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Possiamo sperare in un 2019 più solido?

Possiamo sperare in un 2019 più solido?

Secondo Samy Chaar, chief economist, Lombard Odier, gli Stati Uniti perderanno parte della loro sovraperformance economica rispetto all’Eurozona

Lombard Odier

Perché una tale disconnessione tra mercati e fondamentali? Nel 2018 una serie di fattori ha contribuito a ostacolare i rendimenti finanziari. Gli incentivi fiscali hanno dato slancio alla crescita e all’inflazione negli Stati Uniti più di quanto inizialmente atteso, causando una revisione dei prezzi della curva dei tassi di interesse statunitensi. Un maggiore costo del capitale in dollari è, e sarà sempre, un fattore di stress naturale per l’economia e i mercati globali. Le valutazioni degli attivi si sono dovute adeguare a tale costo e a tali rischi idiosincratici in determinati mercati emergenti (in particolare Argentina e Turchia che registrano elevati livelli di indebitamento) per poi alimentare la volatilità.

I rischi politici hanno aggravato la sensazione di disagio degli investitori. La controversia commerciale tra Stati Uniti e Cina, l’incertezza circa le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, i complessi negoziati relativi alla Brexit e il tiro alla fune tra Italia e Unione europea in materia di bilancio sono tutti fattori che hanno contribuito a rendere complesso il contesto degli investimenti.

Infine, il dinamismo economico dell’Eurozona del 2017 si è dimostrato insostenibile. Nonostante la costante solidità del quadro generale, la crescita ha subito una moderazione nel corso di quest’anno a causa di fattori temporanei, come i nuovi standard sulle emissioni nell’industria automobilistica (che ha sostanzialmente interessato l’economia tedesca) nonché questioni strutturali, in particolare l’indebolimento della domanda esterna dovuto all’imposizione di dazi doganali sulle importazioni da parte degli Stati Uniti.

Possiamo sperare in un 2019 più solido? Nonostante un certo rallentamento dell’attività, ci aspettiamo che il quadro generale rimanga relativamente favorevole il prossimo anno, con la crescita che supera il potenziale a lungo termine in tutti i principali blocchi economici e nessun incidente degno di nota. In altre parole, non prevediamo un periodo di recessione degli Stati Uniti, un brusco atterraggio in Cina o lo smantellamento dell’Eurozona.

Ciò non significa tuttavia un orizzonte sereno per gli investimenti. Il 2018 ha dimostrato che l’aumento dei rendimenti Usa non è sempre facile da digerire per i mercati, sebbene sia una conseguenza totalmente prevedibile di una solida economia, ossia di un’economia che registra una crescita superiore al proprio potenziale e riduce il cosiddetto output gap. Tale fonte di volatilità dovrebbe persistere il prossimo anno considerato il proseguimento della stretta monetaria negli Stati Uniti (almeno fino al raggiungimento di un livello neutrale) e l’avvio di tale stretta in altre regioni, come l’Eurozona.

Le tensioni sul fronte commerciale con la loro capacità di minare la fiducia e nuocere ai mercati potrebbero far osservare un violento ritorno, a meno che Stati Uniti e Cina trasformino il “cessate il fuoco” di 90 giorni concordato in occasione del recente summit del G20 in un compromesso a più lungo termine. Il rischio politico, inoltre, non dovrebbe scomparire dal radar – nonostante le notizie siano spesso peggiori degli sviluppi sottostanti, come abbiamo appreso dal 2018.

Tuttavia, sebbene la Cina dovrebbe continuare a risentire delle tensioni commerciali, le misure di allentamento della politica e la passata svalutazione valutaria offriranno una certa stabilità a livello macroeconomico, sia a livello nazionale sia a livello di mercati emergenti in generale. E una delle nostre importanti aspettative per il 2019 è che gli Stati Uniti perderanno parte della loro sovraperformance economica rispetto all’Eurozona. Con gli effetti dello stimolo fiscale Usa che dovrebbero ridursi in concomitanza con le minori difficoltà a cui devono far fronte le economie europee, i livelli di crescita su entrambe le sponde dell’Atlantico dovrebbero iniziare a convergere entro la fine del prossimo anno.

Tutto sommato, guardando al nuovo anno, riteniamo che un posizionamento di portafoglio neutrale, ma non avverso al rischio, continui a essere appropriato. La disciplina di investimento e il rafforzamento della gestione del rischio sono, tuttavia, fondamentali in questa fase del ciclo, con la qualità degli attivi e la liquidità che costituiscono le considerazioni più importanti. Pertanto preferiamo i titoli azionari rispetto ai segmenti a reddito fisso con beta elevato, manteniamo disponibilità liquide superiori alla media e stiamo iniziando a ridurre in maniera opportunistica il nostro sottopeso di lunga data sulle obbligazioni sovrane.

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