più penalizzate?

Gli ultimi otto aumenti dei tassi Fed hanno mostrato la buona condizione dell’economia Usa, sostenuta dagli stimoli derivanti dalla riforma fiscale. Il solido ciclo economico e le sane condizioni finanziarie hanno permesso al tasso di default speculative grade di toccare, a ottobre, un livello minimo del 2,6%, ben al di sotto della media del 4%. Il cosiddetto scenario di Goldilocks ha sostenuto gli asset rischiosi come i corporate bond. Le società con rating più bassi (high yield, in particolare CCC & B) hanno sovraperformato rispetto agli emittenti con rating investment grade. Settori come quello energetico e delle risorse di base hanno beneficiato dell’apprezzamento dei prezzi del greggio. Anche il settore immobiliare e quello assicurativo hanno registrato performance positive. I consumatori, in particolare quelli al dettaglio, sono stati penalizzati dalle sfide poste dall’e-commerce che il settore si trova ad affrontare e dal rischio idiosincratico. Tuttavia, a ottobre, i rendimenti del Tesoro statunitense sono aumentati, superando la soglia psicologica del 3% sull’onda di dati migliori sull’inflazione, un mercato del lavoro solido e una Fed impegnata a proseguire per i prossimi 12 mesi il ciclo di rialzo dei tassi. Man mano che i Fed fund si avvicinano a tassi neutri, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina si intensifica e compaiono alcune crepe nel mercato creditizio, facendo probabilmente emergere uno scenario di avversione al rischio. Da ottobre, invece, le società high yield hanno sottoperformato in maniera significativa rispetto alle aziende con rating elevati. Il prossimo discorso di Powell sarà esaminato attentamente per carpire qualcosa sul futuro percorso di aumento dei tassi, in quanto un ulteriore e aggressivo inasprimento potrebbe innescare una recessione.

In vista della fine del Qe nell’Eurozona e di un probabile incremento dei tassi anche nel Vecchio Continente, quali fattori ritenete sia opportuno considerare per selezionare un portafoglio di corporate bond?

La Bce a dicembre porrà fine agli acquisti netti di asset, a condizione che i dati in arrivo confermino le prospettive di inflazione. Per quanto riguarda le forward guidance sui tassi d’interesse, un rialzo arriverebbe solo ben dopo il programma di acquisti, non prima dell’estate 2019. Con Draghi che terminerà i suoi otto anni di presidenza a ottobre del 2019, è possibile che il primo incremento dei tassi apparirà prima della fine del suo mandato. Sui mercati euro investment grade, la fine del “corporate sector purchase programme” (Cspp) è ampiamente prezzato dopo l’allargamento dello spread di 50 punti base di quest’anno, avvicinandosi al livello raggiunto nel marzo 2016 al momento dell’annuncio del Cspp. Il prossimo anno la Bce continuerà a detenere approssimativamente il 20% delle società ammissibili in quanto reinvestirà i titoli in scadenza, essenzialmente nel mercato primario. Nei nostri portafogli obbligazionari corporate, continueremo a privilegiare i titoli finanziari rispetto a quelli non finanziari in quanto offrono un carry migliore, una maggiore diversificazione in termini di struttura del capitale e fondamentali solidi e in quanto saranno i primi a beneficiare del primo rialzo dei tassi e di una ripresa sostenuta dell’inflazione core. All’interno dei titoli non finanziari, privilegeremo gli emittenti elegibili dal Cspp sulla parte corta o sul segmento intermedio poiché la curva probabilmente si accentuerà in previsione di un aumento dei tassi. Inoltre, eviteremo gli emittenti di High Yield che non traggono più vantaggio dai flussi provenienti dai “turisti” investment grade e in cui i fondamentali stanno tendendo verso livelli più bassi per via di molti rischi idiosincratici. Infine, nel corso del 2019, alcuni eventi di carattere geopolitico come la Brexit, il bilancio italiano e l’escalation della guerra commerciale avranno maggiori probabilità di avere un impatto sul mercato delle obbligazioni corporate rispetto alla normalizzazione dei tassi della Bce.

Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

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