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Protezionismo, ricadute e possibili contromisure

Protezionismo, ricadute e possibili contromisure

Protezionismo in auge. Come individuare i paesi potenzialmente più resilienti alla guerra commerciale? La view del team di Amundi

Poiché le catene globali del valore sono molte integrate, è risaputo che non c’è probabilità di trovare un vincitore nelle guerre commerciali guidate dal protezionismo. Tuttavia, alcuni paesi potrebbero dimostrarsi più resilienti di altri: le economie più “domestiche”; i paesi che hanno beneficiato dell’espansione globale per aggiustare i propri squilibri e aumentare la spesa pubblica più produttiva; i paesi che hanno attuato riforme per migliorare il contesto di investimento (a livello nazionale ed estero); i paesi meno vulnerabili dall’esterno con un efficace mix di politiche (monetarie e fiscali). Per un periodo di tempo limitato, ci aspettiamo che gli esportatori di materie prime avranno maggiori benefici degli esportatori di manufatti: infatti, le dinamiche dell’offerta tenderanno a sostenere i prezzi delle materie prime; un rallentamento del ciclo globale potrebbe raffreddare le aspettative degli esportatori di manufatti e frenare le decisioni di investimento. Quindi, ci aspettiamo che i paesi più esposti ai settori colpiti dai dazi (in particolare il settore automobilistico) siano quelli più colpiti sia tra i paesi sviluppati che tra i paesi emergenti. Per quanto riguarda i mercati emergenti, considerando le due aree critiche –il settore automobilistico e le tensioni Cina / Stati Uniti – le regioni maggiormente colpite potrebbero essere l’Europa Orientale e l’Asia, a causa dell’integrazione settoriale e geografica. Comunque, un rallentamento più forte del previsto in Cina impatterebbe alcune economie molto aperte, esportatrici di materie prime dell’America Latina (Cile, Perù).

Cosa ne pensate dell’azionario dei paesi emergenti nell’attuale contesto di protezionismo dilagante?
Riteniamo che la Cina, che esporta l’equivalente del 3% del suo PIL negli Stati Uniti, abbia la capacità di adottare misure economiche interne (soprattutto monetarie) per mitigare qualsiasi impatto negativo. I paesi esportatori di materie prime nei mercati emergenti non sono direttamente interessati. Tuttavia, la forza del dollaro USA, esacerbata dalle sanzioni commerciali statunitensi, nonché la crescita economica marginalmente più debole a livello potenziale, potrebbero pesare sui prezzi delle materie prime. Per quanto riguarda le negoziazioni cino-americane sul commercio, ci aspettiamo attriti a livello strutturale, dati i crescenti livelli di concorrenza sulla tecnologia. Tuttavia, entrambe le parti dovrebbero a un certo punto capire che avrebbero tutte qualcosa da perdere allontanandosi troppo bruscamente dall’ordine attuale del commercio globale. In ogni caso, crediamo che gli Stati Uniti non saranno in grado di impedire alla Cina di diventare un leader tecnologico globale. La capacità della Cina di investire in Ricerca e Sviluppo e di beneficiare delle grandi economie di scala, derivanti dalle enormi dimensioni del suo mercato, continuerà a funzionare a suo favore nel medio termine.

In termini di tensioni commerciali, cosa è attualmente scontato dal mercato? Quale asset class potrebbe essere la più colpita/favorita in una fase di crescenti tensioni commerciali?
Nel momento in cui scriviamo, i mercati azionari europei stanno soffrendo a causa dell’incedere del protezionsimo; è difficile attribuire un tale effetto solo al tema della guerra commerciale, dato il progressivo deterioramento degli indicatori economici europei. Tuttavia, vale la pena notare che il DAX tedesco ha sottoperformato l’indice Stoxx600 e il settore automobilistico, all’interno del settore dei consumi discrezionali, è stato duramente colpito. L’aumento del 25% dei prezzi delle auto americane potrebbe avere un impatto sul PIL dell’Eurozona molto significativo, date le previsioni già compresse per il 2019. Osservando i dati della catena del valore globale, non sorprende che il paese più esposto sia la Germania. Un aumento tariffario più ampio sulle auto potrebbe essere materialmente dannoso per il PIL della zona euro. Oggi non è facile quantificare l’impatto sulle intenzioni delle spese in conto capitale e la misura delle possibili ritorsioni dell’UE, poiché la situazione è estremamente eterogenea nell’Unione Europea. Pertanto, è difficile pensare ad un’unica risposta politica. Riteniamo che gli investitori dovrebbero preferire i settori difensivi a livello domestico per cui l’esposizione al commercio globale sia più contenuta

Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

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